Per capire se una Supply Chain è solida (‘resiliente’, dovremmo dire) o, piuttosto, fragile quando invece pensiamo che sia agile, si possono adottare diversi approcci. Quello proposto dal Fraunhofer Institute for Industrial Mathematics ITWM si concentra non sugli scenari possibili, bensì sul rapporto costi-rischi oggettivi che le scelte strategiche messe sul campo comportano.

Niente soluzioni ‘magiche’, quindi, ma una pragmatica analisi delle scelte.

La diversificazione nella Supply Chain

L’assunto di partenza spiegato dal Fraunhofer Institute è quello che si va ripetendo da quando la pandemia di Covid-19 ha reso palese a tutti, in ogni angolo del pianeta, che la ‘supply chain’ invincibile non esiste, sgretolando la fede in un sistema industriale ed economico ‘incrollabile’ perché globalizzato.

Dunque la soluzione principe non sta tanto nel titanico sforzo previsionale del peggiore degli scenari possibili e delle sue contromisure – difficile da farsi in quanto gli scenari di crisi sono sempre molteplici in tutte le epoche – quanto nel mettere in pratica una frammentazione del rischio. 

Il rischio, per il Fraunhofer Institute, si riduce suddividendolo: qui entra è fondamentale la diversificazione.

Qual’è la porzione di rischi corsa da una supply chain?

Il problema evidente delle Supply Chain globali è l’aver scelto di ridurre i costi affidandosi ad un solo grande fornitore o rifornendosi dal sistema industriale di una specifica area geografica.

Va da sé che si tratta di un presupposto ideale per l’innescarsi di un effetto domino nel momento in cui qualsiasi evento imprevisto, dalla crisi sanitaria a quella politica o naturale, dovesse colpire l’area di interesse.

La domanda che si sono posti al Fraunhofer Institute è stata dunque: «come minimizzare i rischi di un’eventuale interruzione delle forniture senza incappare in costi addizionali significativi?»

Il Dr. Heiner Ackermann, a capo del Dipartimento Ottimizzazione del Fraunhofer ITWM di Kaiserslautern, conferma che il nodo principale sta nell’errore di affidarsi ad un solo fornitore, per quanto economico possa essere: in questo caso l’azienda si sta caricando del maggior rischio possibile.

Un algoritmo per bilanciare costi e rischi

Per trovare la giusta quadra fra un livello di rischio accettabile e dei costi che non diventino esorbitanti in caso di crisi di uno degli anelli della catena, la chiave sta nel diversificare. Prodotti e materie prime andrebbero acquisite da più fornitori allo stesso tempo.

Il metodo sviluppato dal Fraunhofer ITWM si basa su di un algoritmo che analizza matematicamente la diversificazione di una Supply Chain.

Inserendo diversi parametri e criteri di valutazione, il software dell’istituto tedesco restituisce un bilancio che evidenza il rischio in rapporto ai costi: l’intento è quello non di fornire delle soluzioni immediate, quanto far balzare agli occhi i punti sui quali urge intervenire.

Per ogni singola materia prima il programma può calcolare, per area geografica ed in base ad un sospetto di rischio e di durata di un eventuale interruzione delle forniture, il rapporto rischi-costi.

Sulla base di queste analisi è possibile capire quanto la Supply Chain necessita ulteriore diversificazione e in quali punti della catena saranno più soggetti a stress.

Da ultimo, ma non per ultimo, come direbbero gli anglosassoni, l’algoritmo offre anche la possibilità di valutare eventuali materiali o forniture sostitutive rispetto a quelle prese in analisi: un’altra mossa che può mettere al riparo da costi impazziti provocati da rischi eccessivi per i quali non si è del tutto preparati.

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