Servizi e forniture essenziali, come acqua, luce e gas, industrie alimentari, industrie farmaceutiche e di apparecchiature sanitarie, ma anche giornalisti, studi professionali e manutentori di elettrodomestici, telefonia, impiantisti, badanti e veterinari.

Nel decreto «Chiudi Italia», come è stato soprannominato, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha, ponendo la sua firma nella tarda serata di ieri, stabilito a seguito di lunga concertazione quali attività lavorative potranno continuare il proprio operato da qui al 3 aprile 2020.

Rimangono valide le raccomandazioni sulle misure di sicurezza sanitaria e distanziamento sociale già prescritte, sebbene il “lavoro agile” sia dato come scelta obbligata in alcuni casi (gli studi professionali) solo dall’ordinanza della Regione Lombardia, in alcuni punti più rigida del dcpm.

Eccetto che per “comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”, il «Chiudi Italia» inasprisce i divieti sugli spostamenti, negando il rientro presso il domicilio ed imponendo la permanenza sul territorio comunale nel quale ci si trova al momento dell’entrata in vigore.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – Credit: Governo.it

Trasporti e industrie alimentari ok

Per quanto interessa il campo della logistica e delle filiere industriali, chiaramente risentiranno di questi provvedimenti tutte quelle catene legate alla produzione di beni non essenziali.

Rimangono però aperti tutti quegli impianti “a ciclo continuo” il cui arresto comporterebbe gravi danni agli stessi e, soprattutto, le industrie del settore alimentare, dalla coltivazione, pesca ed allevamento alla lavorazione di alimenti e bevande (codici Ateco 01, 03, 10 e 11).

Allo stesso modo continuano ad essere consentiti i trasporti ed il commercio degli stessi, passaggio fondamentale per gli interessi di buona parte della logistica agro-alimentare.

Proseguono, dunque, i trasporti terrestri (49), marittimi e per vie d’acqua (50), nonché quello aereo (51).

Avanti anche imballaggi, magazzinaggio e corrieri

Se i servizi postali ed i corrieri rientrano tra i servizi più facili da ricordare, sono importanti le voci “attività di imballaggio e confezionamento conto terzi” (codice 82.92), “distribuzione di libri, giornali e riviste” (82.99.2) e “magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti” (Ateco: 52).

Mentre la seconda tiene in attività un settore che implica una catena distributiva capillare sul territorio, in parte sopperita in questi momenti dai corrieri, le altre due voci – magazzinaggio, supporto ai trasporti e imballaggio – garantiscono una discreta linfa a molti settori che interessano direttamente la supply chain.

Consentito anche produrre imballaggi in legno (16.24.20).

Leggi l’elenco completo delle attività in Gazzetta Ufficiale

Altre industrie, tra le proteste dei sindacati

Abbastanza importanti, per il riflesso che hanno sul settore logistico anche i codici 13.96.20, “Fabbricazione di altri articoli tessili tecnici ed industriali”, 15.94, “Fabbricazione di spago e corde” e 13.95, “tessuti non tessuti e articoli in tali materie (escluso l’abbigliamento)”.

Assieme alla produzione di divise da lavoro e camici, mantengono un’altra fetta di attività industriali aperte, assieme alle industrie per la fabbricazione della carta, di articoli in gomma e plastica. Non sono le uniche aziende che possono proseguire, ma sono tra quelle che interessano maggiormente il nostro settore.

A seguito delle concertazioni con le sigle sindacali, sono invece stati depennati gli impianti che lavorano metalli ed alluminio, in quanto con essi sarebbe rimasta aperta una percentuale eccessivamente alta del tessuto produttivo italiano, che nella meccanica ha uno dei settori trainanti.

Commercio, distribuzione e produzione macchinari

Tra le attività concesse sino al 3 aprile 2020 si leggono anche quelle relative alla produzione (e poi alla vendita all’ingrosso) di macchinari e macchine per l’agricoltura e la silvicoltura, per le industrie alimentari e del tabacco, della carta e del cartone, di mezzi e attrezzature da trasporto.

Aperto anche il “commercio di parti e accessori di autoveicoli” (45.3) e le relative “manutenzioni e riparazioni” (45.2).

Aziende come FCA, Pirelli, Brembo e Fincantieri hanno già operato uno shut down delle fabbriche o una drastica riduzione delle operazioni, avviando laddove possibile una conversone delle linee di produzione per fabbricare accessori utili all’emergenza sanitaria.

Leggi l’elenco completo delle attività in Gazzetta Ufficiale

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