Far lavorare a massimo regime la catena di approvvigionamento non è semplice e gli strumenti analogici tipicamente impiegati nella logistica hanno da tempo mostrato la corda.

Le società di logistica più attrezzate si erano dotate già prima del 2019 e della pandemia di strumenti software mirati all’automazione dei processi: la disgregazione della supply chain classica in conseguenza al Covid-19 ed agli attuali problemi legati alle materie prime ha però ridotto tutti i margini possibili.

Se prima era ammissibile far viaggiare un vettore al di sotto del suo massimo carico, oggi ciò rappresenterebbe una perdita eccessiva. Ogni movimento, ogni spostamento, ogni carico movimentato va calibrato al 99,9%.

Per raggiungere questo risultato serve l’aiuto del software, con la giusta attenzione a non rendere la supply chain una mera sequenza di azioni ‘automatiche’.

Business photo created by xb100 – www.freepik.com
Leggi anche:
Industria logistica e automazione: robotica in aumento

 

Automazione dei carichi

Il biennio 2019-2020 ha vissuto un’incremento dell’interesse nei confronti dei sistemi di automazione relativi al carico dei vettori. Di fatto, se prima era forte volontà dei colossi logistici aumentare l’efficienza, adesso è questione di vita o di morte per tutti, anche i più piccoli attori sul mercato.

Negli anni passati la maggior parte degli sforzi si sono concentrati sull’automazione del processo di carico mantenendo però una soglia inferiore alla capacità massima dei vettori: coordinare infatti lo smistamenti di ordini e merci a magazzino perché venissero collocate ognuna sul vettore più appropriato, senza mai far viaggiare una stiva o un rimorchio al di sotto del 100% è molto più complesso.

 

Leggi anche:
Automazione: la risposta alle sfide dell’industria nell’elettronica

 

Limiti di carico, una spinta a migliorare

Di fatto, la spinta a fare di più viene paradossalmente dalla costrizione a dover fare di meno. Gli ultimi anni hanno costretto i flussi di merci a bordo di minori vettori, non tutti gli attori presenti sul mercato tre anni fa sono ancora operativi e i costi altissimi dei trasporti fanno sì che sia più facile far partire un camion in meno che non uno in più.

Chi si occupa di intermediazione tra operatori logistici, spedizionieri e produttori, ha così iniziato ad interessarsi all’automazione dei carichi al 100% della capacità, nel tentativo di trovare sempre la matrice che sfornasse gli accoppiamenti perfetti.

Ovviamente, non essendo possibile automatizzare la risposta o la domanda, la sfida è offrire subito i carichi giusti ai vettori giusti, con una notevole riduzione dei cosati legati al personale coinvolto nella movimentazione.

Leggi anche:
Trasformazione 4.0: automazione, ambiente, inclusione

 

Non diluire i rapporti

Un’automazione intelligente non deve basarsi solo su algoritmi ‘smart’. Nella dinamica di lavoro tradizionale, attraverso le relazioni tra intermediari e operatori si stabiliscono le preferenze dei clienti e le accoppiate naturali tra corrieri e spedizionieri.

Forzare queste dinamiche, a volte anche espressamente umane, vorrebbe dire disgregare delle relazioni, il che non porta a dei vantaggi; l’automazione deve pertanto sapersi inserire in queste dinamiche: la chiave è la loro progettazione in ottica di affinamento di tali relazioni.

La raccolta puntuale di dati pertinenti e l’aggiornamento degli stessi è la base per alimentare un algoritmo ‘intelligente’, che mantenga vive le relazioni corrette senza annacquarle in un database o in una mailing list cui inviare comunicazioni fredde ed impersonali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.