Capacità tesa, domanda forte, prezzi in rialzo: se questi sono i frutti della riapertura dello Stretto di Hormuz dopo il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran (per altro continuamente violato), si può dire che non abbia certo riportato la stabilità alle rotte energetiche e containerizzate che ci si aspettava. L’attacco alla portacontainer Ever Lovely, avvenuto il 25 giugno lungo la rotta meridionale, quella raccomandata dalle marine occidentali, ha mostrato quanto la tregua sia fragile e quanto gli attacchi possano essere tranquillamente contemplati nella logica del braccio di ferro ancora in atto tra Teheran e Washington.
Ciononostante, il traffico continua a fluire, mentre il mercato dei noli containerizzati registra aumenti significativi dovuti alla robustezza della domanda, alla capacità disponibile che rimane al momento limitata e ai sovrapprezzi d’emergenza ancora applicati dai vettori. Le analisi di Drewry e le evidenze operative nello stretto delineano un quadro molto complesso, dove geopolitica e dinamiche di mercato sono indistricabilmente unite.
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Hormuz: riapertura (e sicurezza) parziale
Il giorno successivo alla violazione del cessate il fuoco, il traffico attraverso Hormuz è proseguito in entrambe le direzioni, con VLCC, LNG carrier e tanker in movimento lungo le rotte omanite e iraniane, ma non senza conseguenze sulle strategie delle compagnie di Shipping.
Secondo dati citati da Bloomberg, gli Stati Uniti hanno facilitato 80 attraversamenti il 23‑24 giugno, contro una media pre‑guerra di 138 navi al giorno. L’attacco alla Ever Lovely ha però spinto alcune compagnie asiatiche a sospendere le uscite dal Golfo, mentre l’Iran ha ribadito che il transito sicuro non può essere garantito senza il suo permesso.
L’International Maritime Organization, il più importante organo decisionale e regolatori del trasporto marittimo mondiale, ha annullato il suo piano di evacuazione del Golfo e la relativa conferenza stampa, segnale della delicatezza della situazione, mentre sul piano politico, Washington ha avvertito Teheran che qualsiasi pedaggio sullo stretto comprometterebbe il processo di pace; infine, l’Oman ha inviato messaggi contrastanti sulla possibilità di una gestione congiunta dei costi.
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Capacità globale: congestione e blank sailings limitati
Parallelamente, il mercato containerizzato vive una assai tesa. Secondo il Drewry World Container Index del 25 giugno 2026, l’indice composito è salito del 5% a 4.166 dollari per FEU, massimo da settembre 2024.
La capacità resta rigida: solo quattro le blank sailings annunciate sulla rotta Transpacifica e tre su quella Asia‑Europa per la settimana successiva.
Lo stato di congestione persistente nei principali hub asiatici ed europei limita la disponibilità di navi, mentre gli importatori continuano a caricare le spedizioni in vista di possibili cambi tariffari e dell’aumento dei costi bunker dal 1° luglio. Dunque, c’è più domanda, poca capacità di evasione da parte dei terminal container e poca stiva disponibile, motivo per cui i noli rimangono su livelli decisamente ‘pompati’.
Noli in aumento: rotte Transpacifica e Asia‑Europa sotto pressione
Le tariffe spot mostrano incrementi marcati. Sull’asse della rotta Transpacifica, la tratta Shanghai‑Los Angeles è salita del +12% a 5.750 dollari per FEU, valore superiore del 54% rispetto alla stessa settimana del 2025.
Anche far navigare un container da Shanghai a New York ha raggiunto i 7.149 dollari, sebbene fosse già più caro e l’incremento percentuale sia stato dunque inferiore (+6%). Sulla rotta Asia‑Europa, Shanghai‑Rotterdam è cresciuta dell’1% a 4.392 dollari, mentre Shanghai‑Genova è rimasta stabile a 5.759 dollari.
I vettori applicano sempre surcharge e aumenti: CMA CGM ha fissato tariffe Freight All Kinds a 6.300 dollari per FEU verso l’Europa e 7.700‑8.500 dollari verso il Mediterraneo, oltre a Peak Season Surcharge di 1.000 dollari per TEU (verso l’Europa) e 1.400 dollari (verso il Mediterraneo) dal 1° luglio. Drewry prevede ulteriori rialzi nelle prossime settimane.
Un mercato che assorbe gli shock geopolitici ma non li neutralizza
La tregua USA‑Iran ha ridotto i rischi immediati di disruption delle catene di fornitura, ma l’attacco del 25 giugno dimostra che la stabilità è un’illusione. In un contesto di capacità tesa e domanda forte, anche eventi circoscritti possono amplificare la volatilità dei noli.
I carrier mantengono un forte controllo dell’offerta e riescono a imporre aumenti nonostante l’ingresso di nuova capacità, come evidenziato da analisi di settore che sottolineano come gli shippers siano contenti della nuova capacità disponibile, ma che ciò non diluirà l’aumento dei noli.
La riapertura di Hormuz non coincide, a conti fatti, con un ritorno alla normalità.




