Il camion di domani non sarà solo elettrico, ma si guiderà da solo. Anzi, forse la più certa delle due affermazioni è proprio la seconda: fatti salvi gli adeguamenti normativi, l’interesse primario del trasporto è automatizzare i processi.

La guida autonoma sta rapidamente entrando nel gergo dell’automobilismo, ma è un settore come quello dei trasporti merci che potrebbe trarne per primo un vantaggio ed un’applicazione reale.

Pensando ad un camion che si guida da solo – il che può risultare vagamente inquietante – vi siete mai chiesti chi gli insegni a guidare?

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La scuola guida dei camion autonomi 

Qualcuno dovrà pur spiegare ai veicoli autonomi come si guida. Il punto è ‘chi’ e ‘come’, dato che, per definizione, un camion con autopilota altro non è che un computer su ruote.

Già, essendo tale può elaborare miliardi di dati ed operazioni all’istante, ma, in partenza, esso deve disporre di una sorta di ‘libreria’ degli scenari (e delle reazioni ad essi) possibili.

Ecco dunque entrare in gioco ancora più tecnologia di quella che già non leghiamo al concetto stesso di ‘guida autonoma’.

 

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L’esperienza non basta

Contrariamente a quanto verrebbe da pensare, l’addestramento di un camion autonomo non avviene trasferendogli l’esperienza di uno (o mille) autisti in carne ed ossa.

Le Case automobilistiche e le società hi-tech che si sono avventurate nella ricerca e sviluppo di sistemi di ‘autonomous driving’ hanno anche sperimentato a proprie spese che raccogliere dati tramite i test su strada al fine di implementare il comportamento dei software di bordo è una fase essenziale, ma limitata.

Alcuni correttivi si scoprono solo mettendo in pratica quando progettato a tavolino, questo è innegabile: senza procedere in modo empirico, gli ingegneri della divisione australiana di Volvo non si sarebbero mai accorti che il rilevamento degli ostacoli davanti al muso dei propri veicoli veniva tratto in inganno dalla fase di volo del salto di un canguro (provocando una errata stima della reale distanza dell’animale dal camion).

Purtroppo però non è possibile accumulare tutte le esperienze possibili durante i test su strada e tantomeno è sostenibile economicamente mantenere su strada i camion autonomi in fase di sviluppo per un monte ore che sarebbe semplicemente eterno.

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Scuola guida ‘smart’

Ecco dunque che la tecnologia viene in soccorso di sé stessa: a fare da trainer ai camion che si guideranno da soli di domani sarà l’intelligenza artificiale.

Sfatando un’altra facile aspettativa, sino ad oggi l’AI ha svolto un ruolo da comprimaria per i simulatori degli scenari di guida rivolti alla guida autonoma; è solo ultimamente che essa sta prendendo il sopravvento, mostrando un vantaggio applicativo altrimenti irraggiungibile.

Poc’anzi si è usata la parola ‘simulatore’: il vero cuore dello sviluppo dei piloti di bordo per i mezzi pesanti sono infatti dei simulatori che hanno il compito di realizzare virtualmente degli scenari realistici con i quali i computer che guidano un determinato veicolo devono interagire.

Esatto, si tratta proprio della fantascientifica situazione nella quale un computer addestra un altro computer. Questi simulatori si basano su dei ‘digital twins’, dei gemelli digitali, del veicolo reale e riproducono situazioni vere in ambiente virtuale.

La grande differenza rispetto agli anni scorsi la fa però proprio lei, l’Intelligenza Artificiale: essa dona infatti sia al simulatore che al veicolo la capacità di ‘imparare’ ed elaborare nuovi scenari e nuove risposte in tempo reale.

Grazie all’AI scenari e situazioni diverse si combinano assieme da soli, mescolando variabili disparate allo scopo di simulare le eventualità più creative e remote nelle quali un veicolo possa trovarsi, come condizioni del fondo stradale, di manutenzione, atmosferiche, di andamento del percorso, di interazione con altri veicoli o con esseri viventi.

Ed il camion autonomo impara. Con buona pace dei canguri, speriamo.