IoT, l’acronimo che sta per Internet Of Things e che in italiano suona poco eloquentemente come «Internet delle Cose», rappresenta sempre più un insieme di soluzioni cui l’industria deve guardare per mantenersi al passo con i ritmi e gli standard produttivi.

In quali vantaggi possa tradursi l’impiego delle tecnologie IoT nelle catene di produzione è l’argomento di un’articolo apparso su SupplyChainDigital e scritto da Jordan Appleson, CEO di Hark, società che offre soluzioni, per l’appunto, nel campo IoT per aziende.

A cosa serve l’ Industrial Internet of Things?

La risposta, di per sé, appare semplice: serve a generare interconnessioni. Ciò che viene “messo in rete” sono le parti del processo produttivo, dai macchinari alle persone, dai prodotti in lavorazione all’intera fabbrica.

L’ IIoT ha un obiettivo: far dialogare tra loro tutte le parti di quel tutto che costituisce un processo industriale.

Ecco così che ogni macchinario, ogni operazione, ogni prodotto ed ogni ambiente di lavorazione “parla” attraverso dei sensori e comunica agli altri elementi interconnessi una serie di informazioni, restituendo, con una metafora molto efficace, un’immagine tridimensionale del processo produttivo nel momento stesso in cui esso prende forma.

In cosa si ripercuote l’uso dell’IIoT?

Due parole: energia e sicurezza. Un tale controllo del sistema permette infatti non solo di monitorare in tempo reale, ma soprattutto di prevedere, in base allo storico dei dati raccolti, le situazioni potenzialmente critiche.

Dal punto di vista della sicurezza, avere una visione d’insieme permette, attraverso l’impiego di modelli predittivi basati sui dati di funzionamento che le macchine comunicano secondo per secondo, di intercettare sul nascere le condizioni tipiche che favoriscono guasti e fermi dell’attività.

Ovviamente questo ha un risvolto positivo anche per il personale che si trova ad interagire con le macchine, che può essere informato in tempo reale sullo stato di funzionamento delle stesse, evitando le situazioni di rischio.

Tanto per dare un’idea, studi di settore prevedono che l’analisi predittiva dei dati sarà in grado di procurare risparmi per 630 milioni di dollari entro il 2025 in tutto il comparto industriale.

Dopo la sicurezza, l’efficienza energetica

Basta pensare che il settore industriale consuma il 54% di tutta l’energia distribuita sul pianeta per intuire quanto il tema del risparmio energetico sia importante.

L’IIoT, monitorando costantemente ed in modo integrato componenti e fasi di un processo industriale apre le porte ad una gestione dell’energia sinora solo immaginata.

Ogni elemento che assorbe elettricità può infatti essere messo in rete e modulato nei suoi consumi in tempo reale a seconda delle effettive condizioni di esercizio.

Controllare l’assorbimento di energia aiuta anche a preservare l’integrità delle infrastrutture stesse: un’eccessiva richiesta di energia può infatti essere sintomo di un malfunzionamento che, se visto in tempo, si ha modo di bloccare sul nascere.

Mettendo insieme tutti questi aspetti, la tesi di Appleson è una: l’Industry Internet of Things apre nuove prospettive alle aziende, di qualsiasi settore esse siano, ridefinendo il modo di produrre e beneficiando dei margini offerti da un controllo capillare del sistema.

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