Trasporto intermodale, da sempre si sente dire che non è ancora abbastanza radicato nei flussi di trasporto merci italiani. Il trasporto intermodale, ossia l‘utilizzo in parallelo e integrato di più forme di trasporto a seconda della singola spedizione, offre innumerevoli vantaggi, primo fra tutti la riduzione dei costi e l’ottimizzazione di impatto ambientale e tempistiche.

Tuttavia, occorre osservare i cambiamenti introdotti dalla pandemia per capire in che modo potrebbe spartirsi il mercato delle spedizioni in un prossimo futuro.

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Costo di carico e contratti intermodali

Ciò in cui il trasporto intermodale è senza dubbio più stabile e competitivo dell’autotrasporto classico sono i costi.

L’autotrasporto è per sua natura e contesto operativo soggetto ad una fluttuazione ben maggiore dell’intermodalità, che ha anche modo di assorbire temporanee variazioni di prezzo o tassazione spalmandole su una filiera più diluita.

Negli States, per esempio, che soffrono da inizio pandemia di uno stallo sistematico delle merci nei porti e di forti ritardi nella distribuzione – dunque le scorte risultano all’atto pratico sempre ‘sul limite’ – aziende come Well Fargo ritengono che il 2021 sarà un anno ‘boom’ per le merci che viaggiano in container su rotaia, che saranno sostenute dalla nuova crescita delle importazioni.

Tuttavia esiste il contraltare di Union Pacific, che afferma di aspettarsi costi supplementari per via dell’improvviso aumento della domanda: dunque, si potrebbe assistere ad una convergenza dei costi tra la disponibilità di carico su gomma e quella intermodale.

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Se il mercato si restringe, l’intermodalità vince

La dinamica espressa poc’anzi a proposito degli Stati Uniti ci interessa a titolo teorico. Il trasporto intermodale offre infatti una netta convenienza dei suoi contratti quando il mercato del trasporto merci si restringe.

Come si accennava all’inizio, i costi dell’autotrasporto sono assai più volatili per un insieme di fattori, e spesso possono essere ridiscussi a seguito di eventi particolari: la pandemia è uno di questi.

Attenzione però ad una variabile, ossia il tipo di percorso che le merci debbono percorrere: sui tragitti più brevi o più tortuosi il trasporto su gomma rimane più competitivo. 

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Nel post-pandemia un mercato dei trasporti più ‘polverizzato’

Cosa si intende per ‘polverizzato’? Il senso che si vuole esprimere è di un mercato meno concentrato su una sola tendenza modale.

Il che non vuole dire solo intermodalità, anzi: questa rimarrà leader per le tratte più lunghe, specie intercontinentali ed internazionali. Tuttavia, una futura normalizzazione dei flussi di importazione ed esportazioni potrebbe in primis saturare la capacità di carico intermodale, se non interverranno degli irrobustimenti infrastrutturali.

In secondo luogo, la pandemia ha riportato alla luce la necessità di differenziare le catene di fornitura, svincolandosi dall’unica dipendenza da un canale. 

Unita all’eCommerce, questa considerazione lascia presagire un’evoluzione del mercato dei trasporti anche verso tratte nazionali o continentali più brevi, in funzione di centri di stoccaggio scorte più puntuali e regionali, a prova di collasso della Supply Chain globale.

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