Avere un sistema intelligente e monitorabile di etichettatura non ha risvolti utili solo nell’immediato, da un punto di vista di gestione e catalogazione ordini. L’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino evidenzia infatti come i codici a barre rappresentino una fonte di dati vitale per interpretare l’andamento del mercato, i cosiddetti ‘trend’.

Il largo consumo italiano, quello servito dai supermercati, si è adeguato alla situazione dominata dalla pandemia e proprio grazie alle etichette dei prodotti venduti è possibile tracciare un profilo delle nuove esigenze dei consumatori.

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Analisi a doppia visione: claim e vendite

Dal produttore al consumatore e vice versa. Su questo principio l’Osservatorio Immagino ha diviso le informazioni che le etichette ed i codici a barre dei prodotti portano con sé.

Durante la pandemia si sono infatti verificati due fenomeni legati tra loro: da una parte, le aziende hanno evoluto i propri claim puntando sulle tematiche ritenute in grado di rispondere ai desiderata della clientela, dall’altra, proprio i consumatori hanno indirizzato il mercato scegliendo certi tipi di prodotti invece di altri.

L’analisi di entrambi può portare dunque ad una maggiore consapevolezza per la supply chain, nonché a comprendere l’importanza dell’etichettatura.

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Il bacino da 115mila prodotti

Le osservazioni sono state fatte su di un bacino di oltre 115mila prodotti di natura alimentare e non, monitorati attraverso i codici a barre riportati sulle etichette. Si tratta di merce distribuita nel largo consumo, ossia super ed ipermercati italiani, significativa in quanto da sola ha rappresentato l’82,1% del sell-out totale, per un fatturato pari a 37,6 miliardi di euro.

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L’effetto del Covid-19 sulla distribuzione

La pandemia ha avuto un effetto immediatamente leggibile dai dati dell’Osservatorio Immagino GS1: i prodotti che hanno incrementato le vendite sono stati quelli che hanno intercettato, con i propri claim, le esigenze percepite dai consumatori.

Al contempo, hanno registrato incrementi notevoli quelle tipologie di merce che di per sé sono legate ai concetti di igiene e pulizia, sia personale che della casa.

A fare la differenza sono però state tre chiavi di lettura: l’idea della ‘sterilità’, ossia della protezione da batteri e virus, anche per quanto riguarda i prodotti alimentari, e, di riflesso per via del cambiamento nello stile di vita dei ‘quarantenati’, tutto quanto si ispirasse a concetti di sostenibilità ambientale e di genuinità a km 0.

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I claim vincenti: benifici per la salute

Nel food, tanto per chiarire con degli esempi, sono stati individuati 950 prodotti con claim collegabili alle nuove esigenze dettate dall’emergenza sanitaria come efficacia nel rimuovere germi e batteri, capacità di rinforzare il sistema immunitario e la presenza di nutrienti benefici, come specifiche vitamine.

Questi prodotti, nell’arco dell’intero 2020, hanno accresciuto del +5,3% le proprie vendite, intercettando la crescita della domanda relativa.

I 647 prodotti non-food presi in analisi, invece, hanno fatto un balzo avanti del +27%, sempre in virtù della risposta alla stessa famiglia di esigenze.

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Attenzione per la sostenibilità

Altro dato interessante che emerge dalla lettura dell’Osservatorio Immagino di GS1 è relativo alla presenza, nel 20% dei prodotti sopra citati, di almeno un claim rivolto alla sostenibilità ambientale.

Management sostenibile delle risorse, agricoltura e allevamento sostenibili, responsabilità sociale e rispetto degli animali hanno permesso ad oltre 24 mila prodotti di generare oltre 9,1 miliardi di euro di vendite, con una crescita del +5,5%.

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