La pandemia con i suoi ripetuti ed obbligati lockdown che si sono succeduti un po’ in tutto il mondo ha indotto nuove abitudini di consumo da parte di quella popolazione che si è affacciata alle piazze virtuali generando una crescita accelerata ed imprevista dell’e-commerce.

Un fenomeno che ha costretto i maggiori operatori di settore ad adeguare rapidamente le proprie strutture logistiche per far fronte ad una domanda senza precedenti in grado di coinvolgere tutti i settori merceologici superando barriere all’acquisto mai scalfite prima.

Ciò ha portato non solo a predisporre piattaforme capaci di assicurare disponibilità di prodotto in tempo brevi ma soprattutto ad adeguare la capacità anche in termini numerici del personale necessario. Operazione che ha coinvolto i grandi big del settore così come il nutrito mondo dei corrieri espresso.

Il primo trimestre 2022 sta però, quasi inaspettatamente, segnando un brusco risveglio facendo registrare dai dati emersi dalle trimestrali delle grandi società come dai primi bilanci dei singoli trasportatori, flessioni considerevoli degli ordini e delle consegne effettuate a fronte di un rincaro dei costi sia di trasporto che di manodopera.

In Italia, ad esempio, la Federazione dei corrieri espresso ha denunciato, in avvio 2022, un calo degli ordini del 30% a fronte di un incremento dei costi per caro carburante ed inflazione quantificabile nella misura del 35% circa.

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Allarme Amazon e UPS

Il campanello d’allarme risuonato più forte è senza dubbio quello di Amazon, sia per le dimensioni del colosso statunitense, sia perché rappresenta un po’ il simbolo dello sviluppo del commercio elettronico nel mondo.

Il primo trimestre di Amazon.com Inc, come battuto dall’Ansa del 29 aprile 2022, ha evidenziato una perdita netta di 3,8 miliardi di dollari, scontando 10 punti percentuali a Wall Street e segnando il calo più pesante dal 2014.

Al di là del peso in negativo di qualche investimento poco fortunato, ciò che gli analisti e lo stesso management dell’azienda riconoscono è che la frenata si deve essenzialmente ad un ritorno alla normalità nelle abitudini dei consumatori dopo che l’epidemia di Covid 19 ne aveva fortemente alterato le caratteristiche e gli indirizzi.

Ad aggravare la situazione sotto il profilo economico finanziario vi è anche l’evidenza di un aumento dei costi dovuti alla mano d’opera, all’energia e alle spedizioni.

 

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In particolare, la crescita della forza lavoro aveva seguito il trend di sviluppo delle operazioni chiamate improvvisamente durante la pandemia ad un inatteso raddoppio ed ora determina un eccesso di capacità che pesa sui risultati.

Analogamente, la mutata situazione produce una perdita di efficienza dei magazzini a cui si aggiungono i costi di spedizione aumentati del 14% per la maggior incidenza di container e carburante.

Non dissimile la situazione di UPS dove si lamenta anche l’incertezza geopolitica ed il blocco dei porti in Asia provocato dalla nuova ondata locale di Covid 19, che stanno ostacolando una ripresa dei volumi.

In entrambi i casi l’obiettivo per i prossimi trimestri è la ripresa di produttività agendo sulla supply chain e sulla struttura anche se la strada non appare né breve né agevole alla luce delle minacce inflazionistiche in diversa misura presenti sui mercati.