Si chiama Rail Route 10, collega il Kosovo – Paese tristemente noto per i recenti conflitti bellici – a Serbia e Macedonia, ed è l’arteria ferroviaria centrale della nazione. Percorrendola da nord a sud è infatti strategica ed è oggetto di ricostruzione dopo le devastazioni subite negli anni ’90: ad occuparsi del primo lotto un’impresa italiana, GCF (Generale Costruzioni Ferroviarie), che adesso può vantare la riconferma anche per il secondo lotto.

Si tratta di una commessa estremamente importante, con un importo che tra i due lotti vede investimenti da oltre 78 milioni di euro e poco meno di 49 milioni di euro.

La ricostruzione dell’infrastruttura a marchio italiano è inoltre operazione assai delicata, in quanto procede di pari passo con lo sminamento di molte aree che sono state teatro di guerra.

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Un appalto strategico per la rinascita del Kosovo

Ricostruzione a firma GCF in Kosovo, dunque, anche per la seconda tratta della Rail Route 10: nei giorni scorsi Infrakos ha ufficialmente comunicato alla Direzione del Gruppo Rossi l’aggiudicazione del secondo lotto: un contratto del valore di 47,9 milioni di euro per la ricostruzione della sezione ferroviaria compresa tra Fushë Kosovë e Mitrovice. 

«È un appalto importante – commenta Edoardo Rossi, presidente della Generale Costruzioni Ferroviarie – che ha visto competere importanti aziende ferroviarie europee e non; è, soprattutto, un progetto che le Autorità del Kosovo considerano vitale, una chiave di volta per lo sviluppo dell’intero Paese. Ne siamo consapevoli, ancor più dopo due annidi lavoro in Kosovo, e questo ci rende a maggior ragione orgogliosi e fieri di poter mettere le nostre competenze a servizio della crescita economica, sociale ed ambientale di questa regione».

 

La Rail Route 10

Il Corridoio X è lungo complessivamente 252 chilometri di cui 148 attraversano il Kosovo lungo l’asse Nord-Sud Leshak – Hani i Elezit. Da Kraljevo (in Serbia), attraverso Lapovo raggiunge Belgrado; a Sud, in Macedonia, da Gjiorche Petrov raggiunge Skopje. La sua integrazione nel corridoio europeo orientale/Est Mediterraneo (Rete Ten-T, asse 4) consentirà, inoltre, di collegare i Balcani con l’Austria, la Grecia e la Bulgaria.

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GCF in Kosovo, il lotto 1 nel 2019

L’impegno di GCF in Kosovo è iniziato nel febbraio 2019, con la firma del contratto da 78,6 milioni di euro relativo al Lotto 1 per la tratta Fushë Kosovë – Hani i Elezit verso il confine macedone: 67 chilometri di linea (il 45% della sezione kosovara della Rail Route 10) sostanzialmente da ricostruire integralmente. Un progetto complesso – ad oggi realizzato per oltre il 50% – che ha comportato, oltre ai lavori tipici dell’armamento ferroviario interventi ed opere civili per il rifacimento di sottopassi, gallerie, ponti stazioni.

«Allo stesso modo – spiega Roberto Accinelli, Project Manager GCF – anche il secondo lotto si articola in interventi diversificati che vanno oltre la ricostruzione della linea ferroviaria per comprendere gli edifici stessi delle stazioni, le banchine passeggeri, i ponti, canali sotterranei e opere idrauliche, viabilità e parcheggi».

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Una ricostruzione delicata

Proprio la tratta che somma il lotto 1 e 2, quella che da Hani I Elezit raggiunge Fushë Kosovë per proseguire a Nord verso Mitrovicë, costituisce la prima linea ferroviaria del Kosovo costruita 147 anni fa, nel 1874. Ancora porta significative, visibili ferite subite durante il periodo 1990-1999: danni solo parzialmente riparati e che, di conseguenza, hanno comportato fortissime limitazioni alla circolazione dei treni, ad iniziare dalla riduzione dei carichi possibili e della velocità massima consentita: 60 km/h in media che, nel caso di molti ponti e gallerie, per motivi di sicurezza sono ridotti fino a 20 km/h.

La ricostruzione stessa, come evidenziato dai lavori sul lotto 1, presenta non poche criticità, tanto da comportare in più occasioni l’intervento di supporto della KFOR (Forza militare internazionale a guida NATO) e delle KSF Forza di pronto intervento del Kosovo) specializzate anche in azioni di protezione civile e, nella fattispecie, nello sminamento e nella bonifica di ordigni esplosivi ancora presenti lungo il tracciato.

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I lavori previsti: binari, ponti, gallerie e non solo

«In attesa di poter avviare il cantiere – spiega il Construction Manager ing. Michele Blardisi sta già provvedendo a calendarizzare con cura l’esecuzione dei lavori previsti per portare su standard europei anche la nuova tratta».

Lavori che, come previsto dal progetto approvato da Infrakos, in 15 mesi dovranno non solo consegnare, completamente ricostruiti, 34,4 km di linea ferroviaria principale e 9,1 km di binario e scambi nelle stazioni, ma provvedere al ripristino di circa 18 km di rete stradale parallela e trasversale alla linea (strade di servizio o interessate dai 32 passaggi a livello attuali).

«Un lavoro importante – sottolinea l’ing. Blardi riguarda i 16 ponti esistenti – molti in acciaio, alcuni in muratura libera – che dovranno essere resi conformi agli standard di interoperabilità e rispondenti ai requisiti degli Eurocodici e della STI: alcuni tramite adeguate misure di rinforzo, altri, la maggior parte, tramite demolizione e ricostruzione. Analogamente lungo il tracciato dovranno essere realizzate innumerevoli opere idrauliche oltre a 52 canali sotterranei».

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5 stazioni da riabilitare

Un impegno specifico di “riabilitazione” riguarderà le 5 stazioni (Mitrovice, Vushtri, Druar, Prelluzhe, Obiliq-Kastriota) e le 5 fermate (Frasher, Pantine, Vernice, Mihaliq, Plemetin) presenti lungo il segmento ferroviario dove, oltre agli interventi di ristrutturazione degli edifici stessi, dovranno essere ricostruite o realizzate ex novo ben 16 banchine passeggeri, di lunghezza dai 150 ai 200 metri, dotate di tettuccio e panche, rampe e scale di accesso, passaggi a livello, piattaforme di carico, sottopassi, aree destinate ai passeggeri (biglietterie, WC, aree di attesa) e aree-alloggio per il personale. Con un occhio di riguardo per la stazione principale di Fushe Kosove dove gli interventi di ristrutturazione – sia interna che esterna – riguarderanno non solo l’edificio della stazione (dotato di sala conferenze e auditorium), ma anche, con interventi di varia natura, gli adiacenti edifici tecnico e amministrativo.

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