Spinta anche dalle sempre più stringenti normative finalizzate ad abbattere le emissioni inquinanti, la domanda di veicoli elettrici sta mostrando uno sviluppo certamente non inatteso ma più rapido di quanto molti produttori si aspettavano abituati ormai da anni ad una politica del rinvio che ha continuato a privilegiare gli investimenti fatti sui motori endotermici alimentati con carburanti tradizionali a benzina o gasolio.

Lungo è l’elenco dei marchi che nel corso dell’ultimo anno hanno velocemente inserito a listino modelli completamente elettrici, ibridi ed in particolare ibridi plug-in per potersi presentare al pubblico con un’offerta almeno in linea con le attese dei potenziali acquirenti.

Tutto ciò non poteva non evidenziare problemi sul piano della supply chain, chiamata talvolta a tempi e modalità inusuali, accresciuti da fattori contingenti, seppur nella loro eccezionalità, quali la pandemia di Covid-19, la carenza di alcune materie prime chiave come il litio e, non certo ultima per importanza, la tempesta scatenata dai venti di guerra per la crisi ucraina.

 

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Approvvigionamenti a rischio

Elon Musk, CEO di Tesla, nel commentare i risultati raggiunti nel primo trimestrale 2022 dalla sua azienda, divenuta un po’ il simbolo dell’affermazione dei veicoli a trazione elettrica capaci di convincere per prestazioni, immagine e stile anche il segmento alto del mercato automotive, ha sottolineato come le strozzature, i colli di bottiglia ed i blocchi subiti dalla catena degli approvvigionamenti nel corso dell’ultimo anno abbiano avuto un ruolo negativo determinante. 

I ritardi nei trasporti, e conseguentemente nelle consegne, unitamente a carenze manifestate di manodopera e di attrezzature hanno spesso rappresentato un vincolo a cogliere adeguatamente occasioni di crescita importanti.

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Tesla sostiene di averne risentito ma certamente non è stata l’unica azienda a subire un freno che oltre a criticità strutturali del sistema logistico, in qualche modo comunque affrontabili e risolvibili con gli opportuni correttivi, è stato determinato anche da fattori esogeni eccezionali quali la pandemia mondiale di Covid-19, le cui ricadute negative ora appaiono in via di graduale attenuazione, e più recentemente dalla guerra in Ucraina.

Quest’ultima ha aperto scenari fino a poco tempo prima assolutamente imprevedibili e sta ponendo l’accento sulle crescenti difficoltà di approvvigionamento di alcune materie prime come, ad esempio, nichel, cobalto, terre rare di cui i paesi belligeranti sono tra i principali produttori.

Non risulta a tale proposito banale, pertanto, il consiglio a diversificare dello stesso Musk che, da parte sua, ha disposto che quasi la metà dei veicoli di sua produzione nel primo trimestre fosse equipaggiato con batterie al litio ferro fosfato che non richiedono presenza di nichel o cobalto.

 

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Litio, elemento critico

Ma l’elemento il cui approvvigionamento sta preoccupando maggiormente il settore dell’auto elettrica è il litio, componente essenziale per la realizzazione delle batterie. Esso, infatti, pur non essendo un materiale carente in natura come minerale, per poter essere utilizzato nella produzione di batterie necessita di una serie di lavorazioni industriali che richiedono attrezzature specifiche. 

La crescita della domanda ha colto impreparata l’offerta a soddisfare volumi più importanti, finendo per creare un continuo gap nelle forniture con inevitabile aumento dei prezzi sul mercato.

A tale proposito, Musk nel suo commento alla trimestrale, ha ricordato che tale criticità emergerà in tutta la sua evidenza quando sanno scaduti i contratti in essere con i fornitori, la maggior parte dei quali a lungo termine, che attualmente aiutano a calmierare i costi di produzione.

L’auspicio è che, preso atto che l’affermazione dei veicoli elettrici è ormai un dato di fatto e non un fenomeno passeggero, gli investimenti in attrezzature ed adeguamento dell’intera catena di approvvigionamento aumentino e consentano l’adeguato sviluppo del settore.

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