Prevenendo gli eventi minori o i quasi incidenti, nonché le azioni insicure, si riduce drasticamente la probabilità di eventi gravi. Questo, in sintesi è l’effetto dell’applicazione del triangolo di Heinrich: un modello preventivo e statistico applicato alla sicurezza del lavoro.
Il triangolo di Heinrich è un indicatore di prestazione di sicurezza che contiene tre numeri, relativi a un certo periodo di tempo, e rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere e governare il fenomeno incidentale nelle realtà logistiche.
Il triangolo è diviso in tre parti: un triangolo superiore, un trapezio intermedio e un trapezio alla base. Il primo numero, collocato nel triangolino superiore, rappresenta il numero di incidenti con infortunio a gravità totale, cioè quelli con invalidità permanente parziale e/o con esito mortale. Il secondo numero, posto nel trapezio intermedio, indica il numero di incidenti con infortunio a gravità non totale, cioè quelli con invalidità temporanea parziale.
Il terzo numero, nel trapezio inferiore, indica il numero di incidenti con infortunio che hanno richiesto un primo soccorso ma non hanno comportato un’invalidità temporanea parziale, incidenti senza infortunio, near-miss (detti anche narrow-escape), atti pericolosi, condizioni pericolose e combinazioni di atti e condizioni pericolose.

La proporzione 1:29:300 e la sua applicazione
Questi tre tipi di incidenti sono legati numericamente dalla proporzione 1:29:300. L’esperienza insegna che questa distribuzione descrittiva degli incidenti è reale e, quindi, attendibile. Se ne deduce che per governare il fenomeno incidentale occorre conoscerlo in ogni sua manifestazione: bisogna emettere un rapporto per ogni incidente, poiché solo così si possono identificare le sue concause immediate e di radice.
Le cause di radice sono spiegate da errori che possono essere di vario tipo: recenti o remoti, nascosti o evidenti, occasionali o sistemici, compiuti da una sola persona o da più persone, compiuti in una certa azione, mai corretti o mai comunicati, corretti in modo incompleto e/o inefficace, insiti nella cultura di sicurezza di quella determinata azienda o insiti nello stile di gestione di essa.
Se non si emette e traccia ogni rapporto, si accetta il rischio che l’incidente si possa ripetere, siccome non si pone mano alla rimozione di ciò che lo ha provocato. Se, viceversa, si emette e si traccia ogni rapporto, la caccia all’errore conduce alla riduzione degli episodi che si vogliono prevenire.
Il triangolo di Heinrich mostra che, se si riduce il numero contenuto nel trapezio di base, si riduce anche il numero indicato nel trapezio sovrastante e, di conseguenza, quello inserito nel triangolino alla sommità. Si deve, cioè, tendere a spostare verso sinistra la virgola: da 1:29:300 a 0,1:2,9:30, poi a 0,01:0,29:3, fino a 0,001:0,029:0,3.
Alle origini della “legge” sulla sicurezza
Negli anni ’30, Herbert William Heinrich era sovrintendente della divisione di ingegneria e ispezione della The Travelers Companies. Attraverso l’analisi di 550.000 infortuni in contesti industriali statunitensi, identificò un rapporto quasi costante: per ogni infortunio grave (con lesioni gravi o mortali) vi erano 29 infortuni minori e 300 near-miss.
Questa proporzione “1-29-300” divenne la celebre Legge di Heinrich, rappresentata graficamente come una piramide che illustra la frequenza relativa dei diversi tipi di infortuni.
Il principio fondamentale è semplice ma rivoluzionario: intervenendo sugli eventi minori alla base della piramide, si prevengono gli incidenti gravi al vertice.
Applicazione pratica nei centri logistici
È quindi utile e opportuno costruire il triangolo di Heinrich per diversi scenari di tempo e di luogo. Nel caso di un centro logistico esistente, quello che si potrebbe fare è: consultare l’archivio del servizio interno di prevenzione dei rapporti di incidente, contare gli infortuni e separarli nelle tre categorie suindicate, analogamente contare i rapporti di incidente (se tracciati e correttamente archiviati), inserire i dati così ricavati nei tre settori del triangolo di Heinrich, dividere i tre numeri per quello che rappresenta il numero di incidenti con infortunio a gravità totale, confrontarlo con il triangolo standard di Heinrich (1, 29, 300), rendere di dominio pubblico all’interno dell’azienda tale evidenza e spiegare che il triangolo di Heinrich mostra se e quanto il centro di distribuzione sia stato dominato dal fenomeno incidentale.
