Instabilità, inflazione, fenomeni di portata globale difficilmente prevedibili e tensioni geopolitiche: c’è un po’ di tutto in questi anni Venti del nuovo millennio e la Supply Chain ne sta facendo le spese, letteralmente.

Forse, però, per trovare un baricentro in mezzo a tutta questa mutevolezza degli scenari, uno sguardo al passato sarebbe istruttivo. Così, dalle pagine di Supply Chain Management Review, colgo lo spunto per riprendere in mano un altro, famoso, articolo che ha fatto la storia della catena di approvvigionamento.

Il mondo, seppur con le dovute differenze, ha già affrontato in epoca contemporanea periodo di profondo cambiamento e di sconvolgimento degli equilibri, tanto che quella che oggi inizia a venir definita ‘Era della Scarsità’ potrebbe imparare qualcosa dalla storia degli anni ’70 del secolo scorso.

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Era della scarsità?

Se la pandemia di Covid-19 ha esasperato le contraddizioni già da tempo in atto nella Supply Chain come in tutto il modello produttivo globalizzato, la guerra in Ucraina ha dato il colpo di grazia alle certezze dell’Occidente.

Questo senza voler parlare di pace e politica: anche senza entrare nel merito basta rimanere su di un livello ‘tecnico’, strettamente attinente al nostro modello di benessere, abituato a disporre di qualsiasi cosa in quantità, sempre, per intuire che l’equilibrio si è rotto.

C’è chi ha battezzato questi mesi come l’inizio di una ‘era della scarsità’, dominata dagli effetti di ritorno di mancati investimenti nella crescita della middle class mondiale, che intravede (o si sente scivolare via dalle mani) l’agognato livello di benessere e, dunque, stressa la domanda, incalzata dall’inflazione.

Proprio la somma delle crisi in atto – dai colli di bottiglia nella distribuzione alla carenza di materie prime – fa sì che l’inflazione cresca e i consumatori con potere di acquisto diminuiscano; di fatto, stiamo affrontando la transizione da un era di grandi disponibilità, ad una, appunto, di scarsità.

 

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Lo shock per le aziende

Questa situazione in rapida evoluzione è chiaramente molto pericolosa per le aziende, che devono cercare di orientarsi per rimodulare il proprio modello di business e ripensare la catena di approvvigionamento.

È qui che interviene la matrice di Kraljic: non tanto per essere applicata alla lettera, quanto per dimostrare che, almeno in parte, non c’è nulla di davvero nuovo sotto il sole.

«Minacce di esaurimento delle risorse e scarsità di materie prime, turbolenze politiche e intervento del governo nei mercati di approvvigionamento, concorrenza intensificata e accelerazione del cambiamento tecnologico hanno posto fine ai giorni senza sorprese».

Le parole sono proprio di Peter Kraljic e sono tratte dall’articolo che lo rese noto nell’ambiente della Supply Chain nel quale presentava la matrice che ha preso il suo nome: era il 1983, la rivista era la Harvard Business Review e il contesto cui si riferiva era quello dei turbolenti anni ’70.

La matrice di Kraljic constatava, mettendo a sistema effetti critici, non critici e colli di bottiglia in base all’importanza degli acquisti e alla complessità del mercato di rifornimento, che la maggior parte delle aziende si adagiasse nella routine, smettendo di capire l’evoluzione e la complessità dei mercati.

Una mappa che potrebbe tornare utile, riadattata, anche oggi.

 

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Elaborare strategie

Non è detto che occorra inventare qualcosa di nuovo, ma senz’altro è necessario leggere l’intorno e reagire. Quello attuale è il momento storico di maggior dissoluzione e, di conseguenza, rimpasto delle catene di approvvigionamento di tutto il mondo .

Non si tornerà indietro dalla globalizzazione, ma per i prossimi anni molti segnali fanno presagire che l’inflazione non allenterà la presa.

Quindi le aziende devono capire il contesto, che poi vuole dire il mercato di approvvigionamento nello scenario mondiale, garantendosi la maggior flessibilità possibile.

Serve, con ogni probabilità, un cambio di mentalità nella catena di comando della Supply Chain, che dovrà agire con strategie di stampo maggiormente imprenditoriali e curare molto più che in passato le relazioni.