Il trasporto marittimo via container, nell’anno appena concluso, ha vissuto due opposte tendenze frutto in parte delle ripercussioni di fattori straordinari quali la pandemia e le tensioni geopolitiche sfociate nel conflitto in Ucraina, in parte della grande volatilità della domanda.

La prima parte dell’anno è stata, infatti, caratterizzata dal proseguimento del boom senza precedenti dei trasporti marittimi provocato proprio dalla crisi pandemica che ha portato ad una crescita dei noli impetuosa e, all’apparenza, inarrestabile.

Convinzione contraddetta dall’andamento registrato al termine dei mesi estivi che ha sancito un altrettanto rapido crollo della domanda con conseguenze negative sulle operazioni di movimentazioni e sull’operatività di un intero settore anche in termini di rispetto di programmi ed efficienza del servizio.

Alla luce di queste premesse, appaiono molto attese le previsioni per il nuovo anno anche se esse devono necessariamente essere improntate a molta prudenza.

Secondo gli analisti di MSI (Maritime Strategies International), infatti, intervistati da Seatrade Maritime Poadcast esistono tre diversi fattori che possono incidere sul settore dei container nel 2023 e cioè l’entità della crescita commerciale, il ritmo e le dimensioni dell’incremento della flotta commerciale prevedibile e, non per ultimo, gli eventuali problemi derivanti dalla congestione nel trasporto e dalle capacità effettive disponibili.

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I driver di mercato

Il primo fattore, costituito da una prospettiva di crescita commerciale nel 2023, appare piuttosto labile alla luce della convinzione che vi sia stata una sovra stima delle reali potenzialità della domanda. Tale fatto ha portato ad un dimensionamento delle scorte eccessivo e le sue conseguenze ricadranno con tutta probabilità nell’operatività del prossimo anno.

Analogamente, non si è dovutamente prevista la diminuzione del potere d’acquisto del consumatore finale con ripercussioni che si potranno avere su tutta la catena di approvvigionamento. Fattore questo che rischia di essere amplificato dalle dimensioni della rinnovata inflazione e, soprattutto, dall’incertezza sulla sua durata.

Anche il mercato immobiliare ha subito pressioni a causa dei tassi di interesse ed una loro variabilità potrebbe portare a tensioni che possono giocare negativamente in una previsione di crescita commerciale.

Un secondo fattore di condizionamento del mercato può essere costituito dalla crescita dell’offerta di tonnellaggio prevista in acceleramento.

Infatti nel momento di maggior richiesta di capacità era stata programmata la realizzazione di nuove navi che dovrebbe portare, secondo gli analisti di MSI ad una crescita dell’offerta del 7% annuo sia nel 2023 che nel 2024 ed un ulteriore incremento superiore alla media nel 2025. Crescita che arriverebbe addirittura al 10% annuo se non si dovesse verificare l’elevato volume di demolizioni previsto in contemporanea.

L’ultimo fattore da tenere in considerazione è legato al timore del ripetersi dei gravi problemi dovuti alle interruzioni delle supply chain e ai fenomeni di congestione del trasporto container già evidenziati in un recente passato, che avevano avuto pesanti conseguenze sulla capacità effettiva disponibile. Timori, però, che gli stessi intervistati tendono ad escludere per il miglioramento generalizzato in atto nelle catene di approvvigionamento.

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Le prospettive economiche

Quale sarà l’andamento delle tariffe nell’anno appena iniziato e, soprattutto, quanto sarà l’incidenza sugli utili e quindi sui guadagni, rappresenta il grande interrogativo a cui appare difficile dare risposte univoche.

Il calo dei noli nella seconda metà del 2022 ha portato a tariffe più basse dei valore contrattuali concordati tra caricatori e compagnie ad inizio d’anno.

Molti di questi contratti sono in scadenza nel primo semestre del nuovo anno e le prospettive per i lavoratori non appaiono buone anche se è opinione diffusa che i nuovi contratti non scenderanno  sotto i valori pre pandemia.

Il calo delle tariffe, l’aumento del costo del lavoro finiranno per incidere sugli utili che, comunque, ancora nel terzo trimestre 2022 hanno segnato livelli record.

E’ probabile che le pressioni non siano però uniformi sulle diverse compagnie privilegiando quelle che hanno una base di carico più diversificata in diverse regioni  e le linee con più contratti rispetto al carico spot.

Le previsioni di medio e lungo periodo, secondo l’analisi MSI, potrebbero già indicare un quadro degli utili più normalizzato e, per lo più, migliorativo rispetto agli anni precedenti all’emergenza Covid.

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