Temperature, imballi, maneggiabilità: dagli standard tecnologici da rispettare alla formazione del personale che dovrà occuparsene, sono troppi i nodi da sciogliere relativi al nuovo vaccino Pfizer.

Non solo, il punto di fondo, intuibile dalla reazione agli annunci del Governo in merito ai futuri piani vaccinali anti-Covid-19 esula da che tipo di vaccino effettivamente verrà scelto e sta proprio nell’assenza di una pianificazione.

Come anticipato da uno dei colossi mondiali della logistica e del trasporto di merci refrigerate, ossia DHL, distribuire un vaccino richiede già di per sé un’enorme organizzazione; figuriamoci dunque quando si tratta di inocularlo a tutta la popolazione mondiale: potrebbero occorrere anni per coprire una percentuale significativa anche di una sola nazione.

Conftrasporto alza dunque il livello di attenzione proprio sulla questione dei piani, che, a suo dire, non hanno ancora visto il coinvolgimento del diretto interessato, ossia il settore logistico.

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Conftrasporto, richiesta di chiarezza al governo

«Non basta annunciare i piani, qui ci sono nodi fondamentali da sciogliere, a partire dalla stabilità delle temperature».

A parlare è il vicepresidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè, che lo fa tornando sul tema di quella che è l’operazione più attesa dall’inizio della pandemia, e ribadisce l’urgenza di un confronto con il Governo.

Appare infatti insensato che si possa tralasciare il contributo degli esperti della logistica e dei Trasporti all’organizzazione dell’operazione di trasferimento dei farmaci nelle diverse fasi del trasporto, da quella ‘macro’ a quella più capillare nelle farmacie.

«Non ci sono infatti ancora indicazioni su come sarà affrontato il nodo delle basse temperature – spiega Uggè – Il problema è stato ammesso anche dallo stesso presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, il quale ha affermato che il ministero non è impreparato su questi aspetti della logistica. Ci chiediamo allora questo ‘non essere impreparato’ in che cosa consista, considerato che informazioni concrete sui vari, delicatissimi, passaggi del trasporto del farmaco non ne sono state fornite. Vorrei sapere chi è l’esperto del ministero incaricato del processo logistico, e se è così onnisciente da non accettare un confronto con chi tutti i giorni opera in questo settore».

 

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Vaccino Pfizer, dagli aeroporti all’ultimo miglio

«Tanto per cominciare, in Italia oggi nessun aeroporto può gestire prodotti a -75°. Bisogna attrezzarsi inoltre con mezzi su gomma idonei a quelle temperature sia per i lunghi tragitti, sia, nella fase successiva, per l’ultimo miglio, cioè per la consegna a destinazione. A oggi la stragrande maggioranza dei Tir presenti in Italia non arriva al di sotto dei -25 gradi di temperatura. Una soluzione sicuramente ci sarà. Ma vogliamo trovarla tutti insieme o pensiamo che i vaccini possano arrivare direttamente con l’aereo dentro le farmacie?».

Alla fine, la chiosa del vicepresidente di Conftrasporto, che guida anche la Federazione degli Autotrasportatori Italiani è aperta al dialogo ma categorica: «Ci auguriamo che le imprese di logistica e trasporto specializzate nella catena del freddo vengano coinvolte prestissimo, come stiamo chiedendo, noi come altri colleghi del settore, da quasi una settimana».  

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