Il gasolio trova ampio utilizzo come carburante nel settore dell’autotrasporto sin dagli anni Cinquanta per alimentare motori a combustione interna ad accensione spontanea.

Il vantaggio di tali motori nasce dal fatto che il carburante viene iniettato direttamente nella camera di combustione e presenta combustione spontanea in presenza di aria.

Il diesel ha costituito la scelta ideale per chi deve percorrere molti chilometri, presentando generalmente consumi ridotti rispetto ai motori a benzina nei cui confronti può vantare minore pericolosità in termini di rischio d’incendio.

Per molto tempo, in alcuni paesi tra cui l’Italia, ha usufruito di prezzi al distributore inferiori a quelli della benzina che lo hanno reso una scelta quasi obbligata per il comparto dell’autotrasporto.

Per contro, il suo utilizzo persistente lo ha reso responsabile dell’emissione di inquinanti atmosferici particolarmente pericolosi per la salute e l’ambiente come, ad esempio, il particolato (PM) e gli ossidi di azoto (NOX).

Problemi che non si sono completamente risolti neppure con l’impiego di diesel a bassissimo tenore di zolfo, di quel componente cioè che dovrebbe determinare la quantità di inquinanti emessi.

Leggi anche:
Veicoli pesanti: dal diesel all’elettrico il passo è breve

 

Gli obiettivi di sostenibilità delle aziende

Negli ultimi anni si sono alzate voci sempre più alte a protezione della sostenibilità ambientale e della salute umana.

Si sono moltiplicati gli studi a sostegno della pericolosità degli inquinanti che vengono immessi nell’atmosfera e sugli effetti non solo sull’uomo ma anche sul clima e sulle sue variazioni.

Comunità sovranazionali, singoli stati e istituzioni hanno posto vincoli sempre più stringenti alle emissioni, in particolare di gas serra di cui l’industria dei trasporti in generale è tra i maggiori produttori.

Soprattutto si è esteso alle popolazioni ed alle aziende, seppur ancora con pesi differenti alle diverse latitudini, il senso di responsabilità ambientale ed il dovere verso la sostenibilità.

Secondo il Governance and Accountability Institute, oltre il 90% delle società S&P 500 ed il 70% delle società Russel 1000 hanno assunto impegni in relazione alla  sostenibilità e ne danno periodica relazione.

Leggi anche:
Logistica, la normativa per lo sviluppo sostenibile

 

Le fonti di carburante alternative

In questo scenario, il mondo dell’autotrasporto, pur guardando con interesse ai decisivi passi avanti compiuti dalla tecnologia per rendere fruibili soluzioni alternative agli attuali carburanti utilizzati, migliorative per l’ambiente, come idrogeno ed elettricità, non può fare a meno di constatare che molte flotte non sono pronte per i cambiamenti richiesti.

Vengono infatti giudicati troppo onerosi gli investimenti necessari in un momento di congiuntura internazionale certamente non favorevole e con costi operativi già molto elevati.

Inoltre, da più parti si sollevano timori sulla effettiva disponibilità delle infrastrutture necessarie, come nel caso del passaggio alla trazione elettrica.

Per trovare una soluzione, al tempo stesso, economica e rapida, che consenta di conseguire gli obiettivi di sostenibilità richiesti, si stanno effettuando studi sulla possibilità di apportare modifiche ad un motore diesel in modo che lo stesso possa utilizzare carburanti alternativi senza perdere sul piano prestazionale.

Il motore diesel, in pratica, verrebbe riconvertito in modo da poter accettare di essere alimentato con un’ampia gamma di biocarburanti rinnovabili di origine vegetale e quindi meno nocivi per l’ambiente.

Tra questi, etanolo, metanolo o ammoniaca che offrono emissioni ridotte e costi inferiori rispetto ai combustibili tradizionali fossili. Inoltre presentano una ottima diffusione e sono largamente prodotti.


Ad esempio, l’etanolo potrebbe essere l’ideale per gli Stati Uniti, dove la produzione è abbondante (oltre 15 miliardi di galloni all’anno), non richiede investimenti significativi nelle infrastrutture di rifornimento, ed è tra i più sostenibili.

Studi indipendenti hanno, a tale proposito, evidenziato che la soluzione in questione può ridurre le emissioni di gas serra fino al 42% rispetto al diesel.

Senza considerare che i risparmi ottenibili in termini di minor costo del biocarburante potrebbero ammortizzare il costo della modifica in un solo anno.

Altro fattore da sottolineare è il mantenimento da parte dei nuovi motori riconvertiti delle stesse prestazioni dei diesel di partenza di cui è prova la misura della medesima coppia e potenza.

Alcuni prototipi sono già in fase avanzata di sperimentazione su strada e la loro commercializzazione potrebbe già avvenire nel 2024.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here