Logistica e sostenibilità non possono più ignorarsi. Con ‘sostenibilità’ si intendono sia gli aspetti economici della gestione della catena, sia quelli ambientali: i primi, come i secondi, derivano da precise scelte strategiche, ma possono anche essere figli di più superficiali tattiche per accattivare l’utenza.

Al di là delle mode, le aziende sanno però che il concetto di ‘sostenibilità’, ossia di come vengono ottenuti determinati risultati, non è più indifferente nel gradimento dei clienti: è dunque fondamentale che i futuri dirigenti della Supply Chain crescano con la sostenibilità in mente.

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Una logica sostenibile

Per quanto si tratti pur sempre di business, due anni di pandemia ed un mese di guerra hanno indelebilmente dimostrato che i nodi di scelte miopi vengono sempre al pettine.

Anche l’ambiente sta presentando il conto e la consapevolezza che il sistema produttivo ed economico non possa soltanto crescere a dismisura inizia a fare breccia anche nei manager più fedeli alla vecchia linea.

L’imperativo delle aziende è però sempre quello, ossia minimizzare i costi e massimizzare efficienza e profitti. Quello che sta cambiando e che richiede una mentalità nuova è la predisposizione dei clienti a considerare l’iter affrontato per ottenere i risultati.

 

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Integrare e raccogliere dati

Per far funzionare la macchina logistica, che è fatta di molteplici aspetti e processi, è necessario disporre di tanti dati e di qualità, per giunta.

Integrare processi e funzioni, anche tra attori differenti è quindi un nodo di primaria importanza, anche per la sostenibilità.

L’aspetto più deficitario dimostrato dalle passate generazioni di manager riguarda infatti l’apposizione del concetto di sostenibilità a posteriori all’interno dei processi: la differenza la fa il percorso decisionale.

Ecco dunque l’auspicio che le università e gli enti di formazione superiore si augurano in tutto il globo: le metriche legate alla sostenibilità, cioè la combinazione di dati e di attività che gestiscono il flusso logistico come trasporti e inventario (se puntare sulla massimizzazione dell’uno piuttosto che dell’altro), devono essere il baricentro del processo decisionale.

Questo cambio di mentalità può derivare solo da una differente formazione delle nuove leve di manager, da crescere con la sostenibilità come valore ‘sacro’.