Hormuz, in caso di riapertura tempi e incognite della ripresa dei traffici globali

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Il recente accordo tra Stati Uniti e Iran rende possibile la riapertura dello Stretto di Hormuz, sebbene i tira e molla siano all’ordine del giorno, e ciò rappresenta un primo passo verso la normalizzazione dei flussi commerciali globali. 

Al netto del fatto che una vera riapertura appare ancora improbabile, la domanda che si fa strada nel settore dello Shipping è quanto tempo occorra per tornare alla piena operatività dei vettori del trasporto containerizzato

Secondo gli analisti del trasporto marittimo e aereo, il ritorno alla piena operatività dello stretto, quand’anche la riapertura dovesse essere totale ed incondizionata, sarà lento, graduale e influenzato da variabili sia di natura politica, sia operativa. La crisi iniziata a fine febbraio ha infatti generato una perturbazione senza precedenti nelle supply chain, riducendo drasticamente la capacità disponibile e spingendo al rialzo i costi di trasporto su scala mondiale, motivo per cui lo Shipping spera in una normalizzazione dei transiti da e per il Golfo.

Un nodo strategico che riparte con cautela

Tanto per dare la dimensione del problema, lo Stretto di Hormuz è un passaggio vitale per il commercio globale che, prima della crisi, vedeva transitare nell’area 99 servizi container, pari a 3,2 milioni di TEU di capacità, che corrisponde a circa il 10% della flotta mondiale

Il blocco imposto dai Pasdaran ha ridotto l’operatività a soli 11 servizi e 74.000 TEU, con 470 navi deviate verso altre rotte. La riapertura prevista dal Memorandum d’Intesa in 14 punti non sarà per altro immediata: il documento prevede un periodo di negoziazione di 60 giorni e una finestra minima di 30 giorni per le operazioni di sminamento, che potrebbero richiedere tempi più lunghi. Solo al termine di queste attività sarà possibile ripristinare corridoi di navigazione sicuri.

Le stime degli analisti: tre mesi per la normalizzazione

Secondo Xeneta, anche nello scenario più favorevole la piena ripresa dei transiti sulle reti marittime non avverrà prima di tre mesi. La società di analisi prevede un percorso in tre fasi: evacuazione delle navi bloccate nel Golfo, riattivazione dei servizi feeder regionali e, solo in seguito, ritorno dei collegamenti a lungo raggio sulle rotte Asia‑Europa e Asia‑Nord America. 

La cautela è d’obbligo: un improvviso deterioramento della sicurezza potrebbe compromettere l’intera rete, come stiamo già vedendo a pochi giorni dalla firma del memorandum. Nel frattempo, i noli spot continueranno a salire finché lo Stretto non sarà completamente operativo, con un picco atteso in prossimità della riapertura formale.

Effetti sul cargo aereo e sulle supply chain globali

Il trasporto aereo ha assorbito parte della domanda deviata dal mare, ma ha subito l’impatto dell’aumento dei prezzi del carburante e della pressione sulla capacità. 

Le supply chain, già stressate, hanno dovuto riorganizzarsi rapidamente, spostando flussi lontano dal Medio Oriente e, anche dopo la normalizzazione, gli analisti prevedono che le reti logistiche non torneranno identiche al passato: è previsto, invece, un ricorso più forte ai servizi feeder e ai transshipment per aumentare la resilienza e ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici.

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