Volatilità e resilienza: il trasporto container assorbe lo shock del conflitto Iran–USA–Israele

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All’inizio di aprile gli analisti di Drewry invitavano alla calma: nonostante l’impennata dei noli spot legata alla guerra in Iran, il mercato containerizzato non mostrava segnali di stress paragonabili al Covid

Due settimane dopo, con il blocco di Hormuz prima imposto e poi momentaneamente allentato durante il cessate il fuoco in Libano, i nuovi dati del World Container Index e delle blank sailings permettono di verificare la solidità di quella previsione.

L’analisi di inizio aprile: volatilità sì, panico no

A inizio Aprile, Drewry rilevava che l’aumento dei noli dopo l’attacco iraniano non replicava l’esplosione tariffaria del 2020: sulle rotte Est-Ovest e Nord-Sud i livelli restavano inferiori e meno instabili, mentre solo i collegamenti con il Medio Oriente mostravano dinamiche simili al Covid. 

La capacità globale non risultava compromessa, salvo nel Golfo, e gli analisti prevedevano un mercato gestibile, con possibili rientri dei prezzi opportunistici. L’attenzione era rivolta soprattutto ai costi bunker, destinati a crescere con la tensione energetica.

Due settimane dopo: il WCI conferma la correzione 

La rilevazione del 16 aprile mostra che il Drewry World Container Index è sceso del 3%, attestandosi a 2.246 dollari/FEU, interrompendo una corsa di sei settimane alimentata proprio dal caro-bunker post-inizio conflitto.

Le tariffe da Shanghai verso New York e Los Angeles calano entrambe del 3%, rispettivamente a 3.552 e 2.810 dollari. Anche la tratta Asia-Europa si allinea: -3% sulla Shanghai-Rotterdam (2.229 dollari) e -2% sulla Shanghai-Genova (3.343 dollari). Il mercato, dunque, non solo non accelera, ma si raffredda leggermente, in linea con la previsione di Drewry di una volatilità contenuta.

Blank sailings: aggiustamenti mirati, non tagli drastici

La capacità resta sotto controllo. Tra le settimane 17 e 21 sono previste 59 blank sailings su 685 partenze, pari al 9%: un livello moderato, con il 91% dei servizi operativi.

Le cancellazioni si concentrano sulla rotta Transpacifica eastbound (54%), seguita da Asia-Europa (32%) e da quella Transatlantica (14%).

La Gemini Cooperation non registra alcuna cancellazione sulle principali rotte Est-Ovest. Anche nella settimana successiva, sulla Transpacifica vengono annunciate solo 9 blank sailings, mentre su Asia-Europa ne compare una sola. Il quadro conferma che non c’è un ritiro massiccio di capacità, ma solo quello che si potrebbe chiamare un ‘fine tuning’ per stabilizzare i noli.

Il fattore bunker e la pressione geopolitica

Il blocco navale USA nello Stretto di Hormuz sta intercettando le navi legate all’Iran, fattore che aggrava il blocco già imposto alla navigazione in genere nello stretto, comprimendo i flussi petroliferi e spingendo in alto i prezzi del greggio.

Da qui l’introduzione di nuovi surcharge: PSS fino a 2.000 dollari/FEU dal 1° maggio e un nuovo bunker factor di ZIM da 850 dollari/container. Tuttavia, nonostante il contesto energetico teso, Drewry prevede stabilità dei noli nel breve periodo.

A distanza di due settimane, i dati confermano la lettura prudente ma non allarmistica di Drewry. Il mercato containerizzato ha assorbito l’urto geopolitico senza scivolare nella spirale di volatilità vista nel 2020. 

I noli si sono corretti, la capacità è rimasta ampia e le blank sailings sono state usate come strumento chirurgico, non emergenziale. Resta l’incognita energetica, ma per ora il settore mostra una resilienza che dà sostanza all’invito iniziale: niente panico, solo attenzione.

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