L’Europa dei porti prova a costruire una visione comune capace di coniugare competitività industriale, transizione energetica e sicurezza. È il messaggio emerso dalle recenti iniziative promosse da FEPORT, la federazione che rappresenta operatori terminalistici e imprese portuali private europee, che nelle ultime settimane ha intensificato il confronto con Parlamento e Commissione europea sul futuro assetto del sistema portuale continentale.
Da un lato, l’associazione ha portato all’attenzione delle istituzioni la necessità di una vera Strategia europea dei porti con orizzonte 2035; dall’altro, ha chiesto correttivi alla revisione dell’EU ETS per evitare che le nuove regole climatiche producano effetti distorsivi sui traffici marittimi.
Le due iniziative, apparentemente separate, sono in realtà strettamente collegate: per FEPORT non può esistere decarbonizzazione senza competitività, così come non può esserci autonomia strategica europea senza una rete portuale forte e attrattiva.
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Verso una strategia europea dei porti
Nel corso dell’evento ospitato al Parlamento europeo dal vicepresidente della Commissione Trasporti e Turismo Matteo Ricci, FEPORT ha sostenuto la necessità di definire una politica portuale organica che rafforzi il ruolo degli hub europei nella competizione globale. La discussione ha coinvolto rappresentanti delle direzioni generali Ambiente, Clima e Affari Interni della Commissione, oltre a organizzazioni sindacali e stakeholder del settore.
Al centro del confronto sono emersi temi ormai strutturali per la portualità europea: investimenti infrastrutturali, autorizzazioni ambientali, sicurezza, lotta al narcotraffico e mobilità militare.
Particolare attenzione è stata riservata all’esigenza di accelerare le procedure autorizzative, considerate un elemento decisivo per la realizzazione delle opere necessarie alla transizione energetica e al rafforzamento della capacità logistica dei porti.
Competitività e transizione energetica
Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto tra politiche climatiche e capacità concorrenziale degli scali europei. FEPORT sostiene che gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto marittimo debbano procedere parallelamente alla tutela dei traffici e degli investimenti.
In questa prospettiva, l’associazione chiede che una quota significativa delle entrate generate dall’ETS marittimo venga reinvestita nei porti per finanziare l’elettrificazione dei terminal, la diffusione dell’Onshore Power Supply e l’ammodernamento delle infrastrutture energetiche.
L’obiettivo è trasformare i porti in piattaforme centrali della transizione ecologica senza scaricare sui gestori costi che rischierebbero di ridurne la competitività.
Il nodo della rilocalizzazione del transhipment
La principale preoccupazione di FEPORT riguarda tuttavia il rischio di rilocalizzazione dei traffici di transhipment verso porti situati in Paesi non appartenenti all’Unione europea, motivata, secondo l’associazione, dal desiderio di alcune compagnie marittime di ridurre l’esposizione ai costi ETS, fattibile modificando le rotte e trasferendo le operazioni di trasbordo in hub extraeuropei.
Si tratta di un fenomeno che potrebbe avere conseguenze rilevanti non solo sul piano economico e occupazionale, ma anche su quello ambientale. In assenza di adeguati correttivi, infatti, le emissioni non verrebbero realmente ridotte ma semplicemente spostate al di fuori dei confini europei, generando il cosiddetto ‘carbon leakage’.
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Le proposte per rafforzare l’ETS
Per questo motivo FEPORT ha chiesto alla Commissione ENVI del Parlamento europeo di rafforzare il meccanismo previsto dalla proposta di revisione ETS.
In particolare, l’associazione ritiene che le misure concepite per contrastare l’elusione attraverso il transhipment debbano essere applicate non soltanto ai viaggi in ingresso nell’Unione ma anche a quelli in uscita.
Parallelamente viene richiesta l’estensione delle tutele alle navi portacontainer di dimensioni intermedie, comprese tra 5.000 e 10.000 TEU, così da evitare disparità concorrenziali tra diverse tipologie di servizi marittimi e rendere più efficace il contrasto alle pratiche elusive.
Sicurezza, occupazione e diplomazia climatica
La visione di FEPORT non si esaurisce però negli aspetti economici. La federazione sostiene il rafforzamento della European Ports Alliance contro la criminalità organizzata e il traffico di stupefacenti, chiedendo al tempo stesso procedure equilibrate per il controllo del personale portuale e la tutela dei dati.
Sul piano internazionale, l’associazione guarda inoltre alla cosiddetta ‘climate diplomacy’, proponendo di incentivare l’adozione di sistemi di carbon pricing anche nei Paesi terzi. L’obiettivo è creare condizioni competitive più omogenee tra gli operatori globali e ridurre il rischio che le differenze normative favoriscano la delocalizzazione dei traffici.
In definitiva, il messaggio lanciato da FEPORT alle istituzioni europee è che, sì, la transizione verde del trasporto marittimo rappresenta una necessità non più rinviabile, ma che il successo delle politiche climatiche dipenderà dalla capacità dell’Unione di preservare il ruolo strategico dei propri porti nella geografia logistica mondiale.
Fonte: feport.eu




