Come si raggiunge l’ambizioso obiettivo dell’Unione Europea di essere neutrali climaticamente entro il 2050? Concerto perseguendo una sola strada. Anzi, proprio di che tipo di ‘strade’ da percorrere, in senso fisico, si parla a Bruxelles.

Il settore della mobilità, pubblica, privata, passeggeri e merci, è in primo piano: la transizione ecologica impone grandi cambiamenti e trasformazioni del mercato del lavoro, ma, prima di tutto, non può prescindere dall’avere un piano.

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Spostare i trasporti su rotaia

La linea da seguire secondo la UE è quella di incrementare il trasporto ferroviario, facendovi convergere gran parte dei passeggeri e delle merci che ad oggi viaggiano su gomma.

I treni sono indubbiamente meno inquinanti: i dati attestano che solo lo 0,4% delle emissioni nocive attribuite al comparto dei trasporti dipenda da essi, contro il 71,1% prodotto dall’autotrasporto.

Uni dei punti cardine del piano di Bruxelles è aumentare i collegamenti disponibili agendo su due fronti: quello dei collegamenti internazionali e quello dei treni notturni, i primi da sempre deficitari ed i secondi drasticamente ridotti negli ultimi dieci anni.

 

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Riformare il TEN-T

La vera rivoluzione per il trasporto merci ferroviario arriverebbe però dalla modifica del TEN-T o Trans-European Transport Network, un regolamento nato per promuovere l’adozione di reti ad alta velocità.

Ne fanno parte le major cities dell’Unione e necessita di un adeguamento per rispondere alla necessità di rispettare il termine del 2050: tra le proposte, quella di innalzare la velocità minima di crociera per i treni merci a 100 km/h, migliorare i collegamenti con porti ed aeroporti e ridurre il tempo massimo di attesa alla frontiera per i convogli merci a 15 minuti.

Le stesse major cities – ben 245 – dovrebbero a loro volta presentare dei piani di mobilità sostenibile che si integrino con il trasporto ferroviario entro il 2025.

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Ricadute sull’economia e sull’ambiente 

Da queste misure sono attesi grandi risultati: si parla di un aumento del PIL europeo in conseguenza alla maggior efficienza dei trasporti pari al +2,4% in trent’anni, il che si tradurrebbe in 467 miliardi di euro.

La ricaduta occupazionale sarebbe ottima, con la creazione di 840mila posti di lavoro, mentre i benefici stimati per l’ambiente parlano di una riduzione dei costi esterni legati alle emissioni di CO2 di 387 milioni di euro entro il 2050 ed un calo dei costi dovuti direttamente all’inquinamento atmosferico di circa 420 milioni di euro.

Un tesoretto risparmiato che aiuterebbe a compiere nuovi investimenti per potenziare ancor più trasporti efficienti, ma al contempo sostenibili.