La somministrazione del vaccino contro la Covid-19 non è questione di se, ma di quando e soprattutto di come. In questo momento sono in corsa diverse multinazionali e Governi
per mettere a punto il vaccino ed è quindi molto probabile che entro un tempo relativamente breve se ne troverà almeno uno efficace. Ma non basta scoprirlo, bisogna anche produrlo e, soprattutto, distribuirlo in modo capillare.

Per comprendere di che numeri stiamo parlando, consideriamo che per raggiungere un’immunità di gregge a livello globale bisognerà vaccinare tra il 60% e l’80% della popolazione mondiale, ossia almeno 5,6 miliardi di persone, in un tempo relativamente breve.

E qua entra in gioco la filiera logistica, che nel caso di tutti i farmaci richiede procedure specifiche, certificazioni e operatori specializzati.

L’articolo «Sfida impegnativa, quella del vaccino anti Covid-19» è apparso per la prima volta
sul numero 8/2020 di Logistica .
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Una filiera rigorosa

I vaccini richiedono cure ancora maggiori, perché spesso devono viaggiare in una filiera a temperatura controllata e ambienti di trasporto e stoccaggio con rigorosi standard igienici e di sicurezza (perché sarebbero un obbiettivo primario per ladri e rapinatori).

Inoltre, insieme al vaccino bisogna predisporre gli imballaggi adeguati e far giungere sul luogo di somministrazione anche gli strumenti per inocularlo, come le siringhe e i dispositivi di protezione degli operatori.

Per comprendere le difficoltà di tale operazione, che coinvolgerà tutto il mondo, basti pensare ai problemi di approvvigionamento di mascherine e guanti durante l’emergenza in Europa, e stiamo parlando in questo caso di prodotti che possono viaggiare senza particolari accorgimenti.

Bisognerà adeguare anche la supply-chain della produzione, che dovrà concentrare negli impianti farmaceutici non solo le materie prime (che possono essere numerose in un solo vaccino), ma anche i contenitori, come le fiale di vetro e i loro tappi (che ovviamente devono avere caratteristiche specifiche per non contaminare il vaccino). Questa filiera produttiva e distributiva dovrà aggiungersi a quella attualmente operativa, che oggi produce circa cinque miliardi di dosi l’anno.

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Il problema complesso

Come emerge da queste considerazioni di base, la distribuzione dei vaccini contro la Covid-19 sarà un processo complesso e che richiederà immense risorse di tipo economico ed operativo, ma anche tempo.

Gli analisti stanno quindi ammonendo le Autorità di tutto il mondo a organizzare la supply- chain per la produzione e la filiera distributiva, fino all’ultimo miglio, ancor prima della scoperta definitiva del vaccino.

Il trasporto aereo sarà in prima linea in questa operazione globale, perché sarà necessario ridurre il tempo tra la produzione e la somministrazione del vaccino. Non solo per immunizzare più velocemente la popolazione, ma anche per garantire una temperatura costante (che generalmente per i vaccini va da 2° a 8°) lungo l’intera filiera.

In ciò può aiutare, almeno nella fase iniziale, la conversione temporanea degli aerei passeggeri fermi per la drastica riduzione dei viaggi delle persone nel trasporto delle merci, grazie alla rimozione dei sedili.

Ovviamente maggiore efficienza si ottiene usando gli aerei full freight dell’ultima generazione solo per caricare vaccini: secondo una simulazione di Emirates SkyCargo, un Boeing 777F può trasportare fino a un milione di dosi.

Ma la vera sfida sarà nell’ultimo miglio, perché bisognerà raggiungere anche aree dove la disponibilità di strutture dedicate è scarsa o nulla. Anche in questo caso si pensa al volo, seppure su scala diversa: per esempio droni di varie dimensioni.

E proprio l’emergenza Covid-19 potrà essere lo stimolo per un salto di qualità e di quantità nei sistemi d’intralogistica e di trasporto automatici.

 

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