Marco Mazzoni (Solenis), verso una logistica giovane

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Tra supply chain complesse e trasporti specializzati, la logistica evolve: Marco Mazzoni, Global Operations Leader e Supply Chain Director di Solenis, racconta sfide e opportunità tra innovazione, AI e sostenibilità.

Come si è sviluppato il suo percorso professionale fino a Solenis?

Vivo in aree caratterizzate da una forte presenza di aziende specializzate nel settore medicale ed è proprio in questo contesto che ho iniziato la mia carriera oltre vent’anni fa, lavorando da subito in aziende multinazionali dove la logistica non è solo efficienza operativa ma anche sicurezza, qualità e compliance regolatoria. Nel tempo ho avuto l’opportunità di guidare team e progetti complessi in ambito supply chain, occupandomi di distribuzione internazionale, gestione di poli logistici e trasformazioni operative, compresa la parte di warehousing nelle diverse configurazioni e in diversi paesi: Italia, Grecia, Israele, Polonia e Svizzera. Negli ultimi tre anni ho seguito un progetto globale per realizzare la supply chain della parte warehousing e trasporti entrando in uno spinoff di Medtronic, l’ultima azienda per la quale ho lavorato. Oggi in Solenis (azienda globale specializzata in soluzioni chimiche per il trattamento delle acque e dei processi industriali, con una presenza significativa in diversi settori come carta, prodotti chimici, petrolio e gas, ndr), mi occupo della logistica europea con focus sull’ottimizzazione dei flussi, di global trade management e di integrazione dei modelli operativi dopo importanti acquisizioni industriali. Il mio ruolo è quello di garantire continuità operativa ma anche di costruire una supply chain più resiliente e data driven“.

In cosa si distingue la logistica che gestisce attualmente rispetto alle precedenti esperienze?

Oggi mi occupo prevalentemente di una logistica di tipo ‘make to order’, che parte dagli stabilimenti di produzione in assenza o quasi di stoccaggio con consegna diretta presso grandi aziende di lavorazione con volumi generalmente molto grandi di prodotti, in gran parte classificati come ‘dangerous goods’. Si può pensare sia una pianificazione a standard perché chi produce grandi volumi di prodotti che hanno come materie prime sostanze chimiche come le cartiere o le grandi fabbriche, hanno dei piani di produzione prestabiliti. In realtà la nostra è una logistica che riserva delle sorprese continue: dal blocco di un impianto di produzione, alla necessità di un prodotto piuttosto che un altro passando per i cambiamenti continui della domanda. Le complessità si articolano su tre aspetti fondamentali: la gestione di prodotti chimici con normative molto stringenti, la forte dipendenza da trasporti dedicati ed internazionali e infine la volatilità geopolitica che impatta sulle rotte logistiche e sui prezzi. Il nostro lavoro è anche quello di trovare il continuo giusto equilibrio tra servizio al cliente, sicurezza e controllo dei costi“.

Come ottimizzare il trasporto di grandi volumi e merci pericolose?

L’impatto della logistica e del trasporto è molto alto per i grandi volumi che movimentiamo e per cui ci avvaliamo di 120 aziende diverse di trasporto perché i trasportatori che possono servire il nostro mercato non sono i classici player, ma la rete europea di distributori di trasporti chimici che ha una capienza limitata. Il nostro è dunque un parco fornitori molto ampio ma anche molto frammentato. Gestirlo è un lavoro complesso che richiede energie e molte persone alla ricerca di un equilibrio che va trovato in contesti di forte instabilità, dove le decisioni devono essere prese rapidamente e con informazioni incomplete“.

Come sta evolvendo oggi il ruolo del logistico?

Oggi la supply chain è al centro della competitività aziendale. Chi lavora nella logistica deve saper gestire crisi, analizzare dati e identificare problemi e soluzioni in modo rapido e pragmatico, progettare e realizzare reti distributive resilienti ma anche dinamiche. Il logistico moderno è un problem solver sistemico, capace di collegare operations, commerciale e strategia aziendale. La logistica non è più una funzione di supporto: è una leva strategica che può determinare se un’azienda cresce o si ferma“.

Quali tecnologie guidano la trasformazione della vostra supply chain?

In primo luogo, i data analytics avanzati con piattaforme visibili che possono dare prevedere di quello la futura domanda e suggerire su dove e come rinforzare la flotta o il livello di servizio. A seguire, l’utilizzo di piattaforme digitali di gestione dei trasporti, TMS e 4PL, che sono strumenti fondamentali per le aziende come la nostra e non solo per i magazzini automatici. Si tratta di piattaforme dedicate in un certo senso staccate dagli ERP ma che possono evolvere con nuove funzionalità e nuove integrazione dei dati lungo la supply chain“.

Come coniugate efficienza operativa e sostenibilità?

