L’emergenza Coronavirus (COVID-19) esplosa in Italia sta avendo una conseguenza inaspettata: il vero e proprio saccheggio dei supermercati e delle farmacie. Inaspettata, in quanto si sta verificando anche in zone d’Italia al momento distanti dai focolai identificati e messi sotto quarantena, ed apparentemente immotivata.

Si tratta di una vera e propria “psicosi da epidemia”, che rischia però di mettere in seria difficoltà non solo la grande distribuzione, ma soprattutto il comparto logistico che le sta dietro, come in una sorta di stress test che coinvolge un intero sistema.

Scaffali vuoti, triplicati gli ordini

Di fronte alle corsie razziate di alcuni supermercati, è chiaro che la situazione stia sfuggendo di mano. Al di là di ciò, va in qualche modo fatto fronte a quella che è una richiesta fuori dal normale.

A spiegare quali possono essere i problemi è stato, in una diretta TV di Rai 3, durante la trasmissione Agorà, Ivano Vacondio, Presidente Federalimentare.

Significativo un passaggio del suo intervento, che ha sottolineato come sabato, non più di due giorni fa, un tale scenario fosse fuori da qualsiasi logica, assolutamente imprevedibile. Pertanto, non esistono misure preventivamente adottate per farvi fronte e la catena di fornitura si trova a rispondere in tempo reale al problema.

Nel giro della giornata di lunedì 24 febbraio gli ordini proveniente dalla grande distribuzione sarebbero infatti, secondo Vacondio, addirittura triplicati dal mattino alla sera.

Un problema di produzione ma soprattutto di logistica

Vacondio ha proseguito il suo intervento specificando come, certamente, gli scaffali della grande distribuzione del nord Italia – ma, e qui sta la mina vagante, anche del centro-sud – saranno riempiti al più presto.

Si deve però tenere conto che il volume impazzito di ordini porta con sé almeno due problemi immediati: uno produttivo, l’altro logistico.

Dal punto di vista della produzione va da sé che in determinati settori all’aumento repentino degli ordini non si potrà assolvere seduta stante, a seconda anche del tipo di prodotto e della filiera che gli sta dietro.

Anche avendo i rifornimenti a disposizione dall’oggi al domani, si pone però un problema di natura logistica: le merci in Italia viaggiano prevalentemente su gomma. E a prescindere dal mezzo di trasporto, ci vuole un tempo minimo per il trasporto.

Non solo, il moltiplicarsi dei volumi in un tempo più ristretto richiede di movimentare (e trovare, prima di tutto) più vettori per il trasporto.

Tutto questo si traduce in un problema di risorse e di costi.

Una strozzatura per i contratti 

Il rischio che Vacondio evidenzia è dato dal fatto che misure eccezionali come quelle che vanno intraprese per fronteggiare tanta richiesta extra in poco tempo fanno necessariamente salire i costi dei trasporti.

I produttori ed i trasportatori sono però necessariamente vincolati da contratti, che vanno rispettati: qualcosa rischia dunque di non tornare nei conti.

C’è anche chi paventa un rischio rincari sui prezzi al consumatore finale, a sua volta però garantito dai contratti tra produttori e grande distribuzione.

Vi è infine un ultimo problema, afferma Vacondio, sorto nelle ultime ore e che può creare ulteriori ritardi nell’approvvigionamento di determinate materie prime nell’industria alimentare: il presidente di Federalimentare riporta infatti di vettori che rifiutino di entrare in Italia, influenzati dal clima di allarmismo che si è instaurato.

Insomma, il COVID-19 sembra imporre una prova di resilienza al sistema logistico italiano direttamente tra le mura di casa, senza bisogno di chiamare in causa le forniture mancanti dalla Cina.