Dell’esistenza dei robot e della loro penetrazione nei più svariati campi applicativi si sta accorgendo anche il mainstream, grazie alla comparsa di automi umanoidi, ma più spesso caniformi, a supporto di operazioni di pulizia, monitoraggio o, talvolta, in veste di partecipanti a competizioni di varia natura.

Quelle che si incontrano, così, per caso, non sono che le propaggini ‘civili’ di un settore che a livello industriale ha avuto un’accelerazione impressionante dal 2019 ad oggi, complice anche la pandemia e l’esigenza di avere sempre forza lavoro a disposizione.

Il vecchio continente, d’altronde, sa di andare incontro ad una strutturale sofferenza in quanto a mano d’opera, carente già oggi in molti comparti e destinata a diminuire ancora per via della bassa natalità dei Paesi più ricchi: a livello mondiale anche visionari come Musk scommettono, anche in barba all’etica, che il futuro produttivo si giocherà ‘sulla pelle’ dei robot.

©Universal Robots
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Robot e Cobot, mercato in impennata

L’accelerazione dei cobot è ascrivibile come ennesimo effetto collaterale della pandemia, che con la necessità di non interrompere le produzioni seppur in assenza (forzata) dei dipendenti, per fare fronte alla crescita della domanda per determinati settori, rispettare l’esigenza del distanziamento e, soprattutto, massimizzare velocità, precisione ed efficienza negli impianti, ha portato i Paesi ad alta industrializzazione ad investire molto su questa tecnologia.

Stiamo parlando di USA, Giappone, India, Cina, Indonesia e Singapore, ma anche della Francia: in realtà, l’industria, specialmente logistica, ha un tasso di penetrazione della robotica tra le proprie file altissimo;  Robo Global, citato da repubblica.it, stima che nel solo 2021 i robot industriali installati nelle fabbriche abbiano raggiunto le 3,2 unità nel mondo.

Un raddoppio secco dal 2015 che vale una previsione di valore al 2025 da 73 miliardi di dollari.

 

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Prospettiva da 190 miliardi di dollari

L’aumento è dovuto essenzialmente ai robot collaborativi o cobot, i più flessibili e, spesso, i più sostenibili in termini di investimento e di ritorno già nel breve-medio termine.

Il potenziale del settore di robot, cobot e tecnologie connesse è enorme: come detto poc’anzi, nei prossimi tre anni il solo segmento delle applicazioni industriali dovrebbe arrivare a valere 73 miliardi di dollari, quando oggi le stime a fine anno dell’intero comparto di robot e tecnologie connesse per qualsiasi applicazione, anche domestica, pesano per circa 100 miliardi.

Allied Market Research, sempre citata da repubblica.it, prevede non a caso che nell’arco dei prossimi cinque anni il valore complessivo arrivi a 190 miliardi di dollari.

 

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I settori di applicazione

Il segnale più forte è che a parlare di cobot e robot siano i quotidiani, dimostrando che l’ingresso di questa tecnologia nella vita reale delle persone è tangibile.

Nelle fabbriche la crescita della loro presenza è notoriamente alta: sempre Robo Global parla di un incremento annuale medio del 30% fino al 2036; nulla di troppo stupefacente se confrontato con settore nei quali l’automazione non fa parte del vocabolario e delle prassi comuni come quello sanitario: che i cobot per applicazioni ortopediche o chirurgiche nel 2021 valessero già 5,4 miliardi di dollari è una notizia.

L’eCommerce ha fatto svoltare anche il settore della vendita al dettaglio e dello stoccaggio e distribuzione che le sta alle spalle, con l’interessante ribaltamento della tradizionale classifica degli acquirenti di robot industriali, non più capitanata dalle case automobilistiche.

I robot sono aumentati del 56% in un anno anche nella vendita al dettaglio, nel settore dell’ospitalità è atteso un boom di robot per le pulizia e le sanificazioni da 3 miliardi di dollari entro il 2030, mentre anche l’uso domestico si prepara al grande salto: oggi vale 3 miliardi, ma nel 2030 dovrebbe raggiungere i 12 miliardi di dollari a livello globale.