La larga vittoria dei Conservative guidati da Boris Johnson non ha lasciato indifferente il mondo britannico della logistica, che si chiede a questo punto come saranno affrontati alcuni temi strategici per la sopravvivenza della supply chain inglese una volta fuori dall’Unione Europea.

Le prime reazioni sono giunte da alcune delle associazioni di settore, particolarmente attente alla questione Brexit, ritenuta di vitale importanza insieme all’altro grande tema di questi giorni, ossia la sostenibilità ambientale.

Trasporti e Brexit: la Road Haulage Association punta il dito sulle infrastrutture

Una delle prime dichiarazioni arriva dalla Road Haulage Association, l’unica associazione commerciale del Regno Unito dedicata esclusivamente al trasporto delle merci su strada. È infatti Richard Burnett, chief executive della stessa, a ricordare che nei precedenti tre anni sono stati più volte sottolineati gli effetti, dannosi e non, che l’approccio alla Brexit stava portando.

In particolare modo, secondo Burnett, la chiave per reggere all’impatto della Brexit sul mondo industriale dei trasporti del Regno Unito risiede nelle infrastrutture.

Ciò che la RHA ricorda, infatti, è che serve tempo per implementare il sistema affinché possa digerire la transizione e questo va fatto attraverso investimenti nel comparto infrastrutturale.

Dai contratti per i clienti alle norme di accesso e transito per l’autotrasporto, passando per la regolamentazione dei lavoratori, ogni aspetto necessita di uno sguardo attento per far sì che la supply chain inglese non si ingolfi.

LEGGI ANCHE Ora è Brexit: la logistica deve iniziare a preoccuparsi?

In particolare, afferma Burnett, è fondamentale che il governo assicuri investimenti sul parco veicoli e sulle infrastrutture: il cambiamento può e deve essere sfruttato per introdurre standard che guidino il rinnovo degli esistenti, coerentemente con il loro ciclo di vita.

Infine, ricorda che la Gran Bretagna deve lavorare anche su altri temi di base, come il costo – tra i più alti d’Europa – dei carburanti,  he incide sulla competitività dei trasporti britannici.

Attenzione alla questione irlandese, il monito di SCALA

Un’altro punto che torna a galla è l’incertezza derivante dalla gestione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, per quella che sembra una riedizione in veste commerciale (ma non solo) delle tensioni vissute nei decenni passati.

Quanto sembrava infatti ascritto alla storia potrebbe rivivere a seconda di come governo di Londra deciderà di agire.

John Perry, MD di SCALA, organo di consulenza del settore logistico e della supply chain, parla infatti di una generale carenza di dettagli su molte delle questioni aperte sul tavolo della Brexit: il protocollo da applicare all’Irlanda del Nord è fra quelli meno chiari.

«Come avverranno il controllo dei confini e la movimentazione delle merci dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord è tutt’altro che definito ed esiste la seria preoccupazione che le proposte in merito possano portare a delle frizioni non trascurabili».

Allo stesso modo, ulteriori dubbi vengono mossi riguardo la reale possibilità di implementare e rendere operativo un tale protocollo entro la scadenza proposta da Johnson, ossia Dicembre 2020.

LEGGI ANCHE Brexit: il mancato accordo costerà 9,3 miliardi di sterline

Per la Freight Transport Association occorre tempo

Da ultima, si allinea a quanto già detto la Freight Transport Association (FTA) britannica, tornando a calcare la mano sul tema delle tempistiche.

Secondo Pauline Bastidon, a capo della European policy per FTA, Johnson ed il suo governo devono soprattutto capire che il mondo industriale e quello della logistica hanno un vitale bisogno di tempo per redigere nuove procedure ed attrezzarsi per metterle in pratica.

Allo stesso modo il governo deve scrivere regole chiare e pratiche, evitando a tutti i costi una no-deal Brexit: la Bastidon paventa infatti la prospettiva di un’uscita senza accordi in virtù della fretta di mantenere la promessa elettorale che porterebbe a conseguenze inaccettabili, una fra tutti i ritardi nella consegna delle merci – disastrosa se si parla di materie deperibili o medicinali urgenti – a causa dell’assenza di protocolli di frontiera.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.