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Ultimo miglio: le potenzialità della ciclologistica

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L’ultimo miglio è il segmento più complesso, oneroso e a maggior impatto della logistica urbana. La crescita dell’e-commerce e della distribuzione a domicilio richiedono crescenti livelli di affidabilità, velocità e flessibilità nei processi di consegna

Consumatori esigenti, alta competizione e città che si trasformano necessitano di soluzioni innovative e sostenibili. Un dato per tutti: a Milano l’e-commerce rappresenta il 6% del volume in termini di tonnellate, ma vale l’87% come numero di consegne (AMAT, 2023).

Il settore è quindi chiamato ad affrontare numerose sfide: dalla regolazione degli accessi alla ridefinizione dello spazio pubblico, dall’adeguamento delle flotte all’individuazione di soluzioni innovative e sostenibili.

In presenza di scenari in costante evoluzione, la gestione, pianificazione e regolamentazione della logistica urbana richiedono approcci e competenze capaci d’innovare. La domanda cresce in contesti urbani sempre più regolamentati, mentre l’offerta deve aggiornare tecniche, strumenti, soluzioni. 

In questo contesto, la ciclologistica si afferma sempre più come alleato essenziale per la transizione dell’agenda politica, logistica e ambientale. 

Anello di congiunzione per città più sostenibili

La distribuzione di beni e servizi in cargobici può contribuire a conciliare le necessità della sfera pubblica e di quella privata.

Da un lato, le Amministrazioni devono ridurre gli inquinanti, gli incidenti e migliorare l’accessibilità e la reale mobilità di persone e merci verso forme di commercio e vita pubblica maggiormente sostenibili, anche attraverso pedonalizzazioni e creazioni di ZTL. Dall’altro lato, gli operatori devono garantire il servizio e al contempo la maggiore efficienza e sostenibilità dei processi.

Ciò deve avvenire riducendo le incertezze degli investimenti rispetto a flotte e modelli di gestione e garantendo investimenti ESG (Environmental, Social, Governance), accompagnati da un ritorno di produttività e di immagine.

Questa apparente contrapposizione tra pubblico e privato può essere colmata da soluzioni condivise o autonome dall’alto potenziale trasformativo, puntando sulla sostituzione dei modelli e dei sistemi che hanno generato le criticità e non solo intervenendo sulle motorizzazioni degli stessi veicoli. Ciò è possibile, ad esempio, passando per magazzini di prossimità, dove consolidare un numero minore di furgoni con maggiori tassi di carico e da cui ridistribuire in cargo bike. 

Ultimo miglio: trasferire le consegne dai furgoni alle cargo bike

Nel merito, la possibilità di trasferire le consegne dai furgoni alle cargo bike viene sostanziata da diversi studi. Il 50% degli spostamenti che includono il trasporto di beni in Europa, secondo lo studio “Cyclelogistics – Moving Europe Forward” (2016), potrebbe essere effettuato in cargo bike. Tale percentuale, nel caso di Parigi, aumenta fino a raggiungere un 90% di numero di consegne tecnicamente possibili, secondo lo studio “Delivering Paris by Cargo Bikes: Ecological Commitment or Economically Feasible?” (2022).

courier traveling with his cargo bike through the city, lateral view

Diversi mezzi per diversi scopi, quindi: prima l’uso dei furgoni per coprire le tratte extraurbane e rifornire i magazzini e successivamente le cargo bike per la distribuzione di ultimo miglio. I magazzini di prossimità possono inoltre contribuire a ridurre la logistica di ritorno, offrire ulteriori funzioni, quali la presenza di parcel locker e di punti di assistenza.

Con l’avanzamento della digitalizzazione sarebbe inoltre possibile condividere, tramite piattaforma, una stessa rete di magazzini, parcel locker e strutture analoghe per evitare la sovrapposizione di singole strutture private che offrono medesimi servizi in aree centrali caratterizzate dalla scarsa disponibilità di spazi. 

Le cargo bike sono davvero più efficienti dei furgoni? 

Questa è la domanda alla base dello studio “Data-driven Evaluation of Cargo Bike Delivery Performance in Brussels”, pubblicato a novembre 2023 e redatto da Kale AI, startup londinese specializzata in soluzioni di intelligenza artificiale per la logistica urbana.

In un panorama urbano profondamente modificato dalla crescita dell’e-commerce e delle consegne a domicilio, i dati su tempi e costi reali dell’ultimo miglio sono ancora scarsi e difficili da reperire.

Lo studio affronta proprio questo problema in chiave critica: è possibile quantificare il vantaggio percepito che le cargo bike hanno rispetto ai furgoni in città?

Nicolas Collignon, co-fondatore di Kale AI, non è nuovo a questo tipo di indagini sperimentali: nel 2021 la collaborazione con l’azienda di logistica PedalMe a Londra aveva già utilizzato dati raccolti sul campo tramite cargo bike per simulare le prestazioni di un furgone sugli stessi giri di consegna. In totale, a Bruxelles sono stati tracciati circa 100 giri di consegna per ognuna delle 9 cargo bike Bullitt a pedalata assistita messe a disposizione dall’azienda di ciclologistica Urbike, per un totale di 7.340 consegne in un mese e mezzo.

Sia a Londra che a Bruxelles, i risultati sono stati del tutto simili e nettamente a favore della cargo bike.

Le route effettuate in bicicletta sono del 30% più corte, del 30% più veloci, e permettono di risparmiare il 45% del tempo complessivamente, tenendo conto delle difficoltà di parcheggio dei furgoni. 10 consegne all’ora contro 5, un costo per collo consegnato pari a circa un quinto, il 98% di emissioni in meno. 

I vantaggi di una logistica urbana più flessibile

I vantaggi di un modello di logistica urbana più flessibile e a misura umana sono evidenti.

Se è vero che nell’evoluzione delle specie non vince chi è più forte (in questo caso, più capiente) ma chi si adatta meglio ai cambiamenti dell’ambiente, le cargo bike hanno i numeri per diventare una delle chiavi per le criticità dell’ultimo miglio.

Giuseppe Galli, TRT Trasporto e Territorio

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