L’obiettivo della Comunità Europea di diventare il primo continente ad impatto climatico zero, entro il 2050, passa inevitabilmente attraverso il nodo dei trasporti, le cui emissioni rappresentano circa il 25% di quelle totali di gas ad effetto serra.

In questa direzione si indirizzano, pertanto, le azioni suggerite dalla specifica Commissione Trasporti del Parlamento Europeo volte a promuovere l’impiego di mezzi a basso impatto ambientale favorendo la realizzazione delle condizioni che eliminino o limitino al massimo gli eventuali ostacoli di carattere normativo, economico o infrastrutturale.

Si pone in quest’ambito anche la recente approvazione da parte del Parlamento Europeo di una nuova proposta legislativa che impone ai singoli paesi membri degli obiettivi nazionali minimi per la realizzazione ed il relativo posizionamento sul territorio di infrastrutture per la ricarica o il rifornimento di carburanti alternativi.

La proposta si inserisce nelle misure previste dal “Target 55 in 2030”, un passaggio obbligato per il raggiungimento del Green Deal Europeo, che prevede la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 55%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2030. 

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Cosa prevedono le nuove disposizioni

Il punto più significativo del testo di legge approvato è che dal 2026 sulle principali strade della Comunità Europea dovrà essere installata una stazione di ricarica per veicoli elettrici almeno ogni 60 chilometri. La stessa regola varrà anche per camion e autobus ma limitatamente alle strade TEN-T (Rete Europea dei Trasporti). 

Deroghe saranno previste per le strade insulari, a scarso traffico o ultraperiferiche, su domanda motivata di ogni singolo stato membro.

Dal 2028 è inoltre richiesto che siano installate stazioni di rifornimento ad idrogeno ad una distanza minima di almeno 100 chilometri l’una dall’altra, e di 400 chilometri per le stazioni di ricarica a idrogeno liquido. Per il rifornimento dei veicoli commerciali pesanti viene chiesta l’installazione in parcheggi o piazzole sicure e protette. 

Da notare che le date di introduzione delle singole misure risultano tutte anticipate rispetto a quelle originariamente previste, quasi a testimoniare la preoccupazioni del Parlamento per i ritardi evidenti manifestati sino ad oggi da molti paesi, ai quali la norma approvata dovrebbe essere indirizzata, anche se il mancato rispetto di essa non sembra prevedere, al momento, sanzioni.

La proposta, che andrà poi negoziata con i singoli stati, prevede che le infrastrutture siano accessibili ad ogni marca di veicoli e che il pagamento sia facile, abbordabile e comparabile

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La situazione in Europa ed in Italia

L’Europa, si stima che, ad oggi, possa contare su 377.000 stazioni di ricarica, ben al di sotto di quanto si sarebbe dovuto realizzare se ogni paese avesse rispettato le promesse.

In Italia lo stato dell’arte, secondo i dati di Motus-E, è di 32.000 punti di ricarica per mezzi elettrici di cui il 75% su suolo pubblico. Il 90% di essi è però in corrente alternata, quindi a basse prestazioni. Inoltre, solo 310 stazioni si trovano sulle autostrade. Numerosi poi i punti inattivi anche a causa delle lungaggini burocratiche per le attivazioni.

Per quanto le disposizioni della nuova legge europea disegnino solo l’infrastruttura minima necessaria per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione del settore dei trasporti richiesti, la strada appare quindi molto lunga ed ardua.

In particolare, oltre ad una rinnovata sensibilità dei vari stati con conseguente volontà di investimenti, appare necessario il contributo dei privati.

Un esempio in tal senso è dato dalla joint venture Commercial Vehicle Charging Europe costituita da Volvo, Daimler Truck e Gruppo Traton con l’obiettivo di installare e gestire almeno 1.700 punti di ricarica a energia verde ad alte prestazioni nelle autostrade europee e negli hub logistici del Continente. L’investimento previsto è di 500 milioni di euro e sarà aperta e accessibile a tutti i veicoli commerciali pesanti.