Con l’inasprirsi delle relazioni commerciali con la Casa Bianca molti hanno legato le sorti economiche della UE con i ricarichi provocati dall’introduzione dei dazi, ma non tutte le analisi concordano con questa visione; l’ultimo report di Oxford Economics del 28 maggio punta infatti il dito contro una fragilità strutturale dell’export europeo che va ben oltre la questione dei dazi.
Per chi opera nel management logistico, il quadro che emerge è quello di una competitività in erosione, compressa tra dinamiche valutarie sfavorevoli, una produttività stagnante e una pressione crescente da parte dei grandi player globali.
La logistica, come sempre, è la prima cartina di tornasole di questi squilibri, in quanto risente direttamente dei flussi che rallentano, degli ordini che si assottigliano e dei costi che si riallineano verso l’alto.
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Un euro più forte che pesa sulla catena del valore
Secondo Oxford Economics, uno dei problemi dell’economia UE sta nella rivalutazione di circa 10 punti percentuali dell’euro sul dollaro da inizio anno. Questo dato per gli operatori logistici significa una cosa molto semplice, ossia che le merci europee arrivano negli Stati Uniti con un differenziale di prezzo sproporzionato rispetto al passato e che molti compratori non sono più disposti ad assorbire – mettendo, dunque, la catena logistica di fronte al dilemma di scaricare gli oneri aggiuntivi sui clienti, perdendone, o di farsene carico riducendo i margini di guadagno, mantenendo però intatta la platea di consumatori.
Si capisce pertanto subito che il cambio sfavorevole non incide solo sul prezzo finale, ma su tutta la filiera, comprimendo i margini, diminuendo la capacità di investimento e provocando una riduzione dei volumi scambiati – leggi: trasportati e stoccati.
Nel contesto attuale, in cui i costi di trasporto restano elevati e la volatilità delle rotte globali è tutt’altro che risolta, la forza dell’euro diventa un moltiplicatore di criticità.
Produttività stagnante: il vero tallone d’Achille europeo
Il report sottolinea un altro punto cruciale, quello della produttività europea: essa cresce meno di quella statunitense.
Per la logistica significa processi meno efficienti, tempi più lunghi, minore capacità di adattamento.
La competitività non si gioca più solo sul costo del lavoro, ma sulla capacità di integrare tecnologie, digitalizzare i flussi, ottimizzare i network distributivi. L’Europa, su questo fronte, procede a velocità ridotta e, malgrado le riforme necessarie siano note da anni, la loro implementazione resta frammentata e lenta.
Domanda globale debole e incertezza commerciale
A complicare il quadro c’è una domanda internazionale che non ha mai recuperato pienamente slancio dopo la crisi pandemica del 2019/’20 e che, oggi, è vessata dalla coda del superciclo inflazionistico degli anni scorsi e dai continui sconvolgimento degli assetti geopolitici e mercantili.
Le imprese esportatrici europee, già sotto pressione, si trovano a operare in un mercato meno dinamico, dove ogni variazione di prezzo o efficienza pesa in modo amplificato.
Le ricadute per la logistica sono di natura molto concreta, perché le pianificazioni diventano più incerte, i cicli di approvvigionamento necessariamente più brevi per adattarsi ai continui cambiamenti della domanda e si riscontra una necessità di flessibilità operativa sempre maggiore.
La concorrenza asiatica e il fattore valuta
Sempre Oxford Economics evidenzia come la Cina e altre economie orientate all’export stiano beneficiando di valute più deboli, che rendono i loro prodotti più competitivi.
Nei fatti, questo si traduce in una pressione costante, che tiene sempre il fiato sul collo dei costi e della velocità: i competitor asiatici riescono a offrire prezzi più bassi e lead time sempre più efficienti, sfruttando ecosistemi produttivi e logistici integrati e aggressivi, cosa che per i responsabili europei della supply chain rappresenta punto di paragone negativo.
Prospettive: più protezionismo e nuove politiche industriali
Oxford Economics immagina che la risposta della UE consisterà in un mix tra misure protettive e politiche industriali mirate, che, per la logistica, potrebbe significare nuove regole, incentivi alla produzione interna, sostegno ai settori strategici e un rafforzamento delle infrastrutture critiche.
La vera chiave di volta del sistema economico europeo resta tuttavia la produttività: senza un salto di qualità nei processi, nella digitalizzazione e nell’efficienza operativa, l’Europa rischia di perdere ulteriori quote di mercato.
Il messaggio del report è chiaro: l’export europeo non è in difficoltà per un singolo fattore, ma per un insieme di fragilità strutturali che incidono direttamente sulle catene logistiche.



