Durante la pandemia si è capito che i container e le navi che li trasportano sono un anello – se non L’Anello – fondamentale della Supply Chain globale. Ora, ad un anno abbondante dall’inizio di questa ‘nuova normalità’, lo spazio disponibile nelle stive dei fattori non è ancora tonato ai livelli pre-Covid e tantomeno la disponibilità stessa di container.

Se aggiungiamo un incidente come quello occorso nel canale di Suez, è prevedibile un ulteriore effetto domino sulla catena: il risultato lo conosciamo già tutti e si chiama ‘ritardo’ e ‘rincaro’ dei prezzi di spedizione.

Il punto è che pagare fino a 5 volte il prezzo che nel 2019 si applicava per un’identica spedizione sta evidentemente creando dei problemi agli spedizionieri, che un simile rincaro non possono certo assorbirlo e tantomeno scaricarlo appieno su terzi.

Sta dunque nascendo una vera guerra dei container e delle tariffe, con tanto di colpi bassi.

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Prenotazioni ingannevoli per far scendere i prezzi

Alcune compagnie di navigazione avrebbero sollevato un polverone sostenendo di essere state vittime di ‘dichiarazioni errate’ a loro avviso fornite intenzionalmente.

I fatti sono grosso modo questi: partendo dal presupposto che i vettori marittimi non hanno alcuna convenienza a far viaggiare le navi vuote, alcuni spedizionieri starebbero forzando le prenotazioni cambiando sistematicamente i termini successivamente alla conferma del viaggio.

La prenotazione avviene dunque in tempi non sospetti alle tariffe prestabilite, ‘bloccando’ così lo spazio in stiva; in un secondo momento, una volta confermata la prenotazione stessa, verrebbero forzosamente modificati i termini di spedizione.

La tattica, applicata ad arte, punta a modificare la tipologia di merce imbarcata o i porti di destinazione, spingendo le compagnie a dover ritrattate le tariffe pur di non disdire la prenotazione.

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La reazione dei vettori: multe fino a $1000 per container

Naturalmente la sistematicità dell’avvenimento non è passata inosservata e compagnie come MSC hanno deciso di mettere una commissione – di fatto, una sanzione – di 1.000 dollari a container in caso di ‘segnalazione errata’ sui dati delle spedizioni.

Si tratta di un provvedimento focalizzato in particolare sulle esportazioni asiatiche, che va a prevenire, dal punto di vista della compagnia di navigazione, gli utilizzi impropri del contratto di noleggio della stiva con una diminuzione di tariffa.

Alcune associazioni di settore, come la NVOCC, dedite al groupage ed al trasporto marittimo, hanno sottolineato come certe scorrettezze non siano da approvare, ma derivino direttamente da una esasperazione dei tassi nel settore delle spedizioni via mare.

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