Il gigante svedese dell’arredamento, Ikea, ha deciso di seguire il proverbio “chi fa da sé, fa per tre” e di sganciarsi per quanto possibile dai sussulti della Supply Chain globale.

Interruzioni nelle catene di approvvigionamento, ritardi nelle spedizioni degli ordini a causa della penuria di container, la rarefazione di alcune materie prime sono i motivi più eclatanti che hanno spinto l’azienda svedese ad investire in navi e container, noleggiando le prime ed acquistando i secondi.

Free Stock photos by Vecteezy
Leggi anche:
Trasporto marittimo re della distribuzione globale: il 90% dei volumi è suo
La ‘guerra’ dei container: sanzioni per false dichiarazioni in stiva

 

Oltre mille i prodotti Ikea interessati

Per Ikea, che ha una rete di punti vendita capillare in Europa ed è presente in moltissime nazioni del mondo, India compresa, l’instabilità della catena di distribuzione e approvvigionamento globale è oltremodo deleteria.

Sarebbero infatti più di mille i prodotti a catalogo per i quali l’azienda svedese riscontra problemi legati alla Supply Chain. Ikea era stata una delle compagnie direttamente colpite dall’incagliamento della portacontainer Ever Given, incastratasi praticamente in diretta mondiale nel canale di Suez.

Su di essa viaggiavano infatti 100 container del famoso mobilificio, che ne ha fatto le spese con ripercussioni durate mesi. Inutile dire che, oltre ai disguidi pratici con i clienti, un marchio come Ikea paga anche un forte dazio in termini di immagine.

Free Stock photos by Vecteezy
Leggi anche:
Grande distribuzione, dai codici a barre i trend figli del Covid-19

 

Materie prime e squilibrio domanda-offerta

Le limitazioni al catalogo Ikea e la scarsa disponibilità di prodotti in-store sono figli dei due fenomeni che stanno investendo la Supply Chain e che sono stati in qualche modo innescati o favoriti dalla pandemia: il Commodity Supercycle e lo squilibrio domanda-offerta nella logistica.

Il Commodity Supercycle è un fenomeno economico che porta le materie prime ad seguire un trend di crescita dei prezzi, con un legame a doppia mandata rispetto al loro scarseggiare, per lo più a causa dei singhiozzi della filiera produttiva. 

Lo squilibrio tra domanda e offerta nella logistica è figlio invece di una domanda ai massimi storici che si somma ad una cronica congestione dei porti, in parte dovuta a problemi oggettivi come la pandemia, in parte alle scelte dei vettori di shipping.

Leggi anche:
La ‘guerra’ dei container: sanzioni per false dichiarazioni in stiva

 

Sempre più grandi Marchi faranno in proprio?

Ikea ha dunque deciso di svincolarsi, per quanto possibile, dalle crisi della filiera planetaria provvedendo da sé, noleggiando in proprio le navi e acquistando i container in modo da poterne disporre liberamente.

Non si tratta di una scelta solitaria: altre due grandi catene come Home Depot e Walmart avevano, nel luglio scorso, iniziato a costruire una propria catena di distribuzione.

Si tratta di una strada con un margine di rischio alto, in quanto il nolo dei vettori e l’acquisto di attrezzature hanno entrambe costi elevati, senza parlare dell’eventualità di possibili incidenti o danneggiamenti.

Tuttavia la stessa Ikea non ritiene la soluzione che temporanea: non si tratta di fare come Amazon, che ha persino una propria compagnia aerea, quanto di tamponare una situazione e critica.

La vera soluzione è ancora da trovare e, come auspica la dirigenza svedese, dovrà trattarsi di qualcosa di alternativo che sia in grado di mitigare le crisi del trasporto marittimo.