Il Regolamento UE sugli imballaggi e sui rifiuti derivanti dagli imballaggi (PPWR), in vigore dal 12 agosto scorso, ha dato il via ad una nuova fase per le filiere agroalimentari che operano nel mercato europeo.
Rendendo obbligatoria nel campo degli imballaggi a contatto con alimenti la Dichiarazione di Conformità e il tracciamento delle cosiddette PFAS – le sostanze perfluoroalchiliche che sono diffusissime in applicazioni disparate, dagli indumenti impermeabili ai trattamenti antiaderenti delle pentole – si impone al settore un salto di qualità in tre campi che sono quelli della gestione dei dati, della visibilità dei flussi e della capacità di orchestrare processi complessi lungo l’intera catena del valore.
Dal punto di vista dei manager della Supply Chain, questo quadro normativo potrebbe apparire come l’ennesimo vincolo e basta, ma, volendolo interpretare in modo attivo, può rappresentare un nuovo terreno sul quale competere nel ridefinire costi, priorità e strumenti.
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Il PPWR accelera la complessità operativa
L’entrata in vigore del PPWR introduce una serie di obblighi che incidono direttamente sulle attività logistiche: ogni prodotto alimentare o bevanda destinato al mercato UE deve essere accompagnato da una Dichiarazione di Conformità firmata, mentre gli imballaggi che vanno a diretto contatto con gli alimenti richiedono un monitoraggio puntuale delle sostanze PFAS.
Per la logistica significa integrare nuovi controlli documentali, nuove verifiche di conformità in ingresso e in uscita, un aggiornamento dei sistemi di tracciabilità e una maggiore interazione con fornitori e partner internazionali.
Il peso economico della conformità: un nuovo driver di costo
I dati mostrano che quanto rientra sotto alla definizione di ‘conformità’ è già una delle voci più onerose nella produzione alimentare: basti pensare che, del prezzo finale del prodotto nell’UE, ne rappresenta il 13,7%, superando il costo del lavoro (12,2%) e il margine di produzione (8%).
Guardando ai vicini di casa anglofoni, la situazione è analoga: nel Regno Unito e in Irlanda l’incidenza è del 12,8%.
Per la Supply Chain questo significa che ogni inefficienza nella raccolta dati, nella gestione documentale o nella verifica dei materiali si traduce in un aggravio economico significativo, dando alla logistica il ruolo di attore chiave nel contenimento dei costi di conformità attraverso processi più snelli, digitalizzati e integrati.
Pressioni sulla filiera: importazioni in aumento e controlli più stringenti
A rendere davvero impellente la necessità di contenere le inefficienze procedurali e i rincari evitabili legati alla conformità, ci si è messo anche il clima. Le recenti ondate di calore estive hanno ridotto le prospettive di raccolta europea di cereali di ben 9 milioni di tonnellate, mentre dalla Francia si segnalano possibili carenze anche di ortaggi.
Le previsioni fatte dal Foreign Agricultural Service (FAS) dell’US Department of Agricolture indicano un aumento delle importazioni europee di cereali da 26,5 a 28,4 milioni di tonnellate nell’arco del biennio 2025-’26, dovuto alla minor produttività in Francia e Ungheria.
La logistica si trova in conseguenza a gestire un volume maggiore che in passato di merci extra‑UE proprio nel momento in cui i controlli di conformità diventano più rigorosi e questo scenario amplifica la necessità di visibilità end‑to‑end, di gestione proattiva dei rischi e di capacità di coordinare flussi internazionali con requisiti normativi più complessi.
Il nodo critico: la trasparenza dei dati lungo la Supply Chain
Oggi la raccolta delle informazioni necessarie alla conformità avviene ancora in modo frammentato, manuale e fornitore per fornitore. Per la logistica questo si traduce in ritardi, errori, duplicazioni e difficoltà nel garantire continuità operativa.
La soluzione che emerge dal settore va in direzione della costruzione di un filo digitale tracciabile, un ecosistema di dati integrati che colleghi fornitori, produttori, operatori logistici e distributori; con questi presupposti, le piattaforme industriali abilitate dall’AI rappresentano l’architettura tecnologica più promettente per raggiungere questo obiettivo.
L’adozione dell’AI: un vantaggio competitivo ancora poco sfruttato
Secondo ricerche Schneider Electric a proposito dei produttori di Consumer Goods Packaging, solo un terzo dei produttori europei utilizza l’AI in modo significativo per la conformità PFAS o degli imballaggi. Nel vicino Regno Unito e in Irlanda, invece, quasi metà delle aziende la impiega per la conformità relativa alle sostanze PFAS e oltre il 55% per quella relativa agli imballaggi.
Nel campo della logistica, dall’AI ci si aspetta che automatizzi i controlli documentali, validi i dati di conformità, anticipi i rischi legati alle mancate conformità e migliori la tracciabilitá dei materiali. Il divario tecnologico europeo sembra dunque destinato a ridursi, in quanto il PPWR è una normativa che spinge la Supply Chain verso un nuovo modus operandi fatto di trasparenza, integrazione digitale e responsabilità estesa.




