Rischia di essere la tempesta perfetta. Da un anno a questa parte le conseguenze del conflitto tra Russia ed Ucraina e, più recentemente, l’eccezionale rialzo del prezzo di gasolio, gas metano e Gpl, di tutti quei carburanti cioè vitali per gli operatori dell’autotrasporto, stanno chiedendo al mondo della logistica sforzi rilevanti per continuare ad assolvere ai propri compiti.

Si inserisce in questo quadro l’allarme, certo non nuovo ma perciò non meno drammatico, per la mancanza di un numero di autisti per veicoli industriali sufficienti a garantire l’operatività.

A ciò si stanno aggiungendo anche le conseguenze del cosiddetto “caro-gasolio” che, per le proporzioni assunte spingono alcune aziende dell’autotrasporto a riconsiderare la propria struttura dei costi pervenendo, in alcuni casi, alla decisione di non effettuare servizi in quanto giudicati non remunerativi. In altri termini, meglio tenere i mezzi fermi piuttosto che viaggiare in perdita.

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Un problema che viene da lontano

La difficoltà a reperire figure professionali idonee a soddisfare il profilo richiesto per condurre mezzi pesanti non è certo una novità. 

IRU (International Road Transport Union), l’associazione internazionale dei trasporti su strada, nel suo ultimo rapporto aveva già rilevato l’accentuarsi delle difficoltà a trovare autisti di veicoli industriali ancora per tutto il 2022, proseguendo il trend evidenziato l’anno scorso.

In particolare, se nel 2021 in Eurasia il 18% delle posizioni risultava scoperto, nel 2022 si stima che ben il 26% delle aziende di autotrasporto risultano esposte al rischio di non riuscire a reperire personale per guidare i propri mezzi.

Tradotto in numeri, l’anno scorso la mancanza di autisti in Eurasia era stimata in poco meno di mezzo milione di unità in costante crescita. Una situazione aggravata dalle contingenze politiche ed energetiche drammaticamente maturate nel corso del 2022.

Una situazione che ha colpito e perdura in tutti i paesi europei e riscontra i suoi massimi in Inghilterra, Germania e Polonia con carenze registrate tra 80.000 e 100.000 unità.

In Italia si stima una mancanza di circa 20.000 autisti, pressoché come in Spagna e meno che in Francia (34.000).

 

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Ricambio generazionale e formazione

Ma quali sono le cause di una tale disaffezione che sembra manifestarsi soprattutto nelle giovani leve?

Infatti, a fronte di un aumento negli ultimi anni della domanda di trasporto, ai numerosi pensionamenti registrati nelle aziende del settore, non ha fatto riscontro un adeguato ricambio generazionale. Un chiaro segnale della difficoltà di rendere attrattiva la professione di autista agli occhi dei giovani che non trovano le motivazioni giuste per affrontare condizioni di lavoro spesso difficili e che richiedono il sacrificio di buona parte di tempo libero e spesso la rinuncia a molti interessi personali.

Considerevole il fatto che il rapporto IRU indichi mediamente solo nel 7% la quota di autisti di età inferiore a 25 anni, con l’eccezione della Cina dove raggiunge il 17%.

Anche il contributo femminile risulta ancora molto basso toccando in Europa stabilmente il 3%, mentre in Italia si registra la più alta con oltre il 6%.

Né l’utilizzo della leva economica appare significativamente producente, come mostrato dall’esempio di alcuni paesi come l’Inghilterra dove, sebbene i rinnovi contrattuali siano stati accompagnati da aumenti salariali, la ricaduta sull’aumento dell’occupazione non è stata tale da migliorare il quadro complessivo.

Oltre ai fattori demografici, occorre poi considerare le difficoltà che le aziende incontrano ad effettuare una vera formazione e qualificazione del personale e gli alti costi per l’acquisizione delle patenti necessarie.

 

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Conflitto in Ucraina e crisi energetica

La situazione appena descritta, fa comprendere come il conflitto in Ucraina e la crisi energetica abbiano peggiorato un quadro con rilevanti criticità di base. 

In molti paesi, infatti, si era sopperito alla carenza di autisti locali con l’assunzione di personale proveniente da territori che stanno subendo un forte condizionamento dalle operazioni di guerra quali Polonia, Lituania, Bielorussia, Russia e Ucraina stessa.

A titolo esplicativo è sufficiente considerare che, sempre secondo stime IRU, circa 166mila autisti provenienti dalle nazioni coinvolte nel conflitto Russo-Ucraino abbiano lasciato il loro lavoro di autisti in Europa a causa della guerra, creando un ulteriore allarme nel comparto. 

Della crisi energetica si è già detto ma si può aggiungere che ad essere ulteriormente penalizzate potrebbero essere proprio quelle aziende che hanno investito nel green rinnovando il loro parco mezzi con veicoli a gas metano, oggi danneggiati da costi insostenibili.