Partiamo da un dato di fatto ormai riconosciuto, ossia che le tensioni geopolitiche, le conseguenti deviazioni delle rotte marittime e l’instabilità dei mercati energetici hanno trasformato le interruzioni della supply chain – ‘disruption’, in neolingua logistica – da eccezioni a fenomeni ricorrenti.
L’inaffidabilità è divenuta un pane talmente quotidiano per chi solca le rotte intercontinentali da far sì che il tema abbia occupato una della Freight Roundtable organizzate da Xeneta, società di analisi specializzata nel benchmarking dei noli marittimi a livello mondiale.
Quanto espresso durante l’incontro con diversi rappresentanti del settore Shipping offre una lettura privilegiata delle dinamiche tra carrier e shipper, grazie ai dati raccolti e al confronto diretto con gli operatori: il tema centrale emerso è cruciale e si riassume nella questione del come ripartire i costi quando l’emergenza diventa la normalità.
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La fragilità del modello attuale: surcharge e opacità
Lo strumento delle Emergency Fuel Surcharge – ossia dei rincari temporanei del prezzo dei noli marittimi applicati in caso di impennate del costo dei carburante – era stato concepito per coprire costi straordinari, ma il suo uso oggi rischia di diventare strutturale.
Le richieste dei carrier ultimamente oscillano tra i 150 e i 600 dollari a container, spesso senza una metodologia chiara di riferimento per comprenderne il calcolo. Da questo punto di vista, Xeneta evidenzia come la mancanza di trasparenza alimenti la sfiducia e renda difficile distinguere tra un legittimo recupero degli extra-costi e degli aggiustamenti tariffari mascherati.
La critica implicita è netta: un sistema basato su ‘surcharge ad hoc’ non è sostenibile in un contesto di disruption permanente.
Relazioni vs. disciplina contrattuale: un falso dilemma
La tavola rotonda di Xeneta ha mostrato un settore diviso tra due istinti: quello di proteggere la relazione con i carrier, in contrapposizione a quello di difendere la disciplina contrattuale.
Alcuni shipper accettano delle tariffe surcharge temporanee come investimento nel ‘capitale relazionale’, mentre altri rifiutano richieste basate su ipotesi future.
Xeneta interpreta questa tensione come un segnale di maturazione, perché il futuro non risiederebbe nella dualità fra approcci diversi, bensì nella loro integrazione. Le partnership ovviamente restano vitali, ma devono poggiare su regole chiare, trigger definiti e ‘sunset clause’ che impediscano la normalizzazione dell’emergenza.
L’alternativa indicizzata: quando il prezzo segue il mercato
Come risposta strutturale emergono i contratti indicizzati: collegando le tariffe a un indice bunker condiviso, si elimina la necessità di negoziare surcharge separate e riducono i conflitti.
Xeneta sottolinea che, se ben progettati, questi contratti chiariscono cosa è incluso nel prezzo e cosa no, riducendo sovrapposizioni tra BAF, EFS e altri meccanismi. Di fatto, il settore ha gli strumenti per superare l’opacità che spesso lo contraddistingue, ma li usa ancora troppo poco.
Lezioni dal Mar Rosso: la disruption come stress test permanente
La deviazione della maggior parte delle rotte Asia-Europa via Capo di Buona Speranza ha mostrato quanto rapidamente i costi possano esplodere. Ha tuttavia anche evidenziato due verità, cioè che le relazioni solide aiutano a garantire spazio e continuità e che la trasparenza diventa essenziale quando si chiedono costi extra (nonché straordinari).
Xeneta interpreta la crisi come un acceleratore del cambiamento, in quanto le aziende stanno ripensando i contratti per includere meccanismi di revisione e criteri oggettivi di attivazione delle surcharge.
La domanda che ha chiuso il Roundtable è stata provocatoria ma inevitabile: quando un’emergenza smette di essere un’emergenza?
Xeneta suggerisce che la risposta non stia nel rifiuto delle surcharge, ma nella capacità del settore di costruire un modello di governance del rischio più trasparente, condiviso e basato sui dati.
In un mondo in cui le disruption sono destinate a moltiplicarsi, comprendere il vero impatto del costo del carburante non è più un dettaglio tecnico: è la chiave per decisioni strategiche eque e sostenibili.




