Mediterraneo verso i 103 milioni di TEU: porti italiani tra crescita, transhipment e concorrenza nordafricana

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Il Mediterraneo si conferma uno dei baricentri della logistica marittima globale e, nonostante un contesto internazionale ancora segnato da instabilità geopolitica, rotte ridisegnate e pressione competitiva crescente, punta a superare i 102 milioni di TEU entro il 2030. È questa la fotografia che emerge dallo studio «Il Mediterraneo: un mare da 102 milioni di TEU» presentato da SRM, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, nell’ambito della Naples Shipping Week.

La ricerca, illustrata da Alessandro Panaro, Responsabile Maritime & Energy di SRM, analizza le prospettive del mercato container mondiale e mediterraneo, l’evoluzione delle relazioni commerciali intra-bacino e il posizionamento competitivo dei principali porti italiani. Ne emerge un quadro in cui il Mediterraneo continua ad accrescere il proprio peso negli scambi internazionali, ma nel quale la capacità degli scali di attrarre traffici dipenderà sempre più dall’efficienza delle catene logistiche e dalla rapidità delle operazioni portuali.

SRM, da anni osservatore privilegiato delle dinamiche marittime e logistiche del Paese, evidenzia come il sistema portuale italiano stia attraversando una fase di crescita significativa, sostenuta soprattutto dal traffico di transhipment. Allo stesso tempo, tuttavia, il rafforzamento degli hub nordafricani impone una riflessione sulla competitività futura degli scali nazionali.

Un mercato mondiale in espansione

Secondo le elaborazioni di SRM su dati Drewry, il traffico container mondiale raggiungerà entro il 2030 quota 1,17 miliardi di TEU, registrando una crescita del 17% rispetto ai livelli previsti per il 2025. Una traiettoria positiva che trova riscontro anche nel Mediterraneo, destinato a movimentare 102,6 milioni di TEU, pari a un incremento del 15%.

Le aree più dinamiche saranno il Mediterraneo orientale e il Mar Nero, con una crescita attesa del 17%, seguite dal Nord Africa (+14%) e dal Mediterraneo occidentale (+13%). Numeri che confermano il progressivo spostamento del baricentro logistico verso le sponde meridionali e orientali del bacino.

Permangono tuttavia elementi di incertezza: SRM richiama l’attenzione sulle tensioni geopolitiche, sulla congestione di alcune infrastrutture portuali e soprattutto sull’espansione della flotta mondiale. Gli ordini di nuova capacità navigante ammontano infatti a 13,9 milioni di TEU, equivalenti al 40,9% della capacità esistente, con il rischio tangibile di una fase di sovracapacità a partire dal 2027.

Italia, crescita trainata dal transhipment

Nel 2025 il sistema portuale italiano ha movimentato 12,8 milioni di TEU, contro gli 11,9 milioni del 2024. La crescita non risulta però distribuita uniformemente tra le diverse componenti del traffico.

L’elemento più rilevante riguarda infatti il transhipment, ovvero il trasferimento dei container da una nave all’altra. Questa attività ha raggiunto 5,7 milioni di TEU nel 2025, rappresentando il 44% dell’intero traffico container nazionale. Nel 2016 l’incidenza era pari al 39%, mentre nel 2019 era scesa al 33%.

L’evoluzione di lungo periodo conferma questa tendenza: tra il 2016 e il 2025 il transhipment è cresciuto del 36%, contro un incremento dell’11% dei traffici gateway legati alle importazioni e alle esportazioni dirette – dinamica che testimonia il rafforzamento del ruolo dell’Italia quale piattaforma di smistamento lungo le principali rotte marittime del Mediterraneo.

Gioia Tauro e Genova, due modelli complementari

Tra gli scali nazionali spicca Gioia Tauro, che nel 2025 ha raggiunto 4,5 milioni di TEU movimentati, registrando una crescita del 78% rispetto al 2019. Il porto calabrese si conferma così il principale hub nazionale per il transhipment e uno degli attori più rilevanti nel panorama mediterraneo.

Genova, con 2,4 milioni di TEU, mantiene invece il proprio ruolo di porto gateway strategico, al servizio del sistema produttivo italiano e dei collegamenti con il mercato europeo. Si tratta di due modelli diversi ma complementari: da un lato la funzione di hub internazionale, dall’altro quella di porta d’accesso alle filiere industriali.

La sfida degli hub nordafricani

Lo studio evidenzia anche l’intensificarsi della competizione tra i grandi porti del Mediterraneo. Nel 2025 il primo scalo container del bacino risulta essere Tanger Med, con 11,1 milioni di TEU movimentati, quasi quanto l’intero sistema portuale italiano. Seguono Valencia con 5,7 milioni di TEU e Port Said (da cui fanno scalo le navi da e per il canale di Suez) con 5,6 milioni.

Il vantaggio competitivo del porto marocchino continua inoltre ad ampliarsi: nel primo semestre del 2026 Tanger Med ha registrato una crescita dell’11%, a fronte di un aumento dell’1% rilevato per il sistema italiano, altro dato che evidenzia la rapidità con cui le piattaforme nordafricane stanno consolidando il proprio ruolo nelle reti globali di trasporto.

Efficienza logistica, la partita decisiva

Per SRM il vero terreno di confronto si giocherà sempre più sull’efficienza. Nel 2024 i container in importazione sono rimasti mediamente quattro giorni nei terminal italiani, contro i 2,8 giorni registrati in Germania e i tre giorni dei Paesi Bassi.

La ricerca sottolinea come i porti italiani mostrino performance soddisfacenti nelle operazioni meno complesse, ma evidenzino ancora margini di miglioramento nei processi logistici più articolati. Ridurre i tempi di permanenza della merce e rafforzare l’integrazione con le reti retroportuali e terrestri rappresenta dunque la condizione necessaria affinché la crescita dei volumi possa tradursi in un reale vantaggio competitivo.

In un Mediterraneo destinato a superare i 102 milioni di TEU entro il 2030, non si può pensare che la competitività dipenda soltanto dalla posizione geografica: a fare la differenza saranno velocità, connettività ed efficienza di sistema. E su questo terreno la sfida per l’Italia è appena cominciata.

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