USA, in calo l’import di merci containerizzate

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L’import di merci containerizzate diretto verso i porti statunitensi rallenta ad aprile, segnando una battuta d’arresto dopo i progressi dei mesi precedenti che avevano fatto pensare ad un contraccolpo positivo delle politiche commerciali dell’amministrazione della Casa Bianca. 

I dati del Global Port Tracker della National Retail Federation (NRF) e di Hackett Associates mostrano un indebolimento dei flussi in ingresso, mentre risulta più complesso l’incrocio con l’altra fonte attendibile in merito a questo genere di traffici, ossia il Global Port Throughput Index di Drewry che – aggiornato a marzo 2026 – delinea un quadro globale nel quale si evidenziano dinamiche regionali divergenti e un mercato internazionale fortemente esposto alle tensioni geopolitiche ed alle oscillazioni della domanda.

Import USA in calo: i dati NRF-Hackett

Secondo il Global Port Tracker, i principali scali containerizzati statunitensi hanno movimentato 2,05 milioni di TEU ad aprile, registrando un calo del 5,1% su base mensile e del 7,3% rispetto allo stesso mese del 2025. 

Il dato non include ancora i volumi del porto di New York–New Jersey, che non ha pubblicato le statistiche di periodo, ma la tendenza appare comunque chiara: la domanda di importazioni rallenta – complici i costi dei carburanti e l’impennata dell’inflazione negli States.

La NRF prevede tuttavia un rimbalzo temporaneo tra maggio e giugno, legato all’anticipo delle spedizioni da parte dei retailer per mitigare i possibili effetti di nuovi aumenti tariffari e dei costi del carburante. Una dinamica che si ferma sul piano della tattica e non è considerabile strutturale, bensì figlia dell’incertezza del contesto commerciale statunitense.

Pressioni su costi e supply chain

I vertici della National Retail Federation, specialmente nella branca che si occupa di Supply Chain e Customs Policy, hanno posto l’accento sul fatto che costi sempre più elevati e instabilità geopolitica continuino a frenare la domanda di import

Hackett Associates, dal canto suo, ricorda inoltre che il confronto con il 2025 resta complesso, in quanto l’introduzione di nuove tariffe aveva già ridotto i volumi in viaggio verso le coste statunitensi, rendendo più volatile l’andamento attuale.

Le previsioni del Global Port Tracker indicano una ripresa nel breve periodo, con 2,14 milioni di TEU a maggio (+9,7% YoY) e 2,25 milioni a giugno, a precedere un nuovo rallentamento nella seconda metà dell’anno. Il primo semestre dovrebbe chiudersi a 12,6 milioni di TEU complessivi, pari a un lieve +0,6% sul 2025.

Il quadro globale secondo Drewry

Va considerato che il rallentamento statunitense si inserisce in un contesto internazionale più articolato, come dimostrano i dati del Global Port Throughput Index di Drewry, i quali, aggiornato a marzo 2026, mostrano un mercato mondiale in crescita moderata ma irregolare

L’indice globale è sceso dell’1,3% su base mensile, pur mantenendo un +1,1% su base annua; per gli analisti di Drewry, il calo è attribuito quasi interamente alla chiusura dello Stretto di Hormuz, responsabile della frenata dei volumi di merci in transito da e per il Medio Oriente.

Nonostante ciò, il throughput mondiale del primo trimestre segna un +4% YTD, trainato dall’area denominata ‘Greater China’, con un secco +7%, dall’Oceania, con un altro +7% e dall’accoppiata Nord e Sud-est Asia, che segue con un +6%.

La Cina resta dunque il principale motore della crescita: impressionanti i dati relativi ai singoli scali portuali, con Shanghai che avanza dell’8% MoM, Tianjin del 40%, mentre Singapore e Port Klang registrano incrementi del 14%.

Nord America ed Europa: segnali alterni

Il Nord America, pur mostrando un +3,8% MoM a marzo, resta in terreno negativo su base annua (-0,6%), con un tasso medio a 12 mesi sceso a -0,7%. New York rimbalza dopo le chiusure di febbraio, ma porti come Savannah, Charleston, Seattle e Oakland restano sotto i livelli del 2025.

In Europa, l’indice Drewry è stabile (-0,1% mese-su-mese, +4,1% anno-su-anno). Anversa-Bruges recupera a marzo ma chiude il trimestre in calo, mentre Rotterdam mantiene una lieve crescita. Nel Mediterraneo spicca Port Said East, con un impressionante +43% YoY.

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