Il vento gira molto, molto repentinamente: tra la fine dell’estate e adesso sono infatti precipitati i tassi di noleggio delle navi cargo.

Si è trattato di un evento inaspettato e dalla velocità quasi incomprensibile, che ha colto di sorpresa gli stakeholder del mercato e gli analisti, ormai abituati a vedere una dinamica insolita ma perdurante da oltre un anno, con i tassi del trasporto di merci containerizzate alle stelle a fine 2021 e, poi, in progressivo calo disgiuntamente dai tassi di nolo delle navi, rimasti su livelli inauditi a seguito dello shock da pandemia.

Nel giro di poche settimane il noleggio di una nave cargo è precipitato, surclassando il ribasso dei noli container e rendendo le compagnie navali paradossalmente disinteressate all’approvvigionamento di spazio in stiva, anche per lo spauracchio di un surplus rispetto a quanto effettivamente da trasportare nel 2023.

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Noli navali, il crollo

Il calo dei tassi di noleggio delle navi cargo è sceso in modo ben più marcato degli indici di trasporto merci. Si tratta di tariffe che sino a fine agosto-inizio settembre sembravano stabili, tanto che le compagnie stavano ultimando l’incetta di tonnellaggio in stiva.

I principali indici di questo mercato – l’Harpex, il BOXi ed il Clarksons, tutti definiti da società di broker o di intermediazione – hanno registrato delle discese ripidissime, nell’ordine dei 30 punti percentuali in meno di due mesi, spesso con salti in negativo prossimi al 20% in una sola settimana.

La prima conseguenza è che le tariffe dei noli stanno scendendo, tornando a rendere competitive le mega-navi e trascurabili le unità al di sotto dei 2000 TEU di capacità: pur con una disponibilità globale di tonnellaggio limitata, una classica nave classe Panamax può essere noleggiata per 40-50mila dollari al giorno per periodi di 6 mesi, mentre una nave da 1.700 TEU si aggira sui 35.000 dollari/giorno per 12 mesi contro i 50.000 dollari di agosto.

Di fatto, i contratti di noleggio si stanno indebolendo a favore dei locatari.

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Il rischio surplus

A questo scenario va sommata una previsione sull’immediato futuro che inizia a prendere forma nella testa degli armatori, ma anche degli spedizionieri: con una recessione globale alle porte c’è il rischio che le merci viaggino meno e che lo spazio in stiva, oggi insufficiente, torni a bastare.

Attualmente sono in ordine nuove navi per un tonnellaggio pari ad oltre 27% di quello oggi presente sull’acqua; di questo, il 75% è previsto in consegna nel biennio 2023-24, il che fa incombere l’incubo di un surplus di capacità in stiva.

Chi si ritrova ad avere troppi ordini sulle spalle potrebbe attendere di vedere come si assesta il mercato dello shipping lasciando scadere i contratti di locazione in atto: questo farebbe da preludio ad una enorme disponibilità e ad un calo ancor più marcato dei tassi di noleggio e di trasporto.