Il 2026 sta segnado lo shipping globale con una delle fasi più complesse dell’ultimo decennio: è quanto emerge dall’ultimo Schedule Reliability Scorecard di Xeneta, secondo il quale la puntualità delle rotazioni marittime è scesa al 29% in agosto, terzo mese consecutivo di declino e secondo peggior valore degli ultimi dodici mesi.
Il ritardo medio ha raggiunto 5,1 giorni, segnalando un peggioramento simultaneo sia nella frequenza sia nella gravità delle lateness, ossia dei ritardi. È un quadro che richiama alla memoria il biennio 2024-2025, quando la dissoluzione delle alleanze operative aveva ridotto la schedule adherence a un’eccezione più che a una regola.
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I trade più colpiti: il Far East-Europa sfiora il collasso
La fotografia per singoli corridoi mostra un deterioramento marcato in diverse aree, ma è il ‘Far East-Europe’ a rappresentare il vero epicentro della crisi. Solo il 6% degli arrivi è stato puntuale, mentre il ritardo medio ha toccato 8,2 giorni: livelli paragonabili alla fase più acuta della pandemia.
Le cause sono molteplici: transiti prolungati via Capo di Buona Speranza, congestione nei porti del Nord Europa, navi di dimensioni crescenti e una sequenza di quattro tifoni in Cina che ha lasciato 1,1 milioni di TEU in attesa tra i porti di Ningbo, Shanghai e Yantian. Le ripercussioni si stanno già propagando verso l’Europa e il Nord America, con ritardi di banchina destinati a protrarsi per diverse settimane.
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Carrier in difficoltà: la tender season si complica
Dieci dei dodici principali carrier hanno registrato un peggioramento in agosto, mentre sei hanno toccato i minimi annuali. Anche chi è tradizionalmente considerato leader nel settore, come Maersk e Hapag-Lloyd, ha perso terreno, scendendo, nel caso dei due colossi citati, rispettivamente al 51% e al 46% di puntualità.
Pur contenendo la severità dei ritardi (2,8 giorni), nemmeno loro rappresentano più scelte ‘sicure’ per gli spedizionieri. All’estremo opposto, HMM e Yang Ming hanno raggiunto ritardi medi di 9-10 giorni. Con uno spread di 45 punti percentuali tra i carrier, la selezione del servizio rimane la leva più strategica per gli shipper nella fase di negoziazione dei contratti.
Congestione portuale: Africa e Asia al centro delle criticità
Sul fronte portuale, l’Africa si conferma la regione più congestionata con 3,3 giorni di attesa media, frutto di problemi strutturali che superano la capacità infrastrutturale disponibile.
Lo scalo di Beira in Mozambico, una sorta di perno marittimo per la regione, spicca con 11,8 giorni di attesa e 17 navi quotidianamente ferme in rada. In Medio Oriente la congestione è diffusa su più scali, mentre in Asia nordorientale l’impatto dei tifoni ha fatto schizzare il numero di navi in attesa a Ningbo da 39 a 63 al giorno (+63% su base mensile). La combinazione di queue length, severità dei ritardi e durata delle disruption sta generando un effetto domino lungo le principali rotte globali.
Uno sguardo al Q4: capacità compressa e rischi crescenti
L’avvicinarsi del Mid-Autumn Festival e della Golden Week in Cina, con dieci giorni di chiusura produttiva, sta iniziando a comprimere i booking nelle settimane precedenti. Slow steaming, attese in banchina e port skipping stanno erodendo capacità effettiva e disponibilità di equipment.
Sul Far East-Europe e sul Far East-North America si profila dunque una ‘tempesta perfetta’ fatta di ritardi accumulati, congestione e tariffe in aumento, mentre per gli operatori della supply chain il 2026 si sta rivelando un anno nel quale mantenere una resilienza è una difficilissima necessità strutturale.




