L’intelligenza artificiale sta entrando con forza nelle supply chain globali, ma i report esposti durante il recente Gartner Supply Chain Symposium/XPO di Orlando (Florida) del 6 maggio scorso dalla società di consulenza e analisi mostrano un quadro più complesso di quanto suggerisca l’entusiasmo tecnologico.
Da un lato, le aziende cercano nell’AI una risposta immediata a problemi quali le inefficienze dei processi, la volatilità e la carenza di talenti. Dall’altro, emergono rischi strutturali, ritardi nell’adozione e conseguenze inattese sulle competenze future.
La trasformazione è in corso, ma non procede come molti immaginano.
L’illusione del risparmio: il rischio delle mancate assunzioni junior
Un primo dato preoccupante è che molte imprese stanno riducendo le assunzioni entry‑level, convinte che l’AI possa del tutto sostituire molte attività operative e i processi ripetitivi.
Gartner avverte però che questa scelta, al contrario di quanto i manager appettano, genererà costi aggiuntivi nel medio periodo: le aziende che nel 2026 avranno sostituito i ruoli junior con sistemi AI pagheranno premi salariali significativi entro il 2030.
Il motivo è semplice: senza talenti early‑career non si costruisce la pipeline futura. L’AI non è un sostituto ‘plug and play’, al contrario richiede persone capaci di governarla, integrarla e farla evolvere. Bloccare le assunzioni oggi significa provocare un vuoto di competenze domani, aggravato dalla crescente domanda di profili ‘AI‑native’.
Perché le supply chain non sono pronte a una trasformazione radicale
Un secondo punto espresso da Gartner mostra che solo una minoranza dei Chief Supply Chain Officer sta usando l’AI per ridisegnare in modo trasformativo i processi: la maggior parte procede per piccoli passi, limitandosi a casi d’uso circoscritti.
Le ragioni sono profonde: dati incompleti, sistemi frammentati, ruoli poco definiti nella gestione delle informazioni e una forza lavoro che necessita di upskilling.
Anche le aziende più avanzate faticano a integrare l’AI nel cuore operativo, perché mancano le fondamenta organizzative e tecnologiche per sostenerla.
Il futuro: collaborazione uomo‑AI e orchestrazione agentica
Gartner indica una direzione chiara: non sostituire le persone, ma far crescere competenze e tecnologie insieme. Le aziende che investono in formazione, mentoring, simulazioni AI e ridisegno dei workflow sono candidate ad ottenere i benefici maggiori.
L’obiettivo non è automatizzare tutto, ma costruire supply chain capaci di sfruttare l’AI come leva decisionale, fino a una futura orchestrazione agentica che coordinerà processi end‑to‑end. Per arrivarci servono basi solide: qualità dei dati, governance chiara, sviluppo dei talenti.
I report Gartner convergono su un punto: l’AI è destinata a trasformare le supply chain, ma non esiste scorciatoia.
Le aziende che tagliano il capitale umano o accelerano senza fondamenta rischiano costi più alti e minore resilienza. La vera innovazione nasce dall’equilibrio tra tecnologia e persone, e dalla capacità di preparare oggi le competenze che serviranno domani.