Una checklist operativa per i centri logistici
Come implementare il triangolo di Heinrich nella vostra struttura:
- Consultare l’archivio del servizio interno di prevenzione e protezione
- Contare tutti gli infortuni e classificarli nelle tre categorie (gravità totale, gravità non totale, eventi minori-near-miss)
- Verificare che tutti i rapporti di incidente siano tracciati e correttamente archiviati
- Inserire i dati raccolti nei tre settori del triangolo di Heinrich
- Calcolare il rapporto dividendo i tre numeri per quello degli incidenti a gravità totale
- Confrontare il risultato con il triangolo standard di Heinrich (1:29:300)
- Condividere i risultati con tutto il personale del centro di distribuzione
- Analizzare gli scostamenti per valutare l’efficacia della gestione della sicurezza
- Implementare azioni correttive mirate alla riduzione degli eventi alla base della piramide
Obiettivo: spostare progressivamente la virgola verso sinistra (da 1:29:300 verso 0,1:2,9:30 e oltre) attraverso la prevenzione sistematica degli eventi minori.
L’evoluzione: da Heinrich a Bird
Negli anni ’30, Heinrich era sovrintendente della divisione di ingegneria e ispezione della The Travelers Companies quando condusse ricerche empiriche sulla sicurezza sul lavoro. Nella sua analisi di 550.000 infortuni in contesti industriali negli Stati Uniti, identificò un rapporto quasi costante tra infortuni gravi, infortuni minori e near miss. Per ogni infortunio grave (con lesioni gravi/mortali), vi erano 29 infortuni minori e 300 near miss. Il rapporto “1-29-300” divenne poi noto come Legge di Heinrich, spesso rappresentata sotto forma di una piramide quale rappresentazione grafica della frequenza relativa dei diversi tipi di infortuni.
Successivamente, negli anni ’60, Frank E. Bird ha introdotto un quarto livello nella piramide, facendo distinzione tra infortuni mortali e infortuni con lesioni gravi che si traducono in una perdita di ore di lavoro, per fornire una visione più significativa della gravità degli infortuni sulla punta della piramide.
Nel luglio 1968 Bird divenne direttore dei servizi di ingegneria per Insurance Co. of North America (INA). Lì condusse uno studio sugli incidenti sul lavoro che includeva l’analisi di oltre 1.700.000 incidenti denunciati da 297 aziende. Queste società rappresentavano 21 diversi gruppi industriali, impiegando 1.750.000 dipendenti che hanno lavorato più di 3 miliardi di ore durante il periodo di esposizione analizzato. Lo studio ha portato al rapporto “1-10-29-600“, una delle sequenze più riprodotte nella storia della sicurezza industriale.

Dettagli che fanno la differenza
Norme tecniche, dispositivi poco noti e scelte progettuali che incidono direttamente su sicurezza, continuità operativa e produttività dei magazzini. Una rubrica per capire cosa c’è “dietro” le prescrizioni e come gestirle in modo efficace.
La correlazione con la piramide di Maslow
Esiste una correlazione tra la piramide di Heinrich-Bird e quella di Maslow, psicologo americano che negli anni ’40 elaborò la cosiddetta gerarchia dei bisogni. La piramide di Maslow descrive i livelli dei bisogni umani dai più basilari a quelli più elevati: bisogni fisiologici (cibo, sonno, salute), sicurezza intesa come protezione e stabilità, appartenenza (affetto e relazioni), stima (successo e riconoscimento) e sviluppo personale.
La correlazione tra le due piramidi sta nel principio di gradualità e prevenzione. Più precisamente, secondo Maslow per crescere come persona serve soddisfare prima i bisogni di base, mentre secondo Heinrich-Bird per evitare gli incidenti gravi serve controllare i comportamenti minori.
La base della piramide di Heinrich-Bird è di fatto un prerequisito per il secondo livello della piramide di Maslow: un luogo di lavoro sicuro permette di soddisfare quel bisogno e di conseguenza scalare la piramide di Maslow ai livelli successivi.
Se invece la sicurezza non è garantita, i lavoratori non crescono e si riduce sia il livello di motivazione che di produttività. Concludendo, una cultura della sicurezza efficace soddisfa i bisogni di sicurezza indicati da Maslow agendo in modo preventivo sulla base comportamentale individuata da Heinrich-Bird.
Maurizio Conti



