Nel Consiglio dei ministri del 22 maggio scorso sono state riposte le attese di un intero settore per la gestione del caro carburanti e per la tenuta economica dell’autotrasporto italiano, cui il governo ha risposto con la proroga del taglio delle accise su benzina e gasolio, unitamente a un pacchetto di interventi mirati alle imprese di trasporto merci e al trasporto pubblico locale, che costituisce l’asse portante del nuovo Decreto Carburanti.
In questo modo è stato scongiurato lo sciopero dell’autotrasporto indetto per il 25 Maggio, al quale avrebbero aderito ben 11mila imprese e che avrebbe sostanzialmente paralizzato regioni-chiave per l’economia italiana, come la Lombardia.
Le misure varate rispondono a un contesto di forte pressione sui costi operativi, aggravato dall’aumento del prezzo del gasolio e dalle difficoltà di reperire coperture finanziarie in assenza di flessibilità europea – reale sfondo economico e politico sul quale le contrattazioni italiane si muovono.
La proroga del taglio delle accise: contenuto e coperture
Il Governo ha confermato la proroga, almeno siano al 6 giugno, dello sconto sulle accise, inizialmente in scadenza il 22 maggio.
La misura, già finanziata nel 2026 con circa 400 milioni di euro in parte con il Decreto Legge 63/2026 e in parte con il decreto MEF‑MASE dell’8 maggio, mantiene le aliquote ridotte a 622,90 €/1000 litri per la benzina (con un taglio di 5 centesimi a litro) e a 472,90 €/1000 litri per il gasolio (con la decurtazione di 20 centesimi ogni litro).
La proroga è ritenuta necessaria per evitare incrementi immediati dei prezzi a causa dello scenario internazionale legato ad Hormuz ed alle esportazioni di greggio: senza intervento di Palazzo Chigi, dal 23 maggio sarebbero scattati rincari per circa +6,1 centesimi al litro sulla benzina e di +24,4 centesimi al litro sul gasolio, con valori medi oltre 2 €/l sulla rete ordinaria e fino a 2,30 €/l in autostrada.
Il nodo principale restano le coperture, poiché la Commissione UE ha respinto la richiesta italiana di estendere all’energia la clausola di salvaguardia National Escaper Clause già applicata alla difesa. Il negoziato resta aperto, ma il Governo valuta anche altre vie previste dalla governance economica europea.
Impatto dei rincari e criticità del settore
Secondo le elaborazioni della CGIA di Mestre, il gasolio ha registrato un aumento di circa il 30% rispetto alla fine del 2025, raggiungendo un prezzo medio di 2,135 €/l. Per intenderci, un mezzo pesante sconta un aggravio di circa 250 euro a pieno e molte imprese devono fare fronte ad un sovrapprezzo settimanale sui viaggi delle proprie flotte che si aggira nell’intorno dei 600-1000 euro.
A conti fatti, l’incidenza del carburante sui costi di gestione ha raggiunto il 40%, rischiando di compromettere la continuità operativa di circa 13.000 imprese entro la fine dell’anno.
Il quadro è ulteriormente appesantito dai valori rilevati dal MIMIT al 19 maggio: 1,951 €/l per la benzina e 1,978 €/l per il gasolio sulla rete stradale, 2,023 €/l e 2,064 €/l, rispettivamente, in autostrada. Anche qui, una valore del Brent stabile intorno ai 110 dollari al barile ha ridotto enormemente i margini di intervento sui prezzi.
Le richieste dell’autotrasporto e le misure allo studio
Al tavolo con il Governo, le federazioni riunite in Unatras hanno presentato quattro richieste pratiche, ossia la ricezione di un credito d’imposta per compensare i maggiori costi del carburante sostenuti tra marzo e maggio 2026, un rimborso di 200 euro ogni 1.000 litri di gasolio acquistato, la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e contributivi e l’introduzione di clausole contrattuali per trasferire ai committenti gli aumenti del carburante tramite fuel surcharge, un po’ come nel settore marittimo.
Lo sciopero nazionale del 25‑29 maggio è stato infine revocato grazie al pacchetto da 300 milioni di euro varato dal governo e alla possibilità, accolta come da richiesta, di far slittare a luglio gli oneri fiscali per le imprese dell’autotrasporto. Anche sul fronte del rimborso delle accise, nella serata di venerdì il CdM ha stabilito che sarà esigibile in forma di credito d’imposta nell’arco di 30 giorni rispetto ai 60 precedenti, in virtù di un ristoro stabilito in sede europea per i veicoli euro 5 ed euro 6.
Meno soddisfatte le sigle di settore rappresentanti il Sud Italia, che soffre maggiormente la situazione e per le quali rimane aperto un ambito di discussione.



