Dalla Cina all’Europa: la fine del ‘direct shipping’

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Dal primo decennio degli anni Duemila in avanti, il successo delle piattaforme cinesi di e‑commerce in Europa si è fondato su un meccanismo semplice: spedire ogni ordine direttamente dalla fabbrica alla porta del consumatore. 

Un modello vantaggioso in quanto snello, iper‑scalabile e sostenuto da costi logistici minimi. Oggi, però, la funzionalità di questa prassi si sta sgretolando, assieme al venir meno di una serie di condizioni al contorno: le nuove norme doganali europee, introdotte nel 2025 e rafforzate nel 2026, stanno infatti costringendo giganti come Temu, AliExpress e Shein a ripensare radicalmente la loro presenza nel mercato europeo.

L’effetto pratico è lo spostamento dello stoccaggio all’interno dell’UE, che rappresenta un capovolgimento strategico in grado di condizionare notevolmente la geografia della logistica continentale.

La stretta normativa che ha cambiato le regole del gioco 

Dal 1º luglio 2025 l’Unione Europea applica un dazio di 3 euro per categoria di prodotto sui pacchi di valore inferiore a 150 euro, imitando l’annullamento dell’esenzione ‘de minimis’ statunitense che aveva innescato, all’inizio del secondo mandato Trump, un reindirizzamento dei flussi e-commerce Made in China originariamente destinati agli USA verso la UE. 

Per Bruxelles, tra l’altro, non si tratta di un’imposta calcolata sulla singola spedizione, bensì sulla tipologia di articolo contenuto nel pacco: un ordine con tre prodotti diversi può quindi generare un costo aggiuntivo di 9 euro, indipendentemente dal valore della merce.  

L’effetto è stato immediato: secondo le dogane francesi, il volume dei piccoli pacchi importati nell’UE è crollato tra il 30% e il 40% nei primi due mesi di applicazione della tassa. A confermare l’impatto del provvedimento sono i dati delle stesse piattaforme di e-commerce, con Temu che ha registrato un tracollo del 50% e AliExpress del 37%, mentre Shein ha limitato la flessione al 15% avendo anticipato un cambio di rotta nelle proprie strategie logistiche.  

Inoltre, la misura non è isolata: entro il 2028 entrerà in vigore una riforma doganale completa e già da novembre 2026 potrebbe aggiungersi una ‘tassa di gestione’ per finanziare il controllo dei micro‑pacchi. Di fatto, si può dire che l’era delle spedizioni dirette e incontrollate è finita.

Il declino del modello “direct shipping

Il vecchio sistema si basava su un flusso continuo di pacchi individuali spediti dalla Cina, un volume che nel 2025 ha raggiunto 5,9 miliardi di unità, pari a oltre 16 milioni di spedizioni al giorno, il 93% delle quali provenienti dal mercato cinese.  

Questo schema era perfetto per l’e‑commerce impulsivo e compulsivo: prezzi bassi, assortimento vasto, consegne dirette senza costi doganali. Il nuovo dazio ‘per categoria’ ha colpito proprio questo modello, rendendo antieconomico spedire articoli economici e diversificati. 

Le piattaforme hanno tentato di compensare aumentando il valore medio del carrello: +30% per Temu, +27% per AliExpress, che rappresenta tuttavia una soluzione tampone e non strutturale e sostenibile a lungo termine.

La corsa allo stoccaggio europeo

Per mantenere la competitività, le piattaforme stanno adottando una strategia opposta al passato: cambiare nazionalità alla merce prima della vendita, che si traduce nel costruire o affittare grandi magazzini in Europa, importare i prodotti in anticipo e distribuirli come operatori locali.  

Shein è stata la prima a muoversi, con un nuovo hub in Polonia operativo da fine 2025. Temu e AliExpress la stanno seguendo con investimenti in macro‑centri logistici in Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi. Questo cambio nel modus operandi ha diversi lati positivi per i venditori online, in quanto permette di schivare il dazio, ma anche di ridurre i tempi di consegna e di stabilizzare i costi operativi.

Ci sono poi anche delle ricadute positive dal punto di vista della logistica europea, che, dal real estate ai servizi all’interno del magazzino, vedono aumentare la domanda. 

Effetti sul mercato delle spedizioni e sulla logistica europea

Il passaggio allo stoccaggio locale all’interno del territorio comunitario sta generando una serie di effetti tangibili, su tutti la riduzione del traffico extra‑UE – ossia meno pacchi in arrivo direttamente dalla Cina in cambio di più flussi intra‑europei.  

Si registra, poi, una crescita della domanda di spazio in magazzino, con un aumento delle superfici logistiche richieste soprattutto nelle vicinanze dei grandi snodi di trasporto.  

Inoltre, le piattaforme asiatiche entrano nel mercato europeo come operatori strutturati, con reti di consegna più simili a quelle dei retailer tradizionali, che comporta una conseguente riorganizzazione delle reti di distribuzione.  

In questo modo il volume si sposta dai cargo intercontinentali ai network di consegna urbana, con una non trascurabile pressione sui corrieri locali che porta con sé uno stress su costi, capacità e tempi dei servizi.  

Il risultato è una trasformazione profonda: l’e‑commerce asiatico non è più un flusso esterno che si riversa sull’Europa, ma un attore interno che si integra nelle infrastrutture logistiche continentali.

La fine del “direct shippingsegna quindi l’inizio di una nuova fase dell’e‑commerce globale, perché le piattaforme cinesi stanno diventando operatori europei a tutti gli effetti, con magazzini, reti di distribuzione e strategie di mercato radicate sul territorio. Una metamorfosi accelerata dalla normativa, ma destinata a ridefinire in modo permanente il panorama logistico dell’Unione Europea.

Fonte: informacionlogistica.com

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