I segnali negativi si sono rincorsi per tutto il 2022 e non ha, pertanto, destato stupore la chiusura d’anno con una flessione complessiva del 13% delle immatricolazioni dei veicoli commerciali, rispetto al 2021.

Lo conferma il periodico comunicato ufficiale del Centro Studi e Statistiche UNRAE che indica in 160.830 il totale dei veicoli di massa complessiva sino a 3,5 tonnellate venduti nell’arco temporale gennaio-dicembre 2022, con una perdita di 24.000 unità rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

Una crisi che tocca anche il mondo della logistica, essendo tale tipologia di veicoli largamente impiegata nelle operazioni di trasporto anche cittadino.

Molteplici le cause di un declino che tocca tutti i segmenti che compongono la struttura di questo mercato con l’unica eccezione del noleggio a lungo termine che registra una crescita, seppur limitata al +4%, nei primi undici mesi dell’anno, raggiungendo una quota sulle immatricolazioni del 29,6%.

Con riferimento allo stesso periodo, le società, che rappresentano l’asse portante del comparto con una quota del 42,2%, hanno evidenziato un calo del 14,7%, così come il canale dei privati (artigiani e professionisti) ha subito una flessione del 23,7%, riducendo la sua partecipazione al 18,8%.

Tutto ciò malgrado il parco veicoli commerciali italiano, stimato in circa 4.180.000 unità, sia caratterizzato da un’età media di 14 anni e, per oltre il 42%, sia costituito da mezzi ante Euro 4 e necessiti pertanto di un urgente ricambio.

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Il flop degli incentivi

In questo panorama, il varo, lo scorso anno, degli incentivi statali all’acquisto avrebbe dovuto costituire una spinta ad accelerare il rinnovo.

Purtroppo, lo stanziamento previsto per il 2022 pari a 10 milioni di euro ha visto richieste solo per 1,5 milioni in ragione della sua destinazione limitata solo alla mobilità urbana delle merci a zero o bassissime emissioni.

Secondo UNRAE ed operatori di settore, restringere l’acquisto a mezzi elettrici o ibridi ha rappresentato uno degli errori che ha frenato il mercato, generando ulteriori indecisioni e, in molti casi, il rinvio dell’operazione di sostituzione dei veicoli.

Un errore destinato a ripetersi anche nel nuovo anno, che prevede lo stanziamento di un fondo di 15 milioni di euro ancora una volta destinato ai veicoli elettrici o a bassa emissione.

Il mercato, in sostanza, mostra di non essere preparato al cambio di alimentazione sia in ragione della scarsa conoscenza della propulsione elettrica, sia perché ne è spaventato dai prezzi e non ne conosce i costi reali di gestione.

Ciò, però, che sembra incidere maggiormente nella motivazione di non acquisto è la scarsa presenza di una rete di infrastrutture di ricarica, pubbliche e private, a copertura delle necessità di trasporto e movimentazione merci anche in autostrada.

Da considerare, infine, come ulteriore elemento di incertezza, l’indicazione di sempre maggiori restrizioni all’utilizzo di veicoli alimentati a gasolio che attualmente costituiscono il 76% dell’immatricolato annuo. 

 

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Previsioni e auspici 2023

La previsione di UNRAE è di un perdurare della flessione del mercato nella prima metà del 2023, non scorgendo nel breve termine elementi di cambiamento significativi dell’attuale trend. 

Nel secondo semestre vi è invece una possibile ripresa delle immatricolazioni verso il traguardo delle 170.000 unità complessive, pari ad una crescita del 5,7% rispetto al 2022. Una crescita comunque modesta se confrontata con le opportunità offerte dal parco in ragione dell’anzianità dei veicoli presenti ed della loro poca aderenza alle attuali normative a tutela della salvaguardia dell’ambiente.

Le proposte avanzate dalle associazioni di categoria per invertire l’attuale andamento e, al tempo stesso, contribuire a svecchiare il parco è quella di estendere la possibilità di accedere agli incentivi all’acquisto anche ad alimentazioni diverse dall’elettrico, diesel compreso, a fronte di rottamazione e con importi decrescenti in funzione di parametri quali l’alimentazione e la massa complessiva.

Inoltre, viene richiesta l’accelerazione e la realizzazione di una idonea rete di infrastrutture di ricarica che coinvolga il pubblico come il privato.

Per fare ciò sarebbe necessario, secondo UNRAE, l’introduzione di un credito di imposta al 50% destinato ai privati per gli investimenti in ricariche fast di oltre 70 kW, relativo al periodo 2023-25.

Inoltre, per maggior trasparenza e per diradare gli attuali dubbi e timori, negativi per la crescita del mercato, bisognerebbe avere una rapida emanazione delle norme attuative dei singoli provvedimenti, la definizione di un cronoprogramma contenente gli obiettivi di installazione di punti di ricarica pubblici per area geografica e tipologia di strada, l’indicazione delle infrastrutture previste in autostrada.

 

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Veicoli industriali in controtendenza

Lo stesso comunicato UNRAE, pone anche in risalto il trend in controtendenza dei veicoli industriali di massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate, quelli solitamente definiti camion.

Per questa categoria, numericamente molto più limitata, il 2022 ha segnato una buona tenuta del mercato con 25.600 unità immatricolate pari ad un saldo positivo dell’1,4% rispetto all’anno precedente.

Occorre però rilevare che tale trend è stato determinato quasi completamente dal segmento dei mezzi pesanti (sopra le 16 tonnellate di massa complessiva) che rappresentano quasi l’85% del mercato e sono cresciuti del 4,1%.

Diversamente, la categoria dei medio-leggeri (da 3,5 a 6 tonnellate) pur crescendo del 17,6% non ha inciso sul totale in quanto numericamente marginale, mentre quella dei medio-pesante (da 6 a 16 tonnellate) ha evidenziato un crollo del 17,8%.

Un mercato quindi con molte contraddizioni che ha sofferto il rincaro dei costi, la mancanza di componenti causata da fattori di conflittualità geo politica, i ritardi nella consegna dei mezzi. 

Ha comunque sottolineato la necessità di interventi di sostegno strutturali per il ricambio del parco, necessario per affrontare la sfida europea alla decarbonizzazione.

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