In un contesto di mercato sempre più mutevole, la ricerca di flessibilità è diventata quasi un imperativo per aumentare il proprio tasso di reattività.

In questo modo, infatti, l’azienda ha la possibilità di adattare velocemente le sue strutture alle reali situazioni che si presentano, mantenendo o, addirittura aumentando, la sua competitività.

L’esperienza maturata in questi ultimi due anni ha messo in fila una serie di eventi assolutamente straordinari, ma in grado di sconvolgere il rapporto tra domanda e offerta, dalla pandemia al conflitto russo-ucraino, dalla crisi energetica alla ripresa dell’inflazione. Essa ha ancor di più esaltato l’esigenza di maggior flessibilità al punto di spingere gli imprenditori a ricercare strategie alternative agli approcci tradizionali.

L’outsourcing logistico si propone come una di queste possibilità e sta raccogliendo vasti consensi favoriti anche dalla presenza di una offerta di logistica di terze parti in decisa crescita.

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Cos’è l’outsourcing logistico

A tutti gli effetti, l’outsourcing è una strategia aziendale, certo non nuova, finalizzata a esternalizzare, vale a dire affidare a terzi, alcune attività aziendali per rendere, in primo luogo, più agile e flessibile l’azienda, ridurre i costi fissi e, quindi, acquisire maggior spazio per concentrarsi nello sviluppo del proprio core business.

L’outsourcing è praticato da tempo nell’ambito industriale anche per conferire snellezza organizzativa a quelle aziende gravate da strutture ridondanti per la propria attività originaria o che necessitano di un know how fortemente specialistico e bisognoso di costante aggiornamento. 

In ambito logistico si è passati dalla terziarizzazione di alcune singole attività, come la gestione del magazzino o i trasporti, che rimane l’approccio ancora più diffuso, all’affidamento a società terze dell’intera supply chain, inclusa la gestione completa del magazzino, lo stoccaggio e le varie fasi dell’evasione degli ordini, il coordinamento dei trasporti sino alla consegna al cliente finale. 

Si tratta in pratica di un affido completo della gestione dei servizi di logistica ad un outsourcer che diventa un vero partner con cui dialogare e mettere in opera un vero e proprio processo di integrazione di attività e competenze.

Tale scelta strategica necessita a monte di una valutazione del mercato in cui si opera, dei benefici, in particolare delle ricadute sui costi operativi e sul livello di servizio al cliente, e dei rischi che l’operazione può comportare.

 

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I possibili vantaggi

Si è detto del vantaggio, spesso a ragione, maggiormente decantato, e cioè l’acquisizione di una maggiore flessibilità che consente di adeguare l’organizzazione aziendale alle effettive esigenze del mercato sia in presenza di volumi in crescita che in flessione, espandendola o contraendola.

Il processo di esternalizzazione consente poi, di trasformare la maggior parte dei costi diretti imputabili alla logistica in costi variabili. 

Si azzerano anche gli investimenti relativi agli spazi, ai magazzini ed alle relative attrezzature necessarie al loro funzionamento, ai dipendenti, la formazione e la sicurezza. 

Affidarsi ad un partner specializzato e qualificato consente inoltre di poter usufruire di professionalità già formate con un loro know how nella gestione logistica sempre aggiornato. Analoghe considerazioni valgono per la disponibilità di attrezzature innovative e alla disponibilità di soluzioni personalizzate.

Tutto ciò si traduce in un miglior servizio al cliente ed una maggior competitività sul mercato.

Affidando le fasi operative ad uno specialista esterno attraverso un rapporto di outsourcing, è possibile inoltre concentrarsi maggiormente sul proprio core business anche in termini di maggiori risorse disponibili per investimenti mirati sul suo sviluppo.

L’outsourcing, quindi, presenta le potenzialità per ottimizzare i processi aziendali, favorirne la crescita migliorando l’efficienza ed i servizi al cliente.

 

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I rischi

Uno dei rischi più spesso paventati è quello dettato dalla paura di perdere il proprio know how, timore maggiormente presente in aziende storicizzate con forte integrazione di competenze la cui gestione si fa fatica a cedere o dismettere.

Timore che può essere superato solo con una oggettiva analisi dei punti favorevoli o contrari al progetto di esternalizzazione.

L’altro punto di grande delicatezza è costituito dalla possibile perdita di autonomia e dalla creazione di una pericolosa dipendenza dal fornitore.

E’ questo, probabilmente, il rischio maggiore che richiede una scelta attenta dell’outsourcer non solo sotto il profilo della solidità economica e del possesso di comprovate esperienze e capacità organizzative ma soprattutto sul piano motivazionale ed imprenditoriale.

Non si tratta, infatti, di reperire un fornitore seppur qualificato, ma un partner con cui fare impresa, condividere obiettivi e metodologie.

Il contratto che sancisce i reciproci rapporti, così come i necessari controlli da operare nel corso delle attività e le verifiche per il raggiungimento degli obiettivi, dovrebbero essere conseguenti ad un rapporto prima di tutto basato sull’affidabilità umana e professionale.

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