Il nuovo Packaging and Packaging Waste Regulation UE, anche abbreviato come PPWR, entrato in vigore nel febbraio 2025 ed efficace da agosto 2026, sta ridefinendo le logiche di progettazione, gestione e circolarità degli imballaggi. Con l’applicazione generale a partire dal 12 di questo mese, il regolamento ha introdotto requisiti stringenti su riciclabilità dei prodotti, su che cosa viene riciclato e sulla minimizzazione dei materiali.
Sebbene destinato al mercato UE, il PPWR sta influenzando in modo significativo anche chi con l’Unione Europea ha a che fare a livello commerciale: un esempio sono le imprese del vicino United Kingdom, che dopo la Brexit subiscono da ‘estranee’ le decisioni normative di Bruxelles e che, operando in filiere globali, necessitano di standard uniformi per godere di una continuità commerciale.
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La ricerca: un impatto esteso e trasversale
Secondo un’indagine condotta dalla società di servizi per la logistica Advanced Supply Chain su 200 aziende britanniche appartenenti a supply chain non alimentari, il PPWR sta generando dal sin primo momento un impatto notevole. La ricerca evidenzia che il 93% delle imprese è già stato influenzato o si aspetta di esserlo, mentre solo il 7% non prevede alcun impatto.
I dati mostrano un settore in piena trasformazione per quanto riguarda i rapporti commerciali con la UE, con il 16% delle imprese che ha già riformulato gli imballaggi per conformarsi, il 39% impegnata a implementare modifiche operative, il 32% che si dichiara in fase di revisione e valutazione dei formati ed un 6% che prevede cambiamenti futuri.
Le percentuali raccolte delineano un quadro di adeguamento progressivo, ma diffuso, che coinvolge settori quali homeware, fashion, elettronica di consumo e footwear.
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Standardizzazione e continuità commerciale
Come sottolineato dall’indagine Advanced Supply Chain, molte imprese britanniche stanno adottando i principi del PPWR anche per imballaggi destinati a mercati extra‑UE.
La motivazione è chiara e va ricercata nel garantire continuità nelle operazioni cross‑border, nel ridurre complessità logistiche e nel contenere i costi derivanti dalla gestione di formati multipli.
La standardizzazione, come sempre, diventa quindi un elemento strategico per supply chain che operano su più mercati e che necessitano di processi snelli e replicabili.
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La sovrapposizione con il pEPR UK: costi e complessità crescenti
Parallelamente al PPWR, le imprese britanniche stanno affrontando gli effetti del nuovo schema di Extended Producer Responsibility (pEPR) per gli imballaggi promosso dal governo britannico.
Sempre la ricerca redatta da Advanced Supply Chain mostra che il pEPR ha incrementato i requisiti di reimballaggio per il 70% delle aziende, generando un aumento dei rifiuti da imballaggio nel 47% dei casi e un incremento degli errori nel 37%.
Proprio il trasferimento dei costi di gestione dei rifiuti dagli enti locali alle imprese sta spingendo le organizzazioni a rivedere sia i processi, sia gli standard dei fornitori e i controlli di conformità lungo l’intera filiera pre‑retail.
Strategie emergenti e innovazione nei materiali
Secondo Duo, produttore di imballaggi attivo nel Regno Unito e nell’UE citato da LogisticsBusiness, le imprese stanno orientando le proprie strategie verso tre alternative, vale a dire l’aumento del contenuto riciclato, la riduzione volumetrica dei packaging e l’utilizzo di materiali leggeri.
La sovrapposizione di PPWR e del suo omologo britannico pEPR sta accelerando questa transizione, ma la sfida principale resta preservare l’integrità dell’imballaggio. Ciò sta stimolando investimenti in materiali avanzati capaci di coniugare resistenza, efficienza e sostenibilità.
L’impatto combinato di PPWR e pEPR sta quindi imponendo alle imprese britanniche una revisione profonda delle strategie di packaging per adeguarsi ad una pressione normativa che punta ad un equilibrio complesso fra protezione del prodotto, esperienza del cliente, sostenibilità e controllo dei costi.
Il risultato atteso, secondo Advanced Supply Chain, dovrebbe essere una riduzione dei rifiuti da reimballaggio, grazie a standard più rigorosi e processi più integrati dovuto all’adattamento progressivo delle filiere. Per le aziende del Regno Unito, in definitiva, l’obiettivo è posizionarsi per competere in un mercato europeo sempre più regolato e orientato alla circolarità.
Imprese italiane: un adeguamento strategico necessario
Sebbene la ricerca di Advanced Supply Chain riguardi esclusivamente produttori e fornitori britannici, le evidenze emerse rappresentano un indicatore significativo anche per le imprese italiane che operano nel mercato europeo. L’entrata in vigore del PPWR il 12 agosto 2026 coinvolge direttamente tutte le aziende che immettono imballaggi sul mercato UE, rendendo il quadro britannico un utile benchmark per anticipare impatti, criticità e priorità operative.
Le imprese italiane, in particolare quelle attive nei settori moda, arredamento, cosmetica, elettronica e food & beverage, dovranno affrontare un processo di revisione dei formati di packaging simile a quello osservato nel Regno Unito. L’esperienza britannica mostra che oltre l’85% delle aziende ha già avviato attività di revisione, modifica o adeguamento degli imballaggi: è dunque ragionevole aspettarsi una dinamica analoga in Italia, dove la forte presenza di filiere export‑oriented rende la conformità un requisito imprescindibile per mantenere competitività nei mercati europei, sebbene le nostre aziende siano già inserite all’interno dei processi comunitari – a differenza di quelle britanniche.
Pressione sulla supply chain e necessità di standardizzazione
La standardizzazione dei formati di imballaggio, evidenziata come strategica dalle imprese britanniche, rappresenta un’opportunità anche per le aziende italiane. L’adozione di packaging uniformi e conformi al PPWR può ridurre complessità logistiche, semplificare i processi di distribuzione internazionale e contenere i costi legati alla gestione di varianti multiple, soprattutto se lo si orienta nell’ottica di garantire continuità operativa tra mercati UE e extra‑UE.
A differenza del Regno Unito, l’Italia ha già introdotto misure di responsabilità estesa del produttore per gli imballaggi, ma l’esperienza britannica offre un’anticipazione dei possibili effetti di un rafforzamento del sistema. Se i dati UK mostrano che il pEPR ha generato un aumento dei requisiti di reimballaggio per il 7 imprese su 10, un incremento dei rifiuti da imballaggio in poco meno della metà dei casi e una crescita degli errori legati al packaging in più di un terzo del totale, le aziende italiane potrebbero preventivare la necessità di investire in processi di controllo qualità più rigorosi, sistemi di tracciabilità avanzati e una maggiore integrazione tra fornitori, produttori e operatori logistici.
Non è una novità che la gestione dei costi legati ai contributi ambientali e alle inefficienze operative richiederà nei prossimi mesi e anni una pianificazione sempre più accurata e una governance più strutturata della filiera.
Nuovi materiali e opportunità per la manifattura italiana
Il trend verso materiali più leggeri, riciclati e ottimizzati, evidenziato da produttori come Duo nel Regno Unito, rappresenta una leva strategica anche per il tessuto industriale italiano.
Il settore manifatturiero nazionale, forte di competenze avanzate nei materiali tecnici, nel design industriale e nella produzione sostenibile, può cogliere l’opportunità di sviluppare soluzioni innovative che rispondano ai requisiti del PPWR senza compromettere la protezione del prodotto o l’esperienza del cliente.
L’esperienza britannica suggerisce d’altronde che l’adeguamento al PPWR e al pEPR vada ribaltato da costo per l’adeguamento a occasione per ripensare la supply chain in chiave di efficienza, sostenibilità e resilienza.