La sostenibilità logistica si ottiene attraverso l’ottimizzazione dei carichi e dei volumi ‘a vuoto’ in viaggio, scegliendo modalità di trasporto più efficienti, prediligendo partner logistici che investono in flotte a basse emissioni con certificazioni di sostenibilità. Non sempre aver raggiunto un obiettivo di performance logistica equivale anche ad aver raggiunto un obiettivo di sostenibilità, con l’utilizzo di un TMS si può vedere nello specifico cosa si può migliorare unendo all’efficienza anche un risparmio di CO₂“.

Su quali leve è necessario agire per ottimizzare i processi?

In contesti multinazionali, è importante la visibilità dei dati. Spesso ne abbiamo a disposizione una grande quantità che però ogni attore della filiera interpreta a suo modo. Io credo invece che occorra collaborare con i partner logistici, puntando alla standardizzazione dei processi proprio a partire dall’interpretazione
dei dati“.

Quali KPI ritiene più rilevanti per monitorare le performance logistiche?

Monitoriamo veramente tantissimi parametri e indicatori ma alcuni sono davvero fondamentali. Tra questi, l’OTIF, On Time In Full, per il servizio al cliente e il KPI che riguarda l’affidabilità dei trasporti, che cura il lead time logistico e il ‘cost to serve’. Questi KPI guidano le decisioni operative ma anche la soddisfazione del cliente e ci permettono di identificare rapidamente dove intervenire“.

Che ruolo ha l’IA nella logistica?

L’intelligenza artificiale è ormai fondamentale, io ne sono un appassionato e lo ritengo è uno strumento molto potente, soprattutto per supportare la previsione della domanda, l’ottimizzazione dei trasporti, la gestione delle eccezioni. Ritengo però che la guida debba essere sempre in mano all’uomo: la logistica resta un settore dove il giudizio e la capacità decisionale fanno la differenza. L’AI a fianco di un esperto garantisce un ‘super power aziendale’: personalmente, auspico la realizzazione di un asset ibrido“.

Come immagina la supply chain del futuro?

La supply chain del futuro sarà più digitale, più resiliente, più sostenibile e facile, inoltre vedo negli ultimi anni anche ‘più giovane’. Molti ragazzi e ragazze a livello europeo, grazie a nuovi percorsi di studio fin dalle superiori iniziano ad intraprendere la formazione specifica per diventare futuri operatori e leader della supply chain. Era ora! Le saranno le aziende che sapranno combinare tecnologia, dati e nuove competenze umane che daranno un vantaggio competitivo enorme. La supply chain oggi è il punto in cui strategia ed esecuzione si incontrano davvero“.

Quali esperienze hanno segnato maggiormente la sua carriera?

Non uno in particolare ma penso che i momenti più formativi della mia carriera siano stati durante le gestioni delle crisi nelle supply chain in contesti di forte instabilità globale: terremoto in Emilia, Covid, grandi riorganizzazioni aziendali, vendite ed acquisizioni. Le rotte cambiano, i trasporti, i poli logistici si fermano e i clienti continuano ad avere bisogno dei prodotti, la logistica diventa una vera funzione strategica. In quei momenti capisci che la differenza la fanno preparazione, team e capacità di prendere decisioni rapide. Io adoro questo della supply chain, i momenti peggiori, sono sempre stati per me i più formativi e di grande soddisfazione. L’incertezza costruisce quella resilienza che serve a dare il giusto peso alle cose“.

Che consiglio darebbe a chi vuole lavorare nella logistica?

Curiosità e capacità di imparare continuamente. Allenarsi ad essere flessibili, resilienti e nel vedere il cambiamento come vero desiderio e non come un dovere. La logistica è un settore che cambia velocemente e richiede competenze molto diverse; tecniche, analitiche e relazionali. È per me, uno dei mestieri più dinamici e stimolanti. Serve empatia, capacità di gestire lo stress e qualche volta sapere aiutare gli altri. A questo proposito ho coltivato personalmente una grande passione per il coaching al quale mi sono avvicinato per gestire il lavoro e i gruppi di persone, che mi ha aiutato molto a comprendere me stesso e l’ambiente che mi circonda. Sono molto convinto che i risultati li facciano le persone e non i sistemi, mi piace pensare che contribuire a sviluppare un mindset positivo all’interno del proprio ambiente non solo lavorativo, stimoli a trovare soluzioni e a migliorarsi continuamente“.

La carta d’identità di Marco Mazzoni
Hobby: ho due figli che mi allenano alla resilienza, alla gestione del tempo e all’empatia con tutti! Mi rimane poco tempo per coltivare la mia passione per le moto antiche che amo riparare ma che non faccio mai in tempo a usare.
Ultimo libro letto: sono molto appassionato di temi legati al coaching, consiglio “Being Your Own Authority” di Rich Habets. Il coaching mi ha aiutato a capire me stesso e ad aiutare gli altri.
Sogno nel cassetto: vorrei, prima o poi, avere un piccolo bed and breakfast sulle montagne trentine dove ritirarmi in tranquillità.
Messaggio in bottiglia:Non smettere mai di imparare, mettiti in gioco, se cadi alzati e riprova. Non rinunciare mai ai tuoi sogni e obiettivi”.

Silvia Grizzetti

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