Come tutti gli oggetti semplici che svolgono una funzione importante, il pallet mantiene la sua forma dall’inizio della sua storia. Un inizio che viene formalmente stabilito nel 1906, quando la compagnia ferroviaria Pennsylvania Railroad introdusse la forca caricatrice, che richiedeva unità di dimensioni standard e predisposte per l’inserimento della forca stessa.

L’articolo «Il pallet è sempre il pallet ma…» è apparso per la prima volta
sul numero 2/2020 di Logistica .
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Quindi il pallet è stato un elemento di omologazione del trasporto ben prima del container marittimo. Ma fu la Seconda Guerra mondiale, con la relativa logistica militare, ad affermare il pallet e stabilire uno standard globale. Nei due decenni successivi le dimensioni standard dei pallet cominciarono a condizionare quelle dei magazzini e degli autoveicoli e da allora la pedana in legno è presente lungo l’intera filiera logistica.

I pallet che usiamo oggi rispecchiano ancora il modello iniziale e in gran parte anche il suo materiale, ossia il legno. Il successo di questo materiale è dovuto alla sua facile reperibilità e alla lavorazione relativamente semplice, che permettono di produrre pallet in un qualsiasi capannone con equipaggiamenti molto economici. Anzi, costruirli è così facile che è proliferata la falsificazione dei pallet, ossia la realizzazione di pedane con false certificazioni di qualità. 

Pallet, per ora vince il legno

Di pallet in legno si è parlato all’Ecomondo di Rimini, dove è stato istituito il primo Pallet Day. Secondo una ricerca commissionata alla Liuc Università Cattaneo dal consorzio Epal, il pallet in legno svolge un ruolo fondamentale nella logistica.

Per esempio, spiega la ricerca, per caricare 1320 colli stoccati su 33 pallet, un carrellista impiega circa quaranta minuti, mentre se l’attività fosse svolta manualmente sarebbero necessarie poco più di otto ore.

«Considerando che ogni anno nella filiera del largo consumo viaggiano circa 3,2 miliardi di colli, se non esistessero i pallet per movimentarli sarebbero necessarie 60 milioni di ore, 12 volte in più rispetto ad un mondo con i pallet: ne consegue un significativo aumento di produttività e un risparmio pari a 1,45 miliardi di euro», affermano i ricercatori. Ovviamente bisogna calcolare anche i tempi per comporre e scomporre il pallet, ma ormai per questa attività si usano sempre più bracci robotizzati. 

L’automazione, leva di cambiamento?

Ma proprio l’incremento dell’automazione nella logistica potrebbe innescare un’evoluzione della pedana in legno, che può essere riutilizzata un numero limitato di volte e che richiede riparazioni.

La domanda che ci si pone è quanto le pedane in legno siano compatibili con i processi di automazione e se le attuali caratteristiche costruttive debbano essere riviste.

Per esempio, uno degli inconvenienti più diffusi è che un difetto nel pallet rallenta o blocca una linea di movimentazione automatica, soprattutto se nel ciclo viaggiano pedane di scarsa qualità, oppure problemi nello stoccaggio di pallet che non rispondono esattamente alle dimensioni standard.

La sfida dell’automazione riguarda in primo luogo la qualità costruttive e la lotta alla contraffazione, ma anche la riduzione dei costi per le ispezioni e le eventuali riparazioni di pedane difettose (in questo caso, ci sono già impianti robotizzati che svolgono entrambe le attività).

Ma l’automazione sta anche rilanciando l’antagonista del pallet in legno, ossia quello in plastica, che oggi si può produrre anche con materiale di riciclo. Nei prossimi anni vedremo se la plastica, bandita dall’opinione pubblica nei prodotti di largo consumo, saprà invece conquistare spazio nelle piattaforme logistiche.

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