La revisione dell’EU ETS applicato al trasporto marittimo ha riacceso il dibattito sul futuro competitivo dei porti europei. Le organizzazioni del settore, FEPORT ed ESPO, riconoscono gli sforzi della Commissione nel correggere le distorsioni generate dal quadro attuale, ma sollevano dubbi sulla reale capacità delle nuove misure di evitare fenomeni di elusione e di proteggere la posizione dei porti dell’Unione in un mercato globale sempre più aggressivo.
L’estensione dell’ETS al settore marittimo, introdotta con il Fitfor55, ha infatti creato un’incentivo per le compagnie a evitare scali nei porti europei, generando rischi di ‘carbon leakage’ e ‘business leakage’ (ossia ‘perdite’ di emissioni e di introiti) che incidono direttamente sulle rotte e sulle scelte operative degli armatori.
Le misure proposte e i loro limiti
La Commissione ha riconosciuto la criticità intervenendo sulla definizione dei porti vicini, ampliando la lista dei porti di trasbordo non-UE che possono essere considerati ai fini dell’applicazione dell’ETS. FEPORT ha accolto positivamente questo passo, ma ha sottolineato che la misura non copre tutte le forme di elusione, incluse quelle che coinvolgono trasbordi complessi o rotazioni in cui origine e destinazione del carico restano fuori dall’UE.
ESPO, dal canto suo, teme che l’introduzione di criteri più articolati possa generare ulteriore complessità e nuove vie di aggiramento, compromettendo il ‘level playing field’ tra porti europei e concorrenti extraUE. Entrambe le organizzazioni evidenziano inoltre che il sistema attuale penalizza il short sea shipping, favorendo un ritorno del traffico su strada, soprattutto se la soglia ETS venisse abbassata da 5000GT a 400GT (dove GT indica la stazza lorda in tonnellate).
Competitività e transizione energetica
FEPORT critica la mancanza di un sostegno diretto ai porti, nonostante il loro ruolo centrale nella decarbonizzazione e nella diffusione di carburanti alternativi. L’assenza di quote ETS dedicate al settore portuale rischia di rallentare investimenti in infrastrutture verdi e attrezzature elettrificate, aggravando lo svantaggio competitivo rispetto ai porti non-UE che non devono sostenere gli stessi costi.
ESPO aggiunge che la revisione ETS dovrebbe tenere conto del contesto internazionale e attendere l’evoluzione del NetZeroFramework dell’IMO, per evitare che misure europee isolate spostino traffico, emissioni e attività economiche fuori dall’Unione.
Una sfida strategica per l’Europa
Il dibattito evidenzia una tensione che è strutturale tra il conciliare l’ambizione climatica e la competitività industriale. FEPORT ed ESPO chiedono che il Parlamento e il Consiglio rafforzino la proposta, garantendo che la decarbonizzazione non si traduca in una perdita di traffico e valore per i porti europei. L’obiettivo è evitare che l’ETS diventi un incentivo alla rilocalizzazione dei flussi logistici, preservando la resilienza economica dell’Europa e assicurando che la transizione energetica non indebolisca uno dei suoi asset strategici.




