C’era una volta l’industria pesante che, cancellato il mare, sino all’inizio del secolo scorso parte integrante del ponente genovese, dava lavoro a migliaia di operai, tecnici specializzati e impiegati in quella che si meritò l’appellativo di Manchester d’Italia.

La fabbricazione dell’acciaio, soprattutto con uno degli stabilimenti più importante a livello nazionale, occupava una superficie di ben 1,1 milioni di mq, frutto del forzato esproprio di case di pescatori, spiagge e persino di qualche storica residenza.

Il prezzo pagato dal capoluogo ligure, non solo in termini di sostenibilità ambientale ma anche della salute di lavoratori e residenti, è stato decisamente elevato, determinato dalla totale assenza di sensibilità ecologica e di una imprenditoria talvolta selvaggia, ma il ritorno in termini occupazionali per l’intero territorio è sembrato per lungo tempo irrinunciabile

Oggi, le criticità mostrate dalla produzione dell’acciaio che disattende da anni gli accordi più volte stipulati sull’occupazione, unitamente alla progressiva riduzione d’interesse per il mantenimento in loco delle fabbriche e all’impoverimento della città sotto il profilo industriale, porta alla ricerca di una nuova vocazione, possibilmente più green, per quelle stesse aree, capace di creare sviluppo e occupazione.

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La superficie interessata

Come riportato dal quotidiano genovese il Secolo XIX il 14 dicembre scorso, il Comune di Genova sarebbe intenzionato a rendere disponibili una parte delle aree attualmente solo in concessione a Acciaierie d’Italia , con diritto di superficie ma non di proprietà.

L’area in questione si estende per circa 270.000 mq ed è oggetto di una manifestazione d’interesse da parte di quattro società di grande rilievo internazionale nel mondo del trasporto, della logistica e non solo.

La capofila è rappresentata da MSC in partnership con Ignazio Messina, Number 1 Logistics Group e Interglobo. Tutte compagnie i cui interessi spaziano dalla croceristica, al trasporto merci via mare e, più recentemente, alla logistica e le cui attività risultano in pieno sviluppo.

L’obiettivo dell’operazione è quello di creare una grande piattaforma logistica di rilevanza nazionale rivolta alla movimentazione container, approvvigionamento navi e alimentari. 

In particolare, il progetto si concentrerebbe sulla logistica predittiva, un settore che presenta ancora ampi margini di sviluppo e che è ampiamente agganciata alle più moderne tecnologie digitali, quali machine learning, Big Data e algoritmi statistici. Il suo impiego, si ritiene, diverrà nei prossimi anni irrinunciabile laddove il tempo e la reattività hanno un peso decisivo.

L’idea ha trovato ampio consenso tra gli operatori marittimi, gli spedizionieri, tutto il personale dell’area portuale e la stessa categoria trasporti del sindacato.

 

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Le linee del nuovo piano

Per quanto non siano ancora state diffuse le linee d’intervento previste dal piano, qualcosa è trapelato.

Innanzitutto, sempre secondo il quotidiano genovese, a far la parte del leone sarebbe MSC, la compagnia marittima che lungo tutto il 2022 è stata protagonista di nuovi investimenti ed estensioni significative della propria attività che ha il suo core business nella croceristica.

Nel nuovo progetto potrebbe occupare circa 200.000 mq con un impiego di 290 nuovi addetti.

Tale impegno sarebbe coerente con la recente decisione del Gruppo di concentrare su Genova la gestione della logistica di tutta la flotta, inclusi i traghetti Gnv e le navi del segmento extra-lusso caratterizzato dal nuovo marchio Explora Journeys.

Un ruolo di rilievo nel piano sarebbe assegnato a Msc Procurement & Logistics, società di nuova costituzione, chiamata a gestire e coordinare circa 50 navi della flotta. 

Essa inoltre ha in carico la responsabilità dell’intera supply chain per tutti i consumi a bordo, dal cibo ai prodotti venduti nei negozi delle navi, dall’abbigliamento dell’equipaggio ai ricambi e accessori.

A rendere ancora più particolare ed innovativa l’attività della Msc Procurement & Logistics sarà anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale di cui è già stata testata una tecnologia sviluppata in house e finalizzata a ottimizzare la pianificazione delle forniture, riducendo gli sprechi e formulando gli ordini sulla base delle previsioni dei reali consumi di bordo.

Più defilati, ma non meno importanti, gli apporti delle altre società interessate al nuovo piano di creazione dell’hub logistico.

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La Ignazio Messina sarebbe destinataria di circa 50.000 mq da impiegare per attività quali carico e scarico container e stoccaggio merce, con una ipotesi di utilizzo di 30 nuovi addetti.

Il Gruppo Number 1 Logistics potrebbe occupare una superficie di circa 20.000 mq finalizzata alla movimentazione dei carichi alimentari che costituiscono la sua specializzazione. L’impiego di nuovo personale è prevedibile in 50-80 persone.

Infine, Interglobo potrebbe avere una presenza più marginale anche in termini di nuove opportunità di lavoro che, comunque, alla luce delle dichiarazioni fin qui fatte dal Sindaco di Genova, dovrebbero attestarsi complessivamente in 400 nuove unità.

Sono proprio i livelli occupazionali, giudicati troppo bassi in rapporto alle perdite registrate nel settore siderurgico, a convincere meno i metalmeccanici ed anche della popolazione locale, abituata a ben altri numeri

L’ingresso della logistica non presuppone, in ogni caso, la dismissione della produzione siderurgica che, anzi, nelle intenzioni delle autorità locali, dovrebbe essere rilanciata attraverso però nuove formule per farne un business ancora più strategico ed importante.