Potrebbe trattarsi di una svolta che trasforma la logistica mondiale: l’apertura della supply chain di Amazon alle aziende esterne rappresenta uno dei passaggi più dirompenti degli ultimi anni nel settore logistico.
Con il lancio di Amazon Supply Chain Services, il colosso di Seattle noto per l’e-commerce, ma dotato di ramificazioni in molteplici settori e, di fatto, autosufficiente che si parli di stoccaggio o di trasporti internazionali, trasforma la propria infrastruttura – costruita per sostenere Amazon.com e i suoi milioni di venditori – in un servizio B2B completo, accessibile a imprese di ogni settore.
È una mossa che ricorda da vicino la nascita di AWS, la divisione digitale di Amazon a disposizione del business altrui: un’infrastruttura interna che diventa un business globale ad altissimo margine.
Cosa offre Amazon: una rete logistica totale
Nello stile omnipervasivo di Amazon, i suoi servizi logistici comprendono semplicemente tutto: la nuova piattaforma mette a disposizione trasporto merci multimodale, distribuzione, fulfillment e spedizione pacchi. Tanto per dare due numeri, la rete attualmente in possesso dell’azienda di Bezos comprende 80.000 rimorchi, 24.000 container intermodali e 100 aeromobili, con opzioni via mare, aria, terra e ferrovia, oltre a capacità di sdoganamento e tracciamento.
Le aziende possono gestire inventario e ordini su tutti i canali – siti web, marketplace, social, negozi fisici – con consegne in 2‑5 giorni, sette giorni su sette.
Tra i primi clienti, che già da qualche tempo si servono dei servigi di Amazon Logistics, figurano altre aziende cosiddette ‘leader’ nei rispettivi settori come Procter & Gamble, 3M, Lands’ End e American Eagle Outfitters; esse utilizzano la rete Amazon per materie prime, prodotti finiti, pooling dell’inventario e spedizioni e‑commerce.
Le reazioni del mercato: FedEx e UPS sotto pressione
L’annuncio non ha tardato a mostrare i suoi effetti. Nel pre‑market, a ridosso del lancio, le azioni FedEx sono crollate del 5,7% e quelle UPS del 4,1%, segno che gli investitori percepiscono Amazon come una minaccia diretta ai modelli logistici tradizionali.
L’indubbia capacità di Amazon di offrire gli stessi servizi a costi inferiori, grazie a un’infrastruttura già ammortizzata dal retail, mette sotto pressione i margini dei competitor storici.
Parallelamente, il titolo Amazon continua a correre: +41% in un anno, con target price rivisti al rialzo, per esempio da Scotiabank (325$) e KeyBanc (330$).
Le opportunità: efficienza, scala e un nuovo standard operativo
I vantaggi per chi dovesse rivolgersi ad Amazon per la propria logistica sono evidenti. Per le aziende, l’accesso ad una rete solida e ramificata come quella Amazon significa tagliare i costi logistici, poter contare sia su una maggiore velocità che affidabilità, senza contare cosa comporti semplificare la propria supply chain accentrandola su di un unico fornitore.
Oltre al vantaggio psicologico e in termini di risorse portato dall’outsourcing, anche aziende di media e piccola caratura possono accedere alla capacità di scalare rapidamente su più canali, questione altrimenti fuori portata.
Quella di Amazon Logistics è un’offerta particolarmente attraente per settori complessi come il manifatturiero, l’automotive e l’healthcare, dove la gestione delle scorte e dei flussi globali è importantissima e complicatissima.
I rischi: dipendenza, concorrenza e potere di mercato
Sin qui, i vantaggi evidenti. Quali però i rischi, occulti o meno, portati dall’ingresso sul mercato logistico globale della grande filiera di Amazon?
Affidare per intero la propria supply chain ad una sola società fa immediatamente ricadere nello stesso campo concettuale del mono-fornitore, ossia da quanto la Supply Chain globale sta cercando di divincolarsi per quanto riguarda le materie prime e le lavorazioni dal collasso dell’era Covid in avanti.
Dare una supply chain in mano ad Amazon implica inoltre concedere all’azienda un posto di osservazione in prima fila nel proprio back-end: chi gestisce la logistica altrui ha una visibilità profonda su costi, volumi, clienti e strategie commerciali dell’azienda gestita.
L’osservazione più banale è che questo può trasformarsi in un rischio strategico per chi compete con Amazon nel retail.
Inoltre, l’espansione – prevedibilmente a dismisura – di Amazon in un settore già concentrato, a livello globale, nelle mani di pochi grandi attori solleva interrogativi di natura normativa: un unico soggetto che controlla infrastruttura digitale (AWS), retail globale e ora logistica enterprise potrebbe accentuare gli squilibri competitivi ed essere oggetto di nuove indagini antitrust.
La prospettiva di un nuovo equilibrio o di un nuovo monopolio?
Amazon punta chiaramente a replicare nella logistica fisica quanto già fatto con il modello AWS e, se le aziende dovessero adottare massicciamente il servizio, il settore potrebbe assistere a una trasformazione radicale.
I risvolti positivi potrebbero essere supply chain più integrate, costi più bassi e maggiore efficienza, ma il rovescio della medaglia è altrettanto evidente: la dipendenza crescente da un unico operatore, l’erosione dei margini dei competitor e il rischio di incorrere in una concentrazione infrastrutturale senza precedenti.Quali spazi e margini avanzerebbero, poi, per gli operatori logistici piccoli e medi è la questione di sottofondo, per lo meno se intesi autonomamente dall’indotto Amazon.



