Il problema del trattamento delle merci lungo tutta la catena di approvvigionamento è di grande attualità. Dalla sua correttezza dipende infatti il buon esito della consegna e, conseguentemente, il grado di soddisfazione del cliente.

Eventuali compromissioni lungo l’iter della distribuzione hanno, invece, ricadute anche sui costi oltre che sull’immagine dell’azienda, sul venditore come sul fornitore.

Non deve pertanto stupire se vengono costantemente effettuate indagini per individuare i punti critici della catena di approvvigionamento.

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Consegne e problemi 

A titolo d’esempio, riportiamo i risultati di un audit indipendente, condotto annualmente da Retail&Asset Solutions (RAS) nei centri di distribuzione del Regno Unito, che rivela come il 2,1% di tutte le merci transitate attraverso la catena di approvvigionamento al dettaglio, abbia riscontrato problemi al punto da impedirne la consegna.

L’indagine ha preso in esame un campione quantitativamente significativo basato su ben cinque milioni di controlli effettuati sulle merci nei momenti ritenuti più critici quali la consegna da parte del fornitore, la ricezione presso il centro di distribuzione, il prelievo ed il carico per l’ultimo miglio.

I risultati hanno destato non poche sorprese e, anche se riferiti alla realtà di un singolo paese, sono senz’altro rilevanti anche di quanto generalmente accade in molti altri paesi europei.

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La maggior criticità

Quasi inaspettatamente, almeno per molti operatori, il processo della supply chain risultato più critico è stato il ricevimento merci presso il centro di distribuzione.

In realtà, molto spesso accade che la merce venga spedita correttamente dal fornitore ma all’atto della ricezione nel centro vengano commessi errori a causa, magari, del disbrigo di troppe pratiche burocratiche o di attribuzione di codici sbagliati per lo stoccaggio ed il successivo prelievo.

Errori che possono sembrare di piccola entità ma sovente si ripercuotono sulle fasi successive a tutto danno della consegna finale.

Si tenga comunque presente che è difficile che gli errori siano a carico di una sola fase, molto spesso più processi contribuiscono a determinare una situazione di criticità tale da limitare la disponibilità del prodotto.

L’inaffidabilità di un processo di ricezione, in più i un caso nasconde lacune o difetti in altri processi oppure errori umani.

I controlli che vengono fatti periodicamente a campione non solo servono a rilevare i possibili errori ma anche a individuarne le cause in modo da poter adottare le giuste contro misure. 

In tal senso, i costi per i controlli affidati a società indipendenti sono ampiamente ricompensati dai vantaggi rappresentati dalla possibilità di adottare misure di correzione molto velocemente.

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Una possibile soluzione

In molti casi, come l’audit ha potuto rilevare, l’errore che trasforma in inaffidabile un intero processo ha origine nella necessità di ottemperare a diverse esigenze burocratiche alla ricezione della merce.

Una possibile soluzione, già praticata da alcuni grandi operatori inglesi, prevede che i fornitori, scaricata la merce nel centro di distribuzione, non debbano attendere che la consegna venga verificata, ma possono ripartire subito e procedere alla relativa fatturazione.

In questo modo, oltre al guadagno di tempo, si elimina l’urgenza di completare la pratica di consegna e ricezione con l’indubbio contenimento di possibili errori.

Trimestralmente sulla base di controlli indipendenti su un campione rappresentativo delle merci consegnate, fornitore e rivenditore procedono a conguagliare eventuali differenze riscontrate nella verifica.

Il sistema, detto Good Faith Receiving, poggia sulla buona fede degli interpreti e consente una maggiore velocità di ricevimento merci, una superiore efficienza oltre ad una riduzione degli oneri amministrativi. 

La sua applicazione ha avuto come riscontro una diminuzione degli errori del 60%.