La digitalizzazione fa bene: con la prova infernale cui la disgregazione della Supply Chain ha sottoposto le aziende italiane, emerge la maggior reattività di quante fossero più avanti con la propria digitalizzazione.

L’Electronic Data Interchange (EDI), ossia lo scambio di documentazione digitale che può comprendere fatturazioni come ordini o reportistiche, è monitorato da GS1 Italy, che ne implementa lo standard per molte aziende del largo consumo, e dalla School Of Management del Politecnico di Milano.

Nell’edizione 2021 del Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia viene scattata una fotografia dello stato della digitalizzazione dei processi delle aziende italiane.

Leggi anche:
PMI, un bando da 30 milioni di euro per la digitalizzazione

 

L’EDI regge all’impatto della pandemia

Lo schianto della filiera produttiva e logistica contro il muro dei lockdown ha avuto l’effetto di divaricare la forbice esistente tra le aziende ‘preparate’ al cambiamento e quelle no.

L’Electronic Data Interchange si è mostrato stabile a cavallo del periodo nero a marca 2020: rispetto al pre-pandemia sono 19 mila le imprese che lo adottano, scambiando 252 milioni di documenti, il +5% che nel 2019.

Le fatture, che rimangono il primo documento scambiato, calano a 50 milioni di unità (-1% rispetto al 2019), dopo due anni stabili sui 55 milioni, ma probabilmente per via del fatto che le aziende si sono rivolte direttamente al Sistema di Interscambio (l’SDI del Ministero) senza dunque sovrapporsi con il flusso EDI.

In crescita sono invece tutti gli altri documenti: ordini +6%, conferme d’ordine +28%, DESADV (avviso di spedizione) +12%, altri documenti (come inventory report, anagrafiche di prodotto, documenti logistici) +8%.

Leggi anche:
Digitalizzazione e Supply Chain: il Dossier di Logistica

 

EDI e largo consumo

Nel 2020 il largo consumo si è confermato come il settore più strategico per la crescita della digitalizzazione dei processi e delle relazioni tra le imprese. Per la prima volta è stato il primo settore nell’e-commerce B2B e ha consolidato il primo posto nell’utilizzo dell’EDI, con il 63% delle 19 mila imprese connesse.

GS1, dal canto suo, ha visto crescere nel corso del 2020 il numero delle aziende utilizzatrici dell’EDI con il suo standard, utilizzato come fonte per il monitoraggio.

Le aziende che nel 2020 hanno scambiato messaggi EDI a standard GS1 sono state 7.817, in crescita di +4% sul 2019. Il 45% di queste aziende fa parte dell’ecosistema Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy: di queste 3.506 imprese, 3.207 sono produttori, 291 distributori e 8 operatori logistici. Sono state 997 le aziende che hanno usato Euritmo per la prima volta (28% del totale) e quattro i messaggi di ingresso nel circuito più gestiti: al primo posto la fattura con il 48% del totale, seguita da ORDERS (ordini, 36%), ORDRSP (la conferma d’ordine, 8%) e il DESADV (avviso di spedizione, 6%).

Nel 2020 è cresciuto anche il numero dei messaggi in standard GS1 EDI scambiati, arrivati a quota 68 milioni (+5% sull’anno precedente). Di questi: 32,2 milioni sono quelli scambiati internamente al circuito Euritmo.

Leggi anche:
Retail e digitalizzazione, le opportunità di una corsa spietata

 

I documenti più scambiati

Entrando nel dettaglio dei messaggi GS1 EDI gestiti, la fattura si conferma top performer tra i documenti base, con 15,59 milioni di messaggi scambiati. Seguono l’inventory report (il messaggio contenente le informazioni sulle giacenze di magazzino e su livelli di stock target o pianificati), in diminuzione a 13,16 milioni (-5%), e il DESADV, che ha segnato una battuta di arresto probabilmente a causa del lockdown e dei successivi decreti governativi che hanno imposto uno stop alle vendite in diversi comparti merceologici, in particolare nel Non Food, interrompendo di fatto le relazioni commerciali e la catena di fornitura relativa.

 

Rapporto performance – digitale

Più in generale, si evidenzia il rapporto esistente tra performance aziendali e il digitale: il 45% delle imprese italiane che avevano adottato almeno una tecnologia per la digitalizzazione dei processi prima dell’ondata pandemica ha ottenuto fatturati stabili o in aumento, mentre l’81% di quelle che non avevano ancora fatto nulla hanno registrato fatturati in calo. Secondo i dati dell’“Osservatorio Digital B2b” della School of Management del Politecnico di Milano, la pandemia ha spinto il 48,8% delle imprese italiane a dare impulso a nuovi progetti di digitalizzazione e i contributi previsti dal PNRR per l’innovazione saranno un’ulteriore leva per spingere a un’adozione del digitale a supporto dei processi B2B.

Il rilascio di nuove tipologie di documenti è inoltre un segnale positivo del continuo utilizzo degli strumenti EDI, testimoniato anche dal fatto che sono sempre di più le aziende interessate a soluzioni EDI secondo gli standard GS1 appartenenti anche a settori non tradizionali. È il caso dell’impulso proveniente dal Foodservice, che ha richiesto la disponibilità del messaggio PARTIN (anagrafica delle parti), che riguarda gli indirizzi dei punti vendita e consente di inviare le loro anagrafiche per la gestione delle consegne e della fatturazione.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.